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UN CORDIALE BENVENUTO NEL SALOTTO VIRTUALE DEI CULTORI DELL'ICONOFILIA, LO STUDIO ED IL COLLEZIONISMO DEI SANTINI E DELLE ANTICHE IMMAGINI DEVOZIONALI





sabato 23 ottobre 2010

Una giornata nella Venezia del sec.XVIII in compagnia di Incisori e Stampa-Santi: le ambigue regole e i privilegi della nobile Arte della calcografia


Beato Bernardo da Offida
Magistrale incisione a bulino su rame su bella carta vergellata.
Collezione privata Galanzi

(© copyright -All rights reserved)

Il Santino, attendibilmente databile degli inizi della seconda metà del sec.XVIII apre- sulla scia dei fatti di cronaca tramandati sul noto e aspro conflitto tra Incisori Asburgici e Remondini di Bassano del Grappa- un interessante e costruttivo DIBATTITO cui sono invitati a partecipare tutti i Collezionisti e gli Studiosi:

Siamo davanti a un autentico Busch, palesemente destinato al commercio concorrenziale con i Remondini in Italia, o siamo eccezionalmente di fronte a una delle famigerate copie Remondiniane che scatenarono il casus belli che aprì la causa degli Incisori Asburgici contro i Remondini in Baviera nell'anno 1766 ?


Suor Isabella –al secolo Elisabetta- Piccini (Venezia,1648-1734),-vedi articolo a lei dedicato qui sul Blog- figlia maggiore del noto incisore Giacomo Piccini fu, alla morte del padre avvenuta nel 1660, la prima donna-incisore Veneziana a fare specifica e per i tempi ardita richiesta al Doge di privilegi esclusivi a protezione delle proprie incisioni realizzate con la tecnica del bulino su lastra di rame. E’ attestato dalle cronache che tale domanda venne dal Doge della Città di San Marco accolta e i richiesti privilegi nel rapido intervallo di appena giorni trenta concessi; non per tutti gli Artisti e gli Stampatori Veneziani dell’Arte calcografica fu tuttavia così semplice l’ottenimento di tali ambiti e -tra l'altro- costosi privilegi.
L’attività di Incisori e Stampatori di Immagini sacre destinate alla pietà popolare fu una realtà particolarmente diffusa e feconda in Venezia per tutto il secolo XVIII, così come documentato dalle copiose raccolte di stampe presenti ed esposte oggi presso Archivi e Musei delle più importanti città Italiane e come ancor prima autorevolmente testimoniato da studi e ricerche condotte singolarmente da insigni Critici dell’Arte e appassionati Studiosi, tra cui lo stesso grande Collezionista di stampe e Immagini devozionali Achille Bertarelli (Milano,1863- Roma,1938) che trattato interessantissimo e autentica pietra miliare ne tramandò nell’Opera “L’IMAGERIE POPULAIRE ITALIENNE” pubblicata in lingua Francese a Parigi nel 1929.
Dunque, l’incantevole Venezia fucina e culla ufficiale dell’Arte calcografica Italiana del secolo illuminista.
In questo nostro viaggio virtuale odierno, a ritroso nel tempo di ben tre secoli, oltre la laguna, addentrandoci nel cuore operoso e pulsante della città, calcando antichi ciottolati lungo storiche calli con Madonne di rara bellezza incastonate alle mura per la Pietà del viandante, percorrendo ponti incantevoli e unici al mondo, incontriamo un’infinità di Botteghe calcografiche quasi in sequenza come i chicchi di un rosario l’una a breve distanza dall’altra; se facciamo capolino dalle vecchie porte in legno socchiuse quasi ci assorda il tonfo costante e greve dei torchi che “giornalmente travagliano” –come orgogliosamente specificato dai Remondini sul frontespizio di un famoso Catalogo circa la vasta e differenziata loro produzione di Stampe devote pubblicato in Venezia nell’anno1772- ovunque instancabili nell’arco dell’intera giornata, proseguendo in talune circostanze- quando, caso non infrequente, si devono ad esempio evadere ingenti commissioni richieste per il giorno successivo- senza risparmio alcuno persino ben oltre il tramonto.
Gli Incisori e i Titolari delle Botteghe di Stampa veneziani, si conoscono bene tutti tra loro, alcuni si salutano chiamandosi per nome quando si incontrano a passo svelto per le vie con lucide lastre in rame sottobraccio, a volte accennano con il capo una breve riverenza, e a noi, virtuali Viaggiatori del Tempo, veder ciò ci entusiasma dandoci parvenza di un perfetto ed esemplare equilibrio sociale democraticamente scandito dal rispetto delle leggi e dei principi religiosi e morali di una Città ideale.
La realtà del clima sociale all’interno dell’ambiente calcografico in Venezia è tuttavia ben differente e per l’intero arco del 1700 si delinea apertamente più fitta e pesante della stessa nebbia che tradizionalmente da secoli sin già dai primi freddi avvolge col suo manto la città; sempre più alta è invero la competizione e innumerevoli le stizze -più o meno manifeste- tra i vari Artisti-Incisori e Stampatori del bulino su rame da sempre esistenti - quasi per genetica inclinazione- che sfociano in continue querele e- nei casi peggiori- in veri e propri duelli con spade sguainate improvvisati tra questi stessi vicoli e pubbliche piazze a gustoso e gratuito spettacolo per l’avido popolino. E’questo un problema concreto e assai gravoso per le Autorità cittadine che quasi quotidianamente alla luce dei fatti anzidetti e di fiumi di denunce e reiterate anonime delazioni, sono costretti a riunirsi in affannose consulte per dibattere ed approvare sempre più idonee misure che possano una volta per tutte porre fine - o quantomeno garantire un equilibrio stabile - a tali concorrenze sceleratissime et irrispettose degli altrui diritti et honori.

E tale situazione di esasperata ostilità la palesano gli Incisori e gli Stampa-Santi Veneziani, eccezionalmente uniti e compatti stavolta per la comune causa, contro i Bassanesi Giambattista (Bassano,1713-1773) e Giovanni Antonio Remondini (Bassano,1700-1769), figli del famoso Giuseppe- tra l’altro, lui stesso raffinato Collezionista di Immagini devozionali incise e firmate dai più grandi Artisti dei secc.XVI-XVII e XVIII- allorquando, nell’anno 1747, con un Patrimonio unico di ben cinque Cartiere, uno Stabilimento occupante buona parte della vasta area della piazza principale in Bassano, un numero incredibile di torchi e, in aggiunta a più di mille dipendenti nel suddetto, la famosa e fedelissima squadra di 1000 Tesini, approdano in Venezia con richiesta al Comitato per l’istruzione publica –l’organismo supremo che disciplina nella città l’Arte calcografica e il commercio delle stampe in generale – di essere anch’essi iscritti e riconosciuti quali addetti a tale nobile Arte, con aggiunta domanda di autorizzazione ad aprire in città un negozio specifico per la vendita di libri.
Il putiferio che tale legittima istanza dei Remondini scatenò possiamo facilmente immaginarlo, così come la capziosa bagarre legale che inevitabilmente ne sfociò; quest’ultima, dopo tre anni, nell’anno1750 si concluse infine nettamente a favore dei Remondini di Bassano che ottennero così i privilegi richiesti per le proprie stampe- a soggetti sacri così come profani- e aprirono di lì a poco nel cuore antico della città una Libreria che presto divenne il principale punto di riferimento per la commissione a livello Italiano ed Europeo di stampe di Testi sacri, Tomi dei Classici Latini con pregiate rilegature in pergamena decorata a pennello, e concorrenziali, aggiornatissimi Atlanti geografici.
Anche qui, come fu voto per i Santini e le colorate, bellissime Immagini devozionali, i Remondini costantemente detennero fino al tramonto del secolo il primato assoluto nella produzione e nelle vendite: la lungimiranza e la rara perspicacia avuta da Giuseppe Remondini nell’investire denari per l’acquisto di ben cinque Cartiere tra Bassano e dintorni dava oggi i suoi migliori risultati.
I libri stampati dagli illustri Bassanesi avevano per la materia prima impiegata,-la carta, appunto -essendone essi stessi produttori, quasi costo zero e ciò permise l’immissione sul mercato nazionale ed internazionale a costi nettamente più contenuti rispetto a quelli praticati da tutti gli altri Stampatori Veneziani.
Le cronache dell’epoca, oltre all’ormai nota a tutti i Cultori del Collezionismo dei Santini e delle Immagini devozionali causa che vide sui banchi del Tribunale di Augusta in Baviera i Tesini al soldo di Giuseppe Remondini accusati di plagio dagli Incisori locali, tramandano di una causa similare intentata contro gli stessi in Spagna; cambia dunque la latitudine geografica ma il copione interpretato dai Remondini pare il medesimo.
E fu proprio la spregiudicatezza dei Remondini di Bassano, sotto l’egida dell’ antico adagio latino FORTUNA IUVAT AUDACES (“La (Dea) Fortuna arride agli audaci”) coniato nel 79 d.C. dall’esimio Storico e Naturalista Latino Gaio Plinio Secondo –alias il Vecchio- il segreto del loro successo e della loro chiara fama internazionale per ben due secoli, fino- come abbiamo visto- all’anno1861.
Non fu ciò nonostante la sola benevolenza della Dea bendata o la buona sorte ad arridere ai grandi Stampatori Bassanesi: realisticamente favoriti da ingenti possibilità economiche per ottenere e pagare tali privilegiate licenze e dalla nota popolarità internazionale, nel 1738 ottengono dai Magistrati dei V Savi alla Mercanzia di Venezia il privilegio assolutamente esclusivo di libera commercializzazione delle proprie stampe religiose su tutto il territorio nazionale esente da dazi concesso loro sine die, cioè per l’intera durata della vita e- a totale privilegiato favore di queste ultime- l’aggravio delle imposte per quanto riguardava invece l’ingresso, il transito ed il commercio di stampe a carattere devoto provenienti da Augusta e dalla Germania in generale.
Per contro, sempre su esplicita richiesta dei Remondini, il Supremo Organismo concesse successivamente agli stessi il privilegio di commerciare liberamente in Venezia e per tutta l’Italia copie delle incisioni asburgiche, con ovvie motivazioni di enorme risparmio e convenienza per chi desiderava in Italia acquistarle senza doverle pagare- originali si ma a caro prezzo !- direttamente importate dai Produttori bavaresi.
Verso la fine del secolo, aumentate in misura esponenziale le Botteghe calcografiche presenti in città, in un panorama nel settore specifico caratterizzato dal crescendo costante della commercializzazione e diffusione di Santi provenienti da Stamperie forestiere d’oltralpe- in particolar modo originarie della Baviera e firmate dal noto Incisore e Stampatore asburgico Joseph Busch promotore di un’attività commerciale intenzionalmente bellicosa e aggressivamente concorrenziale nei confronti dei Remondini di Bassano - e sempre più palesi e scellerati gli abusi a livello locale nelle copie e riproduzioni non autorizzate delle stesse destinate al commercio territoriale e in particolar modo transalpino, imperiosa e particolarmente severa tuonò nell’anno1797 la voce espressa in tale contesto in un Decreto Straordinario dal Comitato per la publica istruzione della città, come già detto organismo supremo preposto alla regolamentazione in materia di commercio: in esso, a tutela dei diritti del Pittore, dell’Incisore e dello stesso Titolare della Bottega venne da quel momento imposto che i rispettivi nomi dei suddetti fossero obbligatoriamente incisi sulla lastra in rame, onde scoraggiare con l’artifizio delle copie e riproduzioni l’appropriazione indebita del lavoro eseguito da parte di terzi e di tutti gli onori da esso giustamente derivanti, con conseguente grave danno economico e morale per gli originari e legittimi ideatori.
E’altresì documentato che i Remondini , dopo un iniziale, brevissimo periodo in cui rispettarono tale superiore disposizione apponendo la propria firma inferiormente all’effige del Santo celebrato, successivamente- e non fu certo un' innocente dimenticanza !- mai più l’attesero nella produzione delle molteplici e varie tipologie di bellissime Immagini devote che, come noto ai Collezionisti, rimasero ambiguamente “anonime", intelligentemente in cerca di “adozione” in tutti i Paesi del mondo allora conosciuto.
Come ho detto all’inizio di questo mio articolo- non casualmente bensì volutamente a morale dei vari e molteplici accadimenti finora descritti in tale controverso scenario- non fu tuttavia ugualmente facile per tutti gli Incisori e Stampatori Veneziani l’ottenimento delle desiderate concessioni e privilegi per le proprie stampe e ancor più verosimilmente il riuscire con privati accordi o taciti e venali assensi a glissare ed eludere le varie disposizioni emanate a disciplina di tale attività : le cronache tramandano- tristemente emblematico- il caso dell’ Incisore,Stampatore e Commerciante di stampe devozionali e non incise su lastra di rame Teodoro Viero (1740-1821): su molteplici e ripetuti tentativi di ottenere il privilegio a tutela delle proprie incisioni mai nessuno di essi andò a buon fine restando tutti deludentemente- e non poco cinicamente, aggiungo - disattesi.


Paola Galanzi

giovedì 14 ottobre 2010

“San Carlo Borromeo: la Santità nel sociale”: la nuova Opera della Professoressa Vincenza Musardo Talò con la partecipazione del Prof.Carluccio Frison

Sanctus Karolus Borromaeus
Raro e raffinatissimo Santino in xilografia con preziosa cornice litografata, acquarellato a mano e lumeggiato con la tipica ed inconfondibile "Lacca di Cina".
Incisore: Koppe - Praga, prima metà sec. XIX
Collezione privata Prof.Carluccio Frison


Quando il carissimo Amico Prof.Carluccio Frison, stimatissimo Medievalista e Docente, Socio e ProboViro A.I.C.I.S.-Associazione Italiana Cultori Immaginette Sacre- mi ha onorata della notizia in anteprima mi sono sinceramente commossa, e oggi è per me un autentico piacere condividerla insieme a lui con tutti gli Amici Collezionisti e Soci A.I.C.I.S. e i Lettori: a breve, in occasione dell’inizio, il prossimo mese di Novembre, delle Celebrazioni Borromeiane verrà pubblicata l’ importante Opera dedicata a San Carlo Borromeo della Professoressa Vincenza Musardo Talò, corredata da un raffinato ed esclusivo Catalogo presentato dal Professor Carluccio Frison con il prestigioso e privilegiato contributo iconografico delle più belle e rare Immagini devozionali celebranti il Santo prodotte in Europa nell’arco di due secoli, dal 1600 al 1800, facenti parte della sua privata Collezione- visibile parzialmente qui sul Blog alla sezione: LA MOSTRA ON LINE.

Collezione preziosissima- e, ritengo, davvero UNICA non solo in ambito Italiano ma anche Europeo- eccellente documento dell’iconografia sacra Borromaica, e amore sincero nella celebrazione privata, profondamente intima, dell’eterna impronta scolpita nel Tempo dalla fulgida Luce- autenticamente Cristiana- emanata per 46 anni e ventuno giorni dalla Vita del Santo, generoso ed instancabile fino alla sera del 3 di Novembre dell’anno1584, quando, poco prima di spirare, in risposta all’affettuoso rimprovero di un Monaco che mentre lo assisteva aveva posto accento sugli eccessivi strapazzi personalmente da lui patiti per prodigarsi al prossimo, lui serenamente rispose: “La candela fa luce solo consumandosi”…..

Luce sciente magistralmente profusa sulla Luce di una Vita così esemplare: nasce così la preziosa Opera di ricerca profonda e intensamente sentita della Professoressa Vincenza Musardo Talò: Storico e Critico d'Arte,

Presidente onorario dell'Accademia del Santino di Trepuzzi (Lecce)- http://www.accademiadelsantino.it/accademiadelsantino/Benvenuto.html,

già Docente presso la SSIS Puglia-Università di Lecce, già Segretaria generale del Centro Ricerche di Storia Religiosa in Puglia, è Socio ordinario della Società di Storia Patria per la Puglia, dell'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano e Presidente del Centro di Ricerca, Studio e Catalogazione dei Beni Culturali di Puglia. Come Relatore ufficiale, è presente a Congressi e Convegni di studio su problematiche e risultati delle sue ricerche, in special modo sul tema delle Confraternite e del Monachesimo femminile.
Autrice, tra le tante e apprezzatissime, di autorevoli Opere espressamente dedicate all’incantevole iconografia delle Immagini della devozione Cristiana- una di esse dal suggestivo titolo” Angeli di carta: i messaggeri celesti nella devozione popolare” è da me segnalato qui sul Blog alla sezione TESTI CONSIGLIATI SUL COLLEZIONISMO DEI SANTINI E DELLE IMMAGINI DEVOZIONALI-
Titolare di un elegante Sito denominato “Studi e Ricerche di Vincenza Musardo Talò
http://www.musardotalo.it/index.htm, ricco di spunti unici e fondamentali riferimenti per l’approfondimento artistico, storico, etno-antropologico, agiografico e archeologico inerente alle più insigni Personalità che indelebilmente hanno firmato la Storia dell’Umanità, invita gli Studiosi, così come i Lettori appassionati del Sapere, a un interessantissimo collegamento virtuale con il Museo Etnografico di San Marzano di Puglia, fondato dal Centro Ricerca Studio e Catalogazione dei Beni Culturali di Puglia onlus, di cui la Professoressa è Presidente sin dalla sua costituzione.

Grata al meraviglioso Amico Carluccio Frison, per avere oggi con noi tutti generosamente - come nella sua solare natura- voluto condividere la Gioia di tale meritatissimo onore offerto ai suoi splendidi San Carlo dalla Professoressa Musardo Talò, in attesa di poter a breve leggere tale Opera- di grande interesse storico e religioso- ringrazio la Professoressa per avermi gentilmente autorizzato a pubblicare una parziale anteprima assoluta sul Blog:la Presentazione del Catalogo curata dal Prof.Frison: Presentazione magnifica e partecipe ad autentici Gioielli di carta dell’antica, ferventissima devozione popolare a San Carlo Borromeo.

....e, anche se in ritardo imperdonabile di un giorno: FELICISSIMO COMPLEANNO E "AD MAIORA" caro Amico !

(Tutti i diritti della suddetta Presentazione sono riservati agli Autori dell’Opera medesima).

Paola Galanzi

IN ANTEPRIMA ESCLUSIVA:

Presentazione al Catalogo corredato all'Opera "San Carlo Borromeo": la Santità nel sociale"della Professoressa Vincenza Musardo Talò

Il Primo novembre di quest’anno – come ben sanno tutti coloro che leggeranno queste pagine – ricorre un importantissimo anniversario per la Storia della Chiesa: sono infatti 400 anni che San Carlo Borromeo (1538-1584), Vescovo di Milano, grande teologo e personalità di eccezionale rigore morale, nonché uno dei massimi interpreti dello spirito della Controriforma cattolica, è stato innalzato agli onori degli altari.
Molti anni sono ormai che colleziono, con particolare interesse e devozione, e ricercandoli in ogni dove, i Santini del Santo Vescovo milanese, tanto da poter dire (senza peccare -credo- di falsa modestia) di avere messo insieme una ricca e abbastanza completa collezione su San Carlo Borromeo, che va dalle produzioni più antiche: qualche stampa del Seicento, poche miniature settecentesche, i cosiddetti Santjes fiamminghi, fino alle numerose siderografie, ai “merlettati” francesi dell’Ottocento, e per finire alle più moderne calcografie tedesche, italiane, svizzere, ecc., per un insieme complessivo di più di un migliaia di pezzi (non ho mai pensato di contarli uno per uno, e credo che mai lo farò!), tutti raffiguranti San Carlo Borromeo, raffigurato da solo o insieme ad altri santi [invito senz’altro chi volesse ammirare una più ampia galleria dei miei Santini più “antichi” a consultare on line il bellissimo sito della carissima amica Paola Galanzi ricercandolo direttamente in rete: Le monde ravissant des images pieuses].
Non sto ovviamente a soffermarmi più di tanto sui motivi di questa mia scelta collezionistica: credo sia sufficiente ricordare che seppur il mio nome all’anagrafe sia Carluccio, da sempre, anche perché Carlo è il mio vero nome di battesimo, celebro il mio onomastico il 4 novembre, il giorno in cui sul calendario si commemora San Carlo Borromeo.
Premessa necessaria mi sembrava questa per comprendere la presenza delle mie Immaginette “borromee” in questa sede: con vivissimo entusiasmo ho aderito infatti all’invito della curatrice di questo splendido Catalogo quando mi chiese di metterle a disposizione alcuni dei miei Santini che Lei stessa aveva avuto occasione di vedere pubblicate in rete.
Ho pensato di inviare alcune delle immagini più rappresentative della mia Collezione, dalle più antiche e preziose (come il mio unico canivet) a quelle che io maggiormente preferisco (i Santjes fiamminghi e un’ampia scelta di Santini dei numerosi produttori che operarono a Praga nei primi decenni dell’Ottocento), fino alle realizzazioni più recenti: i Santini con il pizzo, i cosiddetti “merlettati”, soprattutto di area francese, ma non solo, e le multi-colorate calcografie del XX secolo, ovviamente tralasciando tutta la produzione più recente, sia di serie sia rappresentativa di culti locali.
Non potendo inviare tutto, ho dovuto giocoforza operare delle scelte, lasciando poi alla curatrice stessa del Catalogo la facoltà di inserire quello che più riteneva opportuno: così non saranno qui molto rappresentate le Case editrici italiane attive tra Otto e Novecento: nessuna Immaginetta della Santa Lega Eucaristica di Milano, per esempio, che però sono ben presenti nella mia collezione, così come non ci sono altre produzioni di editori più o meno noti e ricercati: il Callot tanto per citare una “assenza” famosa.
Non è ovviamente mia intenzione fare qui un elenco di ciò che manca, bensì, prima di concludere questa mia breve “presentazione”, ricordare soltanto i due criteri che, in linea con le esplicite intenzioni di questo Catalogo, ho tenuto presente nello scegliere le Immaginette: il primo storico e l’altro iconografico.
Criterio storico: tentare cioè di ripercorrere con pochi esempi, incentrati soltanto sulla figura di San Carlo Borromeo, la secolare storia del Santino, prendendo avvio dalle produzioni più antiche che si possono datare alla seconda metà del XVI secolo e cercando, nel contempo, di offrire “pezzi” che fossero anche diversi per caratteristiche tecniche e tipografiche.
Criterio iconografico: presentare alcune delle tematiche iconografiche che ricorrono più di sovente nelle Immaginette sacre di San Carlo Borromeo, che altro non sono che un riflesso delle sua ampia e più nota rappresentazione pittorica: quasi non c’è chiesa, dalle mie parti, che non abbia un quadro, un altare a Lui dedicato.
San Carlo Borromeo –come magistralmente ci ha spiegato la Prof.ssa Vincenza Musardo Talò–, nelle Immaginette sacre, a partire già dal XVII secolo viene raffigurato secondo canoni ben definiti: il solo ritratto a mezzo busto sempre rivestito con la mantellina cardinalizia rossa; mentre distribuisce la Comunione e la Cresima ad ammalati ed appestati, ma anche al giovane San Luigi Gonzaga (nel 1580) oppure mentre è intento a consumare un pasto molto frugale o quando è genuflesso in preghiera dinnanzi al Crocifisso. La fisionomia di San Carlo è poi quasi sempre caratterizzata da un naso aquilino assai pronunciato e i suoi attributi sono la genuflessione, l’adorazione, gli appestati, un’arma da fuoco.
Questi sono i temi che ritroverete nelle Immaginette presentate in queste pagine: e spero vivamente che la loro consultazione possa offrire anche a tutti voi che sfoglierete questo catalogo le stesse sensazioni da me provate nello scegliere le Immaginette che vi sono raffigurate.

Carluccio Frison

venerdì 8 ottobre 2010

Iconofilia e Cultura: Casa Vallardi: l’elegante Salotto culturale nel cuore antico di Milano nel controverso secolo “dei lumi”


Ecce Homo
Raffinata litografia acquarellata a mano.
Vedova Vallardi, Contrada Santa Margherita 1113 in Milano
Prima metà sec.XIX
Collezione privata Galanzi



















Mossa da stima grande e ammirazione sincera ho più volte postato qui sul Blog miei articoli dedicati all’illustre Stamperia Remondini di Bassano del Grappa; un’altra importante Famiglia Italiana tuttavia, rese grande Opera per la diffusione della Cultura, religiosa e non solo, del nostro Paese sin dal lontano secolo XVIII: la Famiglia Vallardi di Milano, antica stirpe di Editori ad oggi conosciuti e assai stimati in tutto il Mondo.
La bella Storia di Casa Vallardi nasce nell’anno 1750 ed ha come culla una delle zone più belle e preziosamente caratteristiche dell’antica Milano: il Cantoncello.

Milano, Città bellissima: signorile, colta, generosa e gioviale.



Con lo spirito imprenditoriale e la serietà professionale che ancora oggi nitidamente caratterizza i Milanesi autentici, i Fratelli Giuseppe e Pietro Vallardi, alla morte del padre Francesco Cesare Vallardi, avvenuta al crepuscolo del secolo cosiddetto “dei lumi” nel lontano 1799, dall’elegante Salotto letterario da egli fondato- battezzato appunto Casa Vallardi- signorile meta e ritrovo della noblesse Milanese e Lombarda e di Geni della Letteratura Italiana quali il Brianzolo Giuseppe Parini (Bosisio,1729- Milano,1799) e l’ancor più illustre Cesare Bonesana Marchese di Beccaria (Milano,1738-1794), unendo insieme le distinte capacità ed attitudini ed i loro stessi nomi fondano la Ditta Pietro e Giuseppe Vallardi.
Operosi e produttivi di un ampio e variegato ventaglio di Opere autorevolmente spazianti dagli Atlanti geografici, all’edizione e diffusione di importanti Tomi scientifici, letterari e non per ultimo a carattere religioso, acquisendo la conoscenza e tosto sperimentandola delle più innovative per l’epoca tecniche dell’Arte grafica quali l’incisione su lastra di rame e la stessa litografia, diffondono ed esportano con grande successo ovunque in Italia e in Europa le loro belle creazioni, rifinite e rilegate con cura ed esclusiva eleganza.
Pietro Vallardi muore nell’anno 1919 lasciando in eredità alla moglie Giuseppina Radaelli il negozio già precedentemente aperto con il fratello Giuseppe al civico 1113 di Contrada Santa Margherita.
E fu proprio qui, nella pittoresca, antica Contrada Santa Margherita, che i torchi rumorosi e pesanti lavorarono instancabili sul rame nella produzione di bellissimi ed assai ricercati Santini, raffinati nei dettagli e rifiniti da diligenti pennellate di acquarelli policromi distribuite da personale serio e competente al servizio presso la Stamperia.
Di ben superiore entità, per metratura e per personale impiegato, fu il negozio originariamente inaugurato da Giuseppe Vallardi con il fratello Pietro e alla scomparsa di quest’ultimo da lui interamente rilevato e gestito.
Imprenditore dalle rare capacità, dotato di un antesignano senso del progresso e di un intuito negli affari decisamente non comune per quei tempi, grazie a un fine senso estetico e all’amore genuino che seppe nutrire per la grafica e l’Antiquariato in generale, Giuseppe dette un incredibile impulso accrescitivo all’antica Azienda calcografica, con l’aggiunta lungimirante di una Officina Litografica che accrebbe presto patrimonio e lustro alla Famiglia.
Alla morte, avvenuta nel 1843, di Giuseppina Radaelli, vedova di Pietro Vallardi, i figli di questi- Antonio e Fancesco Vallardi- ereditano un’avviata e stimata Bottega Tipografica, fonte forte e stabile di una consolidata, cospicua rendita annuale derivante dal fiorente commercio di belle Immagini devozionali, la cui gestione verrà tuttavia curata personalmente da Antonio.
I Santini e le fini Immagini devozionali prodotte dalla Antonio Vallardi Editore recano inferiormente sin da quell’anno la dicitura: Milano, presso A.Vallardi, C. S.Marg. N.80, ove l’ Editore , proveniente dal civico 9 della stessa famosa Contrada, aveva trasferito la propria attività.
A cavallo tra la fine del sec.XIX e gli inizi del successivo la stimata Casa Editrice Vallardi raggiunge l’acme della notorietà divenendo, con l’apertura di molteplici filiali nella stessa Milano e ovunque in Italia, il simbolo Italiano della sopraggiunta Era industriale, nella vitale rivoluzione socio-economica che sin dagli anni venti del secolo, in sequenza rapida ed esponenziale, andava ormai interessando i maggiori Paesi d’Europa.
Serietà e competenza furono- e continuano ad esserlo ancora oggi nel rispetto dell’antica tradizione grazie alla seria professionalità del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol che ha rilevato l'Azienda- alla base del successo di questa grande Famiglia di Editori Milanesi, che, similmente e non meno dei famosi Remondini di Bassano, riuscirono grazie alla costanza del loro impegno e con l’entusiasmo generoso e l’amore per la loro attività, a diffondere con ampi consensi e riscontri ovunque in Europa la Cultura e l’ingegno Italiano; insomma, possiamo ben affermare, aggiungendo un altro fondamentale tassello nel panorama del Collezionismo dei Santini e nel vanto della nostra amata Italia.
Incisi su bella carta vergellata di qualità controllatamente superiore o illuminati in oro nei ghirigori elaborati delle raffinate cornici litografate, i Santini provenienti dai torchi della celebre Tipografia Milanese dei Fratelli Vallardi, della Vedova Vallardi e successivamente da Antonio Vallardi Editore, vennero realizzati da esperti Incisori Bavaresi ed Italiani impiegati a tempo pieno presso le Botteghe; furono realizzati nei secc. XVIII e XIX con bellissime incisioni a bulino su lastra di rame e con l’innovativa ed assai remunerativa tecnica litografica, sempre con l’accurata e distintiva coloritura a mano e spesso, oltre al riferimento della data di celebrazione della Festa calendariale dedicata al Santo raffigurato, con l’originale peculiarità di belle e significative massime tradizionalmente attribuite ai Santi più popolari della Cristianità.
Poco presenti sul Mercato Antiquario cartaceo nazionale e dunque di pregevole valore collezionistico risultano, tristemente, praticamente sconosciuti ed irreperibili in ambito Antiquario cartaceo Internazionale, e contrariamente alla caratteristica saliente che contraddistingue i Santini e le Immagini devozionali Remondiniane- l’assenza praticamente costante della firma della Stamperia di produzione- le Immagini devote Vallardiane con orgoglio sottolineano, sempre attestandola nell’elegante didascalia in caratteri corsivi inferiore all’ Immagine del Santo celebrato, la loro chiara e fiera origine Meneghina.
Paola Galanzi

martedì 5 ottobre 2010

Sant’Antonio da Padova: l’Amore per la Verità e la Vita spesa meravigliosamente nell’aiuto ai poveri e ai più deboli

Antonio da Padova -Fernando Martim de Bulhões e Taveira Azevedo- nasce in Portogallo, a Lisbona, il15 Agosto1195 da una nobile famiglia di illustri tradizioni.
Ottenendo brillanti risultati e grandi soddisfazioni frequenta gli studi presso i Canonici Regolari di Sant’Agostino a San Vincenzo da Fora e successivamente al Monastero della Santa Croce di Coimbra ove, giovanissimo, viene ordinato Sacerdote.
Naufrago presso le coste Messinesi proveniente da un viaggio in Marocco, dove si era recato insieme a tre Frati Francescani e due fratelli laici per l’evangelizzazione e la conversione delle Genti musulmane del luogo, a seguito dell’uccisione cruenta e del martirio dei suoi compagni di viaggio fermamente si persuade ad abbracciare l’Ordine Francescano.
Fondamentale tappa nella formazione teologica e nella vita di Antonio fu altresì l’incontro con Francesco d’Assisi in occasione del Capitolo generale della primavera dell’anno 1221, radunato in un’ampia vallata poco distante dalla Porziuncola; qui Fernando viene accolto dai Frati Francescani dell’eremo di Montepaolo ricevendo il nome di Antonio.
Inviato da Francesco come predicatore in giro per l’Italia e la Francia, Antonio, grazie alle non comuni capacità oratorie e all’immensa cultura teologica, opera innumerevoli conversioni, fondando a Brive nel sud della Francia un Monastero, e continuando instancabile l’opera di dissuasione e conversione iniziata per volere di Francesco nei confronti di Albigesi (meglio noti col nome di Catari) e di altri Cristiani eterodossi, ossia eretici.
Custode di Limoges nel 1226, successivamente alla morte di Fancesco d’Assisi nel 1227 riceve la nomina a Ministro Provinciale per tutta l’Italia del nord, rinunziando tuttavia alla stessa appena tre anni dopo, nel 1230 in occasione del Capitolo, a causa delle sue precarie condizioni di salute. A Roma fu Consigliere di Papa Gregorio IX nella controversa disputa inerente la validità del Testamento di San Francesco.

Nel 1231 viene inviato a Padova dove continua le sue Predicazioni durante il periodo di Quaresima. Antonio stà però male, afflitto da gravi crisi asmatiche e una forma avanzata di idropisia che ne debilitano sempre più rapidamente ed in modo irreversibile il fisico fiaccandone la resistenza.
Ospite nel piccolo romitorio presso il Castello a Camposanpiero, dove si era ritirato per un periodo di riposo e meditazione, sentendo la fine ormai prossima, Antonio chiede di essere riportato a Padova, dove desidera morire.

Viene esaudito e giunge a Padova trasportato per i venti chilometri dell’antica strada Romana oggi chiamata “La via del Santo”su un semplice carro di legno trainato da buoi; adagiato per terra dopo aver ricevuto l’estrema unzione all’Arcella presso il Convento delle Clarisse, a soli 36 anni, pronunziando le celebri parole ”Video Dominum meum” (“Vedo il mio Signore”) Antonio si addormenta per sempre nella Pace del Signore.

Dottore della Chiesa, Figura imponente e, come Francesco d’Assisi, Faro luminosissimo e splendente della Cristianità, il Santo Taumaturgo venne canonizzato da Papa Gregorio IX, appena un anno dopo la sua morte, il 30 di Maggio dell’anno1232.

Santo Patrono del Portogallo, sua Terra natia, Patrono dei marinai, dei naufraghi e dei carcerati.
Il culto di Sant’Antonio ebbe grande eco e diffusione soprattutto nei secoli XV e XVI.

A partire dal 1600 Sant’Antonio oltre che per chiedere guarigioni o Grazie in generale fu invocato anche per ritrovare oggetti smarriti; tale antica tradizione, che, ovunque nel Mondo, continua immutata ancora oggi, deriva dall’aneddoto che vuole che un ladro, dopo avere rubato al Santo il suo Breviario fosse colto da profondo e sincero rimorso, tale da fargli subito restituire il maltolto.

Numerosi sono i Prodigi e i Miracoli che gli sono ovunque sulla Terra attribuiti.

L’iconografia di Santini e Immagini care alla devozione popolare lo ritraggono tradizionalmente vestito del saio semplice Francescano con il cilicio stretto intorno alla vita, mentre predica alle folle o ai pesci, intento a dialogare con San Francesco, mentre compie miracolose guarigioni a malati, mentre fa inginocchiare una mula davanti al SS. Sacramento- miracolo che il Santo fece nel tentativo di convincere un Ebreo che dubitava della Sacra Presenza di Dio nella Santa Ostia- o ancora, adorante all’Apparizione del Bambino Gesù o della Santa Vergine Maria.

I suoi ricorrenti e tipici attributi iconografici, ben noti ai Collezionisti e Cultori di Santini e Immagini devozionali, sono: il Bambino Gesù, il saio Francescano, il giglio, il Cuore fiammeggiante, la mula, il libro, i pesci.

Sant’Antonio- Il Santo dei Miracoli- si festeggia a Padova solennemente il 13 di Giugno presso la splendida Basilica a lui dedicata, rhiamando ogni anno migliaia e migliaia di Fedeli provenienti da ogni parte del Mondo.

In occasione delle prossime Festività del Santo Natale, il caro Amico e Collezionista Mario Tasca- Socio A.I.C.I.S.- ASSOCIAZIONE ITALIANA CULTORI IMMAGINETTE SACRE- organizzerà a Follina (Treviso) un’interessante ed esclusiva MOSTRA di Santini e Immagini devozionali celebranti il Santo Taumaturgo, cui contribuirà con un personale contributo di Santini il bellissimo Sito CARTANTICA di Patrizia Fontana Roca e, seppur con un modestissimo apporto di immagini, anche il presente Blog.
Dettagli informativi inerenti la suddetta Mostra dedicata a Sant’Antonio da Padova verranno, congiuntamente con la locandina specifica, prossimamente da me inseriti sul Blog e saranno consultabili alla sezione: MOSTRE ED EVENTI.
Concludo questo mio essenziale excursus biografico del Santo, riportando la semplice eppur bellissima preghiera presente sul suggestivo VIDEO proveniente da Youtube che correda questo post odierno.
A tutti Voi, cari Amici e Lettori, auguro una Buona visione !

Paola Galanzi

Preghiera semplice a Sant'Antonio da Padova


Sant’Antonio,
tu che mai invano vieni invocato,
una volta ancora io mi volgo verso di te,
affinchè tu interceda presso il Signore, nostro Dio,
perch’io possa ricevere le Grazie di cui io ho grande bisogno,
e tutti coloro che mi sono particolarmente Cari,
(intenzione personale)
Tu che sempre sei stato il mio buono e fedele Protettore,
accogli, te ne prego, la mia preghiera,
affinchè, grazie alla tua intercessione,
Dio voglia esaudirmi, se questa è la Sua volontà.
Che il Signori aumenti la mia Fede e conservi il mio Cuore aperto e misericordioso!
Per Gesù Cristo, nostro Signore


Amen