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UN CORDIALE BENVENUTO NEL SALOTTO VIRTUALE DEI CULTORI DELL'ICONOFILIA, LO STUDIO ED IL COLLEZIONISMO DEI SANTINI E DELLE ANTICHE IMMAGINI DEVOZIONALI





sabato 23 luglio 2016

LA MADONNA DEL BUON GESU' IN FABRIANO-ICONOFILIA-FEDE-DEVOZIONE MARIANA-TRADIZIONE-CULTURA-STORIA


E' senza dubbio Ia chiesa più frequentata di Fabriano: molti fabrianesi ogni giorno entrano per chiedere alla Madonna del Buon Gesù, patrona della città, la sua protezione.

La chiesa fa parte del complesso dell'Ospedale del Buon Gesù, fondato da San Giacomo della Marca nel 1456 per riunirvi gli ospedali cittadini ed è un elegante esempio di architettura tardogotica.

Nella chiesa è venerato il pregevole stendardo della Madonna del Buon Gesù, dipinto intorno al 1460 dal Maestro di Staffolo

L'immagine, che fa bella mostra di sé sull'altare maggiore, rappresenta la Vergine Maria, inginocchiata in atto di preghiera dinanzi al Bambino Gesù che sorregge con la destra, in offerta all'Eterno Padre, la città di Fabriano, mentre porge la sinistra a San Bernardino da Siena in ginocchio ai sui piedi.

Allo stesso pittore si debbono gli affreschi visibili sotto il portico. 
All'interno la chiesa conserva affreschi del fiorentino Andrea Boscoli, realizzati agli inizi del XVII secolo. 

Degli altri due altari dedicati rispettivamente a Sant'Emidio e San Giacomo della Marca non rimane più nulla.
(Fonte: Sito Ufficiale della Diocesi di Fabriano-Matelica)




Paola Galanzi


venerdì 22 luglio 2016

LA MADONNA DELLE GRAZIE DELL'OSSERVANZA IN IMOLA-ICONOFILIA-SANTUARI MARIANI-DEVOZIONE-STORIA-TRADIZIONE


L'anno della fondazione della Chiesa e Convento dei Frati Minori Osservanti di Imola è del 1466 (bolla di Paolo II). 

La chiesa, iniziata nel 1467, era terminata nel 1472. 
Il convento, col suo bellissimo chiostro, era già abitato dai religiosi nel 1469.

La chiesa ha subito parecchi restauri e trasformazioni, particolarmente notevoli quelli del 1765. Nel 1942 venne riportata alla primitiva forma. 
Il convento fu ingrandito di un secondo chiostro nel 1700.
Nel 1936 venne ricostruito il Tempietto di Giulio II identico a quello cinquecentesco, i cui resti furono murati alla chiesa, allo scopo di conservarli.

Negli anni 1964-1967 venne restaurato il chiostro quattrocentesco.
Attiguo alla chiesa il Tempietto-Santuario della B.V. delle Grazie, di stile classico, originario esso pure del Quattrocento, successivamente ornato di stucchi e decorazioni pregevoli. 

Vi si venera l'immagine quattrocentesca della Madonna delle Grazie.
Nella chiesa e sepolta la Serva di Dio Teresa Gardi, Terziaria francescana (1769-1837), di cui e in corso la Causa di beatificazione. 
(Fonte: Sito dei Frati Minori dell'Emilia-Romagna)




Paola Galanzi



giovedì 21 luglio 2016

LA MADONNA MIRACOLOSA DELLA SALUTE IN VENEZIA-ICONOFILIA-DEVOZIONE MARIANA-TRADIZIONE-CULTURA-STORIA


La Festa della Madonna della Salute è una festa religiosa istituita dalla Repubblica Veneta nel 1630 e osservata solennemente in tutto il territorio della Serenissima fino alla sua caduta. 
Ha luogo il 21 novembre e ancor oggi si celebra spontaneamente nella città di Venezia e in moltissime città e paesi dell'antica Repubblica, nell'Italia, in Istria e in Dalmazia. 

La Serenissima infatti, per permettere alle popolazioni distanti dalla Capitale di osservare la Festa, favorì la costruzione in tutta la Repubblica di Santuari dedicati alla Madonna della Salute, che sono a tutt'oggi numerosissimi, anche in piccoli paesi, e molti di questi santuari sono ancor oggi, come a Venezia, meta di pellegrinaggi il 21 novembre

A Venezia il pellegrinaggio ha come meta la Basilica di Santa Maria della Salute. 

Durante tutta la giornata, nella basilica, tenuta aperta senza interruzione, vengono celebrate in continuazione messe e rosari, con un afflusso continuo di fedeli. 
Per facilitare il pellegrinaggio, viene eretto sul Canal Grande un ponte provvisorio in legno che collega la punta della Dogana con Santa Maria del Giglio. 
Nella città di Venezia il 21 novembre è ancor oggi giorno festivo anche agli effetti civili, grazie ad una fortuita coincidenza: il giorno del Santo Patrono di Venezia, San Marco, cade il 25 aprile, in cui la Repubblica Italiana celebra la Liberazione. 

In questi casi la legge consente che il Comune scelga un altro giorno per usufruire della festività patronale, e il Comune di Venezia ha scelto il giorno della Madonna della Salute.
La ricorrenza trae origine dalla grande epidemia di peste bubbonica che colpì tutto il nord Italia tra il 1630 e il 1631
Si tratta della stessa epidemia descritta anche da Alessandro Manzoni ne I promessi sposi.

Il contagio si estese a Venezia in seguito all'arrivo di alcuni ambasciatori di Mantova, città già particolarmente colpita dall'epidemia, inviati a chiedere aiuti alla Repubblica di Venezia. 
Gli ambasciatori furono alloggiati in quarantena nell'isola di San Servolo ma nonostante questa precauzione alcune maestranze entrate in contatto con gli ospiti subirono il contagio e diffusero il morbo nell'area cittadina. 
L'epidemia fu particolarmente virulenta: nel giro di poche settimane l'intera città venne colpita, con pesanti perdite tra gli abitanti e ne furono vittime lo stesso Doge Nicolò Contarini e il patriarca Giovanni Tiepolo.

Nel momento culminante dell'epidemia, in assenza di altre soluzioni, il governo della Repubblica organizzò una processione di preghiera alla Madonna, a cui partecipò per tre giorni e per tre notti tutta la popolazione superstite. 
Il 22 ottobre 1630 il doge fece voto solenne di erigere un tempio votivo particolarmente grandioso e solenne se la città fosse sopravvissuta al morbo.
Poche settimane dopo la processione, l'epidemia subì prima un brusco rallentamento per poi lentamente regredire fino a estinguersi definitivamente nel novembre 1631. 
Il bilancio finale fu stimato in quasi 47.000 morti nel solo territorio cittadino (oltre un quarto della popolazione) e quasi 100.000 nel territorio del Dogado. 
Il governo decretò allora di ripetere ogni anno, in segno di ringraziamento, la processione in onore della Madonna denominata da allora della "Salute".
Il governo della Repubblica mantenne fede al voto, individuando nell'area della Dogana da Mar, oggetto di recenti demolizioni, la meta del pellegrinaggio nonché la sede del nuovo tempio votivo e indicendo subito il concorso per la costruzione della nuova chiesa. 
Il primo pellegrinaggio di ringraziamento avvenne il 28 novembre 1631, subito dopo la fine dell'epidemia.
Il concorso venne vinto da Baldassare Longhena con il suo progetto di un tempio barocco a struttura ottagonale sormontato da un'imponente cupola, ovvero l'attuale basilica di Santa Maria della Salute, che fu consacrata il 21 novembre 1687.
La ricorrenza è particolarmente sentita dalla popolazione veneziana. 
È tradizione, nel giorno della festa della Salute, consumare una pietanza a base di carne, la cosiddetta castradina
(Fonte: Wikipedia)




Paola Galanzi



mercoledì 20 luglio 2016

MARIA SS.BAMBINA IN MILANO-ICONOFILIA-DEVOZIONE MARIANA-FEDE-STORIA-TRADIZIONE-CULTURA


Le origini storiche deI culto della Natività di Maria non sono molto conosciute; le prime tracce appartengono alla liturgia orientale. 
Se noi occidentali apriamo il calen­dario della Chiesa orientale greca scopriamo che l'anno li­turgico non incomincia alla fine di novembre e in avvento, ma con il 1° settembre. 
In tal modo la prima grande festa dell'anno nuovo dell'oriente cristiano è quella della nascita di Maria. 
I latini, primi fra tutti i romani, intorno al secolo VIII, presero dai greci questa festa che da Roma si diffonderà poi in tutta la Chiesa d'occidente. 
In Milano, il culto della Natività di Maria sembra risalire al secolo X, mentre il duomo dedicato a 'Maria nascente' sa­rà consacrato il 20 ottobre 1572 da san Carlo Borromeo
Non lontano dal duomo, nella casa generalizia delle Suore di Carità, in via santa Sofia, si apre un Santuario do­ve, in una culla di bronzo dorato, è custodita un'immagine miracolosa di Maria Bambina
QuaI è l'origine e la vicenda del simulacro? Intorno agli anni 1720-1730 suor Isabella Chiara Fornari, francescana di Todi, modellava volti in cera di Gesù Bam­bino e di Maria Bambina; era questa un'espressione della devozione ai misteri dell'infanzia di Gesù e di Maria, tipica del '700. 
Un simulacro in cera, raffigurante Maria in fasce, fu dona­to a mons. Alberico Simonetta e, alla sua morte (1739), l'effigie passò alle Suore Cappuccine di Santa Maria degli Angeli in Milano, che ne divulgarono la devozione. 
Gli anni che vanno dal 1782 al 1842 segnano la sop­pressione, decretata prima dall'imperatore Giuseppe II e poi da Napoleone, delle varie congregazioni religiose. 
Il si­mulacro è portato da alcune suore Cappuccine presso il convento delle Agostiniane, poi dalle Canonichesse latera­nensi; sarà quindi affidato al parroco don Luigi Bosisio, perché lo trasmetta a un istituto religioso che possa man­tenerne viva la devozione. 
Questo simulacro avrà, come suo penultimo porto, un luo­go di sofferenza: l'Ospedale Ciceri di Milano. 
Lì verrà affi­dato dal Bosisio a suor Teresa Bosio, superiora delle Suore di Carità di Lovere (Bg), congregazione religiosa fondata nel 1832 da Bartolomea Capitanio.
Queste suore che il popolo chiamerà in seguito 'di Maria Bambina', presenti in Milano dal marzo del 1842, erano state chiamate dal card. Gaysruck per l'assistenza ai malati dell'ospedale. 
Al Ciceri, suore e malati si rivolgono ben presto a Maria Bambina per ottenere forza, speranza e protezione. 
Nel 1876, in seguito al trasferimento della casa generalizia e del noviziato, il simulacro passerà in via santa Sofia. 
L'effigie di Maria Bambina ha ormai oltrepassato il secolo: il volto in cera appare scolorito e sciupato dal tempo; vie­ne così sostituita con un'altra immagine, mentre quella originale sarà riesposta l'8 settembre di ogni anno all'inter­no della casa religiosa. E' il 1884... 
Nella cronaca dell'anno si legge: "...erano le ore sette del 9 settembre 1884... La madre si reca nell'infermeria per la visita alle ammalate e, preso il santo simulacro, va di let­to in letto porgendolo alle suore ammalate perché lo ba­cino. Giunge alla postulante Giulia Macario, da più giorni aggra­vatissima. Questa si sforza di avvicinarsi alla Celeste Bam­bina, con parole affettuose chiede la guarigione. Subito si sente per tutto il corpo un fremito misterioso. 'Sono gua­rita!', esclama. Si alza e cammina". 
Da allora, il 9 settembre di ogni anno, si festeggia il 'gior­no del miracolo'. Dal 16 gennaio, poi, dell'anno successivo si nota un fatto straordinario: l'immagine di cera, scolorita e ingiallita, comincia a diventare così bella da sembrare "una bambina vera".
(continua sul Sito Piccoli Figli della Luce-Fonte)



Paola Galanzi

lunedì 18 luglio 2016

MARIA SS. DI GIBILMANNA-PALERMO- ICONOFILIA-SANTUARI MARIANI-FEDE-TRADIZIONE-CULTURA-STORIA


Il Santuario di Gibilmanna, dedicato alla Santissima Vergine, è un celebre luogo di culto della provincia di Palermo, che si trova a Gibilmanna, frazione di Cefalù. 
Si trova a circa 800 m s.l.m. sulle pendici occidentali del Pizzo Sant'Angelo (cima delle Madonie), sulla cui cima esisteva una chiesetta dedicata a San Michele Arcangelo.
Il nome Gibilmanna che sembra essere di origine araba, deriva dalle espressioni Gebel-El-Man e Gibel-El-Mann, nelle quali il termine gebel/gibel significa monte, mentre il secondo termine è stato interpretato come divieto, oppure manna
Così "Monte del divieto" potrebbe riferirsi alla fitta vegetazione che impediva il passaggio o alla proibizione di pellegrinaggi al santuario cristiano da parte degli Arabi conquistatori, Monte della manna si riferirebbe invece alla presenza di frassini produttori di una sostanza vischiosa chiamata manna, e quindi Monte della grazia o del dono divino, in riferimento proprio alla presenza del Santuario
Infine un'ultima interpretazione indica il significato di Monte della fede
 
Il giorno di Pasqua del 1534 durante una tempesta di mare trovava riparo nel borgo medievale del Castello di Roccella un’imbarcazione che trasportava una statua raffigurante una Madonna con il Bambino, la statua caricata su un carro trainato da buoi, lasciati in libertà, dopo giorni di viaggio si fermava nel promontorio che sovrasta Cefalù dove sorgerà l’attuale Santuario di Maria SS. di Gibilmanna.
 
E' il più celebrato fra i Santuari mariani della Sicilia. 
Era all’inizio un Monastero di Benedettini, che promossero il culto della Madonna. Abbandonato dai Benedettini, probabilmente nel secolo IX, durante l’invasione dei Saraceni, il monastero rimase per alcuni anni senza manutenzione, rovinandosi completamente; la chiesetta, invece, si mantenne in discrete condizioni, grazie all’interessamento dei devoti. 
Nel secolo XII, i Saraceni furono cacciati dal conte Ruggero il Normanno e le istituzioni monastiche rifiorirono. 

Nel 1228, Arduino II, Vescovo di Cefalù, eresse Gibilmanna a beneficio ecclesiastico col titolo di Priorato, da conferirsi ad uno dei canonici della Cattedrale; i Priori si succedettero fino al 1535, anno in cui la chiesa fu ceduta al nascente Ordine dei Frati Minori Cappuccini.

Nel 1619, si diede inizio ai lavori per la costruzione della nuova chiesa, che fu pronta nel 1624. L’anno dopo fu compiuta la cappella della Madonna. 
Da allora, molte sono state le nuove opere, molti i rifacimenti, moltissimi i cambiamenti nella chiesa, nel monastero, negli edifici vicini. 
Il 17 settembre del 1927, in occasione del VII centenario della morte di san Francesco, fu inaugurato il suo monumento, opera dello scultore palermitano Francesco Garufi
Nel dicembre del 1954, Pio XII, con una Bolla, dichiarò la Beata Vergine Maria, sotto il titolo di Maria Santissima di Gibilmanna, celeste patrona presso Dio di tutta la diocesi di Cefalù.
 
All'interno la chiesa, semplice e raccolta, presenta un originale impianto a croce latina capovolta per l’innesto lungo le navate delle due cappelle, della Madonna a destra e del Sacro Cuore a sinistra. 
Sull’altare maggiore un dipinto dell’Assunta, di autore ignoto, e una ricca custodia in legno scolpito tipica delle francescane. A sinistra dell'altare l'Ecce Homo dipinto da P. Sebastiano da Gratteri, utilizzando succhi d'erbe e fiori. 
Alle pareti delle navate dipinti devozionali raffiguranti S. Bonaventura, S. Michele,S. Francesco e Santi cappuccini. 
Nella cappella della Madonna le opere piu interessanti sono: l'affresco della Madonna con Bambino, probabilmente del sec. XIII, che fu trasferito nella cappella della Madonna segando il muro della vecchia chiesetta Benedettina ed incastrandolo nella nuova parete; un antico Crocifisso in legno, manifattura siciliana dei XIV sec.; il simulacro marmoreo di Maria SS.Regina del Paradiso, realizzato da Antonio Gagini, o dalla sua scuola. 
Intorno alla statua della Madonna i Cappuccini innalzarono un fastoso altare in stile barocco del palermitano Baldassare Pampillonia.
I Cappuccini hanno voluto fare di Gibilmanna anche un centro culturale, di cui le espressioni più alte sono la biblioteca, il museo, il centro Duns Scoto.
 
La Festa di Maria SS. di Gibilmanna, che si celebra la prima domenica di settembre, si svolgeva il 15 agosto, ed era caratterizzata da pellegrinaggi a dorso di mulo, bivacchi notturni ed altre forme di devozione popolare.
Successivamente, la celebrazione fu spostata al giorno 8 settembre, poi al  1° del mese.
(Fonte: Sito Sicilia in festa.com)




Paola Galanzi

sabato 16 luglio 2016

ICONOFILIA-DEVOZIONE MARIANA-FEDE-TRADIZIONE-CULTURA-STORIA: LA MADONNA DEL ROSARIO IN POMPEI



In Piazza Bartolo Longo sorge il celebre Santuario della Beata Vergine del Rosario
Un tempo, questa vasta area detta Campo Pompeiano fu feudo prima di Luigi Caracciolo e poi di Ferdinando d’Aragona, finchè nel 1593 divenne proprietà di Alfonso Piccolomini. 

Da questo momento inizia un lento ma inesorabile declino al quale pose termine Bartolo Longo, un avvocato della provincia di Brindisi, che giunse qui per amministrare le proprietà della Contessa De Fusco, che sposò nel 1885.

Fu allora che i coniugi Longo decisero di impegnarsi nella divulgazione della fede.
 
Istituirono nella chiesa del SS. Salvatore la Confraternita del Santo Rosario per la raccolta di fondi atti a costruire il Santuario dedicato alla Vergine. 
Il 7 Maggio del 1891 il Santuario progettato dall’architetto Antonio Cua che si occupò dei lavori a titolo gratuito fu consacrato. 
A lui subentrò nel 1901 Giovanni Rispoli che diresse i lavori della facciata monumentale culminante nella statua della Vergine del Rosario, opera di Gaetano Chiaromonte scolpita in un unico blocco di marmo di Carrara; la facciata è a due ordini: quello inferiore è in stile ionico, quello superiore è in stile corinzio. 

Nel 1901 il Santuario è divenuto Basilica Pontificia grazie a Papa Leone XIII

Il campanile, che ha il suo ingresso da una porta di bronzo, è a cinque piani e fu disegnato da Aristide e Pio Leonori. 
La Basilica è a croce latina con tre navate; quella centrale culmina in una cupola di ben 57 m. d’altezza. 

Il quadro della Vergine del Rosario con il Bambino e ai lati San Domenico e Santa Caterina da Siena è custodito sull’altare maggiore ed ha una cornice di bronzo dorato contornata dai quindici misteri del Rosario dipinti da Vincenzo Paliotti; questa tela è diventata oggetto di profonda venerazione in tutto il mondo. 

Il dipinto fu comprato da un rigattiere da Padre Alberto Maria Radente del Convento di S. Domenico Maggiore che lo donò a Bartolo Longo

Accadde poi che, una giovane si era recata al Santuario per chiedere alla Madonna di essere guarita dall’epilessia, fossa guarita e, da quel momento, la chiesa è divenuta un luogo di pellegrinaggio internazionale

I fedeli hanno arricchito il quadro con le loro offerte votive: oro, gioielli, pietre preziose, che oggi sono stati allontanati dalla tela per evitare dei danni alla stessa. 
Poco distante dal Santuario c’è la casa di Bartolo Longo il cui piano superiore è stato adibito a museo ed ospita stampe che descrivono le eruzioni del Vesuvio dal 1621 al 1944, nonché frammenti di minerali e rocce vulcaniche e fotografie. 
Inoltre, c’è una biblioteca con 1300 volumi all’incirca e vari reperti provenienti da svariati siti archeologici vesuviani.
        (Testi: Teresa Gagliardi-Fonte: Sito Pompei.it)




Paola Galanzi


giovedì 14 luglio 2016

ICONOFILIA-DEVOZIONE MARIANA-FEDE-TRADIZIONE-CULTURA-STORIA: LA MADONNA DEL PARTO IN ROMA


A Roma nella Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio, tutti gli anni , ogni seconda domenica di ottobre, è festa grande: si celebra infatti la Madonna del Parto, venerata nella chiesa dal XIX secolo. 


Una devozione legata a una cinquecentesca statua di Maria con il Bambino Gesù sulle ginocchia, che si ammira all'inizio della navata centrale, a destra della porta principale della chiesa di S. Agostino, nella piazza omonima.

Ma non è stato sempre così. A Roma sparita infatti la celebre e veneratissima statua della Madonna del Parto  fu per lungo tempo considerata una statua romana raffigurante Agrippina che tiene in braccio il piccolo Nerone.


Come è stata possibile un simile errore, riportato come attendibile anche da Luigi Zanazzo?
Poiché la statua venne realizzata in stile classicheggiante, fu ritenuta proprio un'opera classica, tanto che la leggenda la identificò appunto nella madre di Nerone. 
Invece si tratta di una magnifica scultura in marmo di Jacopo Tatti (1470-1577), detto il Sansovino, che la eseguì tra gli anni 1516-1521 (ma secondo il contratto doveva essere terminata entro il 1518) su commissione degli eredi di Giovanni Francesco Martelli per ornarne l'altare di loro patronato. 
Per decisione popolare, fin dagli inizi dell'Ottocento questa Madonna col Bambino (titolo originario dell'opera) venne considerata Protettrice delle partorienti, tanto da assumere addirittura, sempre per volontà di popolo, la denominazione di Madonna del Parto

Da quel momento, questa statua fu ed è molto venerata dalle donne romane in dolce attesa. 

A Roma sparita , quando una donna doveva partorire si era ben lontani dalle odierne attenzioni mediche al parto e a tutti i suoi problemi. Le comari romane quindi consigliavano sempre di rivolgersi alla Madonna, e a Sant'Anna
Questa Madonna era oggetto di straordinaria venerazione da essere oggetto di un pellegrinaggio continuo per pregare la Vergine e chiederne la protezione.
Nel 1822 Papa Pio VII, come risulta dalla iscrizione posta nel basamento, concesse una indulgenza a chi avesse baciato il piede che sporge dall'ampio panneggio della Vergine.
E la pia consuetudine ebbe un tale successo che il piede di marmo divenne in breve tempo talmente consunto da rendere necessaria la sostituzione con un piede d'argento. 
(continua....Fonte: Tutto su Roma sparita)



Paola Galanzi


mercoledì 13 luglio 2016

ICONOFILIA-SANTUARI MARIANI-FEDE-TRADIZIONE-STORIA-CULTURA: LA MADONNA DEL PONTE IN NARNI-TERNI


Il Santuario della Madonna del Ponte è così chiamato perché, oltre a sorgere a pochi metri dal famoso Ponte d’Augusto, è anche strettamente legato alla sua storia. 
Suddetto ponte fu fatto costruire dall’imperatore Cesare Augusto nel 27 a.C., per permettere alla via Consolare Flaminia di superare il fiume Nera e collegare Roma a Rimini.

Resta un mistero il fatto che i Romani abbiano costruito un ponte così imponente (alto m. 30, lungo m. 160) proprio in quel punto e con sole tre arcate; l’arco centrale, il più grande mai costruito dai Romani, aveva una larghezza di m. 43. 
Sia per la grandezza del ponte, sia per calamità naturali, il ponte crollò in parte nell’anno 800 e definitivamente intorno al 1050 e gli archi caduti furono sostituiti con delle passerelle in legno, che rendevano il passaggio del ponte molto pericoloso.
È a questo periodo che bisogna far risalire gli
affreschi dipinti nella grotta, a pochi metri dal ponte, a testimonianza delle preghiere dei viandanti cristiani ai Santi protettori, tra cui la Madonna.

Nel Medioevo, intorno al 1200, si provvide a costruire un ponte più sicuro, a circa 300 m. più a monte, e così si abbandonò definitivamente il ponte d’Augusto e la Via Flaminia fu fatta passare sul nuovo ponte medioevale (anche questo oggi ridotto ad una passerella in ferro).
Abbandonata la Via Flaminia che passava sul Ponte d’Augusto, anche la grotta con i suoi dipinti cadde nell’oblio e nell’abbandono fino al
1714, quando fu riscoperta da un cacciatore e si provvide ad edificare il Santuario.
In seguito alla scoperta dell’
Immagine della Madonna, dipinta nella Grotta, a pochi metri dal Ponte d’Augusto, nel 1716 si diede inizio alla costruzione del Santuario, che fu consacrato solennemente nell’anno 1728.

Opera dell’architetto milanese
Giovanni Battista Giovannini, detto il Battistini, fu eretto secondo il modello del Santuario di Loreto, in quanto ingloba nel suo interno la suddetta Grotta.
Il Santuario all’esterno si presenta molto semplice con un grande timpano, due coppie di pilastri e un finestrone disadorno in alto al centro. 
Sulla sinistra del Santuario si eleva il campanile, che all’inizio mancava e che fu costruito in seguito, grazie al contributo di numerose persone devote alla Madonna. 
La facciata andò in parte distrutta durante la seconda guerra mondiale, nel bombardamento del 1° Giugno 1944, ma fu ricostruita dai PP. Salvatoriani nel 1946.

Davanti al Santuario c’è un sagrato semicircolare, da cui si dipartono due ampie scalinate, che portano al piano stradale. 
Su questo sagrato, nell’ anno Santo 1950, fu posta una statua in marmo della Madonna alla quale, con ripetuti atti vandalici, fu amputata una prima volta nel 1959 la mano destra, sostituita in seguito con una mano dorata, che trafugata, fu ricostruita, e recentemente, il 14 settembre 2005 , alla vigilia del Pellegrinaggio Diocesano al Santuario, sono state mozzate entrambe le mani. 
Ricostruite per l’ennesima volta, ciò ha determinando la realizzazione di una recinzione in ferro battuto e un impianto di video sorveglianza
Appena si entra nel Santuario si nota che la Chiesa è a pianta rettangolare ad una sola navata. L’interno è un esemplare di architettura settecentesca, tutta fatta a volta a tutto sesto per 2/3 e termina con due grandi archi, oltre i quali si sviluppa il tamburo, che sorregge la cupola, disadorna, sotto la quale vi è un medaglione con le iniziali della Madonna e due angeli in stucco, che reggono l’iscrizione:
In capite eius corona stellarum duodecim-= sul suo capo una corona di dodici stelle», epiteto che esalta la gloria di Maria.

Sotto la cupola vi è la Grotta, il cui frontespizio attira subito l’occhio del visitatore, in quanto è arricchito da un maestoso complesso di statue, altorilievi, in stucco bianco, opera come le due Cappelle laterali, in stile barocco, dello scultore
Michele Chiesa da Como.
Nelle due Cappelle laterali si notano due tele, una più grande, sotto e una più piccola sopra, incorniciata da due colonne in stucco bianco e due angioletti. 
Le suddette tele di notevole bellezza sono da datarsi intorno al 1700 di autore ignoto.
(Fonte: Sito Ufficiale della Diocesi di Terni-Narni-Amelia-Autore: E.Campana- continua sul Sito)



Paola Galanzi


martedì 12 luglio 2016

ICONOFILIA-DEVOZIONE MARIANA-TRADIZIONE-CULTURA-STORIA: LA MADONNA DEL CONFORTO IN AREZZO



Il patrono di Arezzo è San Donato Vescovo martire del IV secolo. 
A questa figura è dedicata la Cattedrale della città e viene festeggiato il 7 agosto

Dal
15 febbraio del 1796 questo Santo è però passato in secondo piano in fatto di protezione di Arezzo e dei suoi abitanti. Come mai? Cosa accadde quel giorno? 

Per essere il mese del carnevale il febbraio 1796 non si presentò agli aretini in modo particolarmente gioioso. 
Scosse più o meno intense di terremoto si ripetevano quasi ogni giorno. 
L'incubo che potesse accadere qualcosa di devastante si era impadronito della gente che non poteva far altro che invocare la fine di quel terribile momento con preghiere, processioni ed altri riti. Ma tutto sembrava inutile. 

La sera del 15 febbraio tre artigiani si ritrovano per consumare il consueto bicchiere di vino in una taverna di proprietà dei
Monaci Camaldolesi situata nei pressi di porta San Clemente. 
Nel locale, poco illuminato e annerito dal fumo, era collocate una delle tante riproduzioni sparse in tutta la Toscana della Madonna di Provenzano di Siena
I tre artigiani, rivolgendosi a quella raffigurazione della Madre di Dio, implorarono Maria perché ponesse fine a quel terribile momento per la città. 
Poi, su invito ed insieme alla cantiniera Domitilla Bianchini, iniziarono a recitare la Litanie Lauretane
Durante la preghiera quell'immagine sacra, anch'essa fortemente annerita, cominciò a riprendere i suoi colori originali e si fece così lucente che "parea avesse sul petto diamanti e rubini". 
La Madonna aveva ascoltato la preghiera degli aretini

I giorni seguenti segnarono una graduale attenuazione dei fenomeni tellurici, mentre la notizia del
miracolo della taverna, che si era sparsa velocemente, faceva confluire in quel luogo gente da ogni parte. 
Il 19 febbraio, per rendere possibili le tantissime visite che la popolazione faceva alla Madonna della taverna, fu deciso di trasferirla nella cattedrale aretina. 
Nelle settimane successive si verificarono diverse guarigioni di persone ammalate che visitando la Vergine avevano chiesto la grazia della salute. 
Quella modesta riproduzione della Madonna di Provenzano divenne da quel giorno la Madonna del Conforto di Arezzo

Quel 15 febbraio del 1796 segnò profondamente la vita religiosa e sociale non solo della città, ma anche dell'intera diocesi aretina e oggi la data del miracolo è tutt'altro che dimenticata. Tutti gli anni, in questo giorno, tantissimi aretini, e non solo, si recano in duomo per partecipare ad una delle molte messe che durante la giornata vengono dedicate alla
Madonna del Conforto e per pregare in silenzio nella grande cappella che fu realizzata per ospitare quella piccola e modesta riproduzione di Vergine Santa

Dal 1796 la
Madonna del Conforto di Arezzo è uscita due volte dalla cattedrale: nel 1948 per un'iniziativa del Vescovo Monsignor Mignone che fu chiamata Peregrinatio Mariae

Un pellegrinaggio della Madonna che toccò tutti i luoghi della diocesi, allo scopo di portare conforto a tutta quella gente ancora fortemente segnata dal passaggio della guerra. 
Ogni parrocchia della diocesi accolse la Madonna del Conforto di Arezzo con grandi riti religiosi, dai centri più grandi fu poi portata in visita, quasi sempre a spalla con grandi processioni, nei centri più piccoli e sperduti. 

Per questo motivo la Peregrinazio Mariae durò ben tre anni. 
La seconda "uscita" della Madonna si è svolta nell'autunno del 1996, in occasione del secondo centenario del miracolo
Questa volta il pellegrinaggio, che ha toccato solo i centri principali delle quattro vallate aretine, è durato solo due mesi.
(Fonte:Il bel Casentino.it)




Paola Galanzi


lunedì 11 luglio 2016

ICONOFILIA-DEVOZIONE MARIANA-TRADIZIONE-CULTURA-STORIA: LA MADONNA DEL CARMINE IN RICCIA DI MOLISE



Il culto della Madonna si è sviluppato largamente a partire dal Concilio di Efeso e trova il suo fondamento nel fatto che Maria è la Madre di Dio che ha preso parte ai Misteri di Gesù insignita di somma santità. 

Riccia dedicò a Lei la sua prima chiesa, quella che porta il nome del Beato Stefano, innalzata tra il quarto e il quinto secolo dal primo nucleo di cristiani. 

A giudizio di Berengario Amorosa, il culto della Madonna del Carmine cominciò a Riccia nel 1535, mentre mons. Nicola Fanelli ritiene che fu conseguenza dell’arrivo a Napoli dell’icona della Madonna Bruna nel 1229, quando i Carmelitani si sparsero nel Regno e proprio Riccia ebbe una loro rappresentanza che non fece altro che accrescere il culto popolare della Madonna del Carmine e durò fino alla soppressione dei piccoli conventi decretata da Innocenzo X il 16 agosto 1653, essendo priore p. Alberto Meg.Paolo. 

Senz'alcun dubbio,
Riccia è una città mariana, privilegiata per le sue chiese dedicate all'Immacolata, all'Annunziata, all'Assunta e alla Madonna del Rosario, al Carmine e alla Madonna di Montevergine.

La venerazione offerta alla Madre di Dio promuove il recarsi al Santuario cittadino per l'omaggio della propria fede, e l'intervento ai riti, specie nel mese di maggio, attesta la partecipazione piena e attiva della gente alle celebrazioni liturgiche. 
Le tre processioni mostrano indiscutibili radici popolari, anche se non si conoscono con precisione le date di inizio di questi cortei di particolare predilezione per la Vergine. 

Attualmente le tre processioni si muovono la prima la domenica precedente l'inizio del novenario e porta a spalla la splendida statua dal Carmine alla Chiesa madre, dove si svolgono le cerimonie in preparazione della solenne festa del 16 luglio. 
Nell'abside, dietro l'altare, viene esposta la statua della Madonna, posta sulla nuvola angelica, con un'espressione dolce e consolatoria, che coniuga insieme maternità e solennità, bellezza santa e vicinanza affettiva per la naturalezza dell'atteggiamento di portare sul braccio sinistro il piccolo Bimbo.

In passato il simulacro, rigorosamente rivestito di monili aurei, veniva accompagnato dalle statue di Santi usciti dalle loro chiese e in piazza si assisteva all'elemento pittoresco del volo dell'Angelo, un bambino che tributava un saluto alla Madonna in sosta. 

Nella mattinata del 17 luglio la statua della Madonna rientra nella sua abituale dimora.
(Fonte: Pro Loco di Riccia )



Paola Galanzi

domenica 10 luglio 2016

ICONOFILIA-DEVOZIONE MARIANA-TRADIZIONE-CULTURA-STORIA: LA MADONNA SS. DEL PARADISO IN MAZARA DEL VALLO-TRAPANI


Il Santuario che custodisce la sacra immagine della Madonna SS. del Paradiso.


A Mazara fin dal 1515, nella zona in cui attualmente sorge il Santuario della Madonna del Paradiso, esisteva un piccolo convento, denominato Casa Santa e nelle sue vicinanze, una chiesetta dedicata alla Vergine del Rosario per un secolo gestiti a vario titolo dai Padri Domenicani

In seguito,  dopo una breve reggenza dei Padri Carmelitani, la chiesa fu chiusa e il piccolo convento divenne sede della Inquisizione della diocesi.
Quasi tre secoli dopo, nel 1797, il progetto della chiesa viene ripreso ed ingrandito ad opera del vescovo Orazio De La Torre, palermitano di origine, il quale, dopo la sua canonizzazione, in parte a sue spese e in parte col contributo del popolo, trasformò la chiesa aggiungendovi l’abside e quattro sfondi laterali con relativi altari.

La chiesa ha una sola navata coperta da una volta a botte e completata da una cappella maggiore absidata.
Sopra l’altare nella parte alta dell’abside venne incastonato, all’interno di una cornice marmorea sorretta da due angeli, il dipinto raffigurante la Madonna, al quale una lunga tradizione attribuisce interventi miracolosi.

Nell’abside inoltre sono collocati altri quattro quadri: l’ Annunciazione, l’ Incoronazione, il primo prodigio della Madonna e quello ripetuto nella cattedrale, tutte opere realizzate per il Santuario dal Gianbecchina negli anni cinquanta del 1900.
Nella navata si aprono poi quattro cappelle laterali in tre delle quali sono esposti, su i rispettivi altari, tre quadri del 1700: S. Vito, S. Sebastiano e la Madonna del Rosario

La volta a botte e le pareti sono decorate con grandi affreschi allegorici.
La facciata, molto semplice, richiama linee settecentesche. Essa presenta un portale architravato su cui si apre una finestra rotonda, e in alto è completata da un frontone con timpano fregiato con sopra una croce.
Accanto alla chiesa, ma in posizione un poco più arretrata, fu costruito il campanile a pianta quadrata, in stile barocco. Esso si erge su un alto zoccolo da cui emerge, nel primo ripiano, uno stemma; la cella campanaria, aperta su i quattro lati con agili archi a tutto sesto, è sovrastata da una torretta ottagonale con piastrelle colorate.
La chiesa, consacrata ed aperta al pubblico il 06 novembre del 1808, fu proclamata Santuario il 9 luglio del 1978 da sua Ecc. Mons. Costantino Trapani, vescovo della diocesi e fino ai nostri giorni è meta di pellegrini fedeli e devoti della Madonna sia di Mazara del Vallo, ma anche provenienti da ogni parte del mondo.
Fin dal 1943 il Santuario della Madonna del Paradiso è custodito dai Missionari Servi dei Poveri, che sono sacerdoti dell’Opera del Boccone del Povero, fondata a Palermo dal Beato Giacomo Cusmano (1834-1888). 
Questi nel 1875 ebbe modo di venerare la Regina del Paradiso durante la sua permanenza in questa città e volle che l’Istituzione del Boccone del Povero fosse sotto la protezione della Gran Madre di Dio, additandoLa come la vera fondatrice dell’Opera e regola per ogni religioso.
L’importanza di questo Santuario è legata ad una serie di eventi miracolosi che la tradizione attribuisce al dipinto su tela raffigurante la Madonna, opera di Sebastiano Conca.
La tela (72x97), opera di Sebastiano Conca, presenta una forma ovale e la Beata Vergine è rappresentata a mezzo busto e a grandezza naturale: il volto estatico misto a dolore e gioia, la bocca leggermente aperta, gli occhi rivolti verso l’alto immersi in una grandezza infinita. 
Le mani conserte sul petto con la destra poggiata sulla sinistra. 
I capelli castani le fluiscono sulle spalle.
La veste abbondante di finissimo Cotone bianco le impreziosisce il corpo. 
Il Mantello azzurro scende dalle spalle e le circonda il corpo.
La tela non porta la firma dell’autore né la data di esecuzione; ma quasi certamente essa è stata proposta e ordinata da P.Milazzo, il superiore dei Padri Gesuiti della comunità di Mazara per esporla nella cappella del Paradiso Casa Santa. 
La data approssimativa della sua lavorazione potrebbe essere tra il 1760-61.
Secondo la tradizione si dice innanzitutto che, quando il pittore era sul punto di completare il suo dipinto e gli rimaneva di raffigurare soltanto il volto della Madonna, avesse avuto un momento di incertezza ritenendosi incapace di dipingere il volto della Vergine, allora  era caduto in un sonno profondo, uno stato di “estasi” e quando si era svegliato aveva constatato che il quadro si era completato da solo.
Gli altri fatti miracolosi riguardano il movimento degli occhi e le lacrime versate dall’immagine della Madonna
Quello più antico risale alla sera del 3 novembre 1797 quando presso l'angusta Cappella della Casa degli Esercizi spirituali fondata dai Gesuiti avvenne il prodigioso movimento degli occhi della sacra immagine della Madonna.
Il miracolo si ripeté più volte durante la notte sicchè il giorno seguente, fu disposta la “traslazione della sacra immagine alla Cattedrale con grande solennità e con grandissima partecipazione di popolo” e si fecero delle veglie notturne di fedeli i quali poterono constatare che la Vergine a volte abbassava gli occhi, a volte li innalzava, qualche volta li girava a destra o a sinistra e li fissava sugli astanti, altre volte li chiudeva e li riapriva.
Il prodigio si ripeté ancora nel collegio di S. Carlo e nei monasteri di S. Caterina, di S. Veneranda e di S. Michele e nel Collegio della S. Famiglia dove l'immagine era stata trasportata alla presenza del Vescovo, del Clero e di una folla di fedeli.
Il Vescovo di allora, Mons. Orazio la Torre, che anche lui aveva potuto osservare il miracolo, appurò i fatti prodigiosi per provarne la veridicità mediante un regolare processo investigativo secondo le norme stabilite dal Concilio di Trento.
Durante il processo furono ascoltati centosessantuno testimoni oculari i quali resero tutti la stessa testimonianza affermando cioè che mentre pregavano “illos tuos misericordes oculos ad nos converte la Madonna, che nella sacra immagine fissa il cielo aveva mosso gli occhi in alto e in basso con movimenti rotatori tali da nascondere in alcune occasioni anche le pupille e addirittura versando lacrime.
L’anno successivo, il 23 agosto 1798, dopo il giudizio positivo del Patrono Fiscale della Curia, il Vescovo proclamava l'autenticità del miracolo e il 10 aprile del 1803 il venerabile dipinto venne solennemente incoronato.
La Sacra immagine allora era custodita nella Cappella della Casa degli Esercizi, detta Cappella del Paradiso, da cui appunto deriva il nome di Madonna del Paradiso, e la fama dei miracoli della Madonna era diventata così grande che la Cappella si rivelò ben presto troppo piccola per accogliere i numerosi fedeli che vi accorrevano.
Per questo motivo, quattro anni dopo l'incoronamento, il Vescovo fece restaurare, adattare ed ingrandire la vicina chiesetta della Madonna del Rosario trasformandola nella chiesa della Madonna del Paradiso, come attualmente noi possiamo vederla e dove la prodigiosa immagine fu trasferita il 6 novembre 1808 con solenne processione. 
Così a partire dal 1808, ogni anno nella seconda domenica di luglio si rinnova la processione in onore della Sacra immagine di Maria SS. del Paradiso.
Il movimento degli occhi della Sacra immagine si è ripetuto altre volte nel tempo: il 20 ottobre 1807, nel 1810, ancora il 21 gennaio 1811, il 5 marzo 1866 ed altre volte ancora, anche in occasioni particolarmente significative di valenza positiva o negativa, come per esempio il 4 novembre 1918 quando la Madonna del dipinto aveva aperto e chiuso gli occhi più volte per annunciare la fine prossima della prima guerra mondiale.
L'ultimo, in ordine di tempo, è stato osservato nel 1981 in Cattedrale. (N.d.R.: non ha avuto, però, riconoscimento ufficiale).
La Madonna del Paradiso il 10 marzo 1962 con bolla di Papa Giovanni XXIII fu dichiarata compatrona della città insieme ai Santi Vito, Modesto e Crescenza.
(Fonte: Sito Arca dei Suoni- Autore: Prof. Vincenza Maria Anselmo -Liceo Adria)




Paola Galanzi


sabato 9 luglio 2016

ICONOFILIA-DEVOZIONE MARIANA-TRADIZIONE-CULTURA-STORIA: LA MADONNA DEL BUON CONSIGLIO IN GENAZZANO-ROMA


Nel secolo XIV nella piccola città di Genazzano, non lontano da Roma, viveva una pietosa vedova chiamata Petruccia di Nocera, già ottantenne.
Signora di grande rettitudine e solida vita interiore, degna terziaria dell'Ordine Agostiniano, la sua eredità le bastava appena per vivere modestamente.
Petruccia era molto devota della Madre del Buon Consiglio, venerata in una vecchia chiesa di Genazzano.
Questa pietosa signora ricevette dallo Spirito Santo la seguente rivelazione: "Maria Santissima, nella sua immagine di Scutari, desidera uscire dall'Albania". 
Molto sorpresa da questa comunicazione soprannaturale, Petruccia si spaventò ancor più nel ricevere dalla stessa Vergine Santissima l'ordine espresso di edificare il tempio che avrebbe dovuto accogliere il suo affresco, così come la promessa di essere soccorsa in tempo opportuno.
Petruccia iniziò allora la ricostruzione della piccola chiesa
Impiegò tutte le sue risorse...le quali finirono quando le pareti avevano soltanto un metro di altezza. 
Ed ella diventò oggetto di scherno e di sarcasmi da parte degli scettici abitanti della piccola città, che la chiamavano pazza, visionaria, imprudente, antiquata. 
Affrontò fiduciosa questa difficoltà, così come Noè, di cui tutti si burlarono mentre costui costruiva l'arca.

Era il 25 aprile 1467, festa di San Marco, patrono di Genazzano.
Alle due del pomeriggio, Petruccia si incammina verso la chiesa, passando per il movimentato mercato in cui i venditori offrivano dai tessuti portati da Genova e Venezia fino ad un elisir dell'eterna gioventù, oppure un "potentissimo" liquore contro qualsiasi tipo di febbre.
In mezzo a questo tumulto, il popolo ascolta una melodia di rara bellezza, proveniente dal cielo
Si fa silenzio e tutti notano che quella musica proveniva da una nuvoletta bianca, così luminosa che offuscava i raggi dello stesso sole. 
Essa scende gradualmente e si dirige verso la parete incompiuta di una cappella laterale.
La folla vi accorre stupefatta, riempie la piccola stanza e vede la nuvola disfarsi.
Eccolo lì - sospeso in aria, senza nessun supporto visibile - il Sacro Affresco, la Signora del Buon Consiglio!

"Un miracolo! Un miracolo! - gridano tutti. Che gioia per Petruccia, quanto conforto per Georgis e De Sclavis quando poterono arrivarvi!... Era così confermato il superiore disegno della costruzione iniziata. 
Ebbe inizio, quindi, a Genazzano, un lungo e ininterrotto susseguirsi di miracoli e di grazie che Nostra Signora concedette in quel luogo.
Il Papa Paolo II, appena seppe di ciò che era accaduto, vi inviò due prelati di fiducia per verificare cosa fosse avvenuto.
Essi constatarono la veridicità di ciò che si diceva e testimoniarono, quotidianamente, innumerevoli guarigioni, conversioni e prodigi realizzati dalla Madre del Buon Consiglio
Nei primi 110 giorni dopo l'arrivo di Nostra Signora furono registrati 161 miracoli.

Nella chiesa della Madonna del Buon Consiglio, nella piccola e bella città di Genazzano, si trova un affresco che ha più di sette secoli di esistenza

Fino ad oggi si ignora dove e da chi sia stato dipinto. 
Sarà stato un angelo il suo autore? Sarà venuto dal Paradiso? Sono domande osate. 

Si capisce che queste domande sorgano durante i secoli, quando si conosce la storia degli effetti prodotti da questa pietosissima immagine.
L'affresco crea l'impressione di essere stato dipinto da pochi giorni, anche se osservato da vicino. 
Tuttavia, si trova da 535 anni accanto alla parete di una cappella laterale della chiesa. Ancora di più: secondo quanto attestano i documenti, si mantiene sospeso in aria durante tutto questo tempo

È stato spostato da Scutari, in Albania, fino a Genazzano grazie ad un'azione angelica.
Così descrive questi avvenimenti soprannaturali uno dei più grandi esperti in materia:
"Portata da mani angeliche, si trovò (l'immagine") sospesa lì nella rustica parete della nuova chiesa, e con tre nuovi singolarissimi prodigi allora avvenuti. (...) 
Il celeste dipinto era sospeso per virtù divina a un dito dal muro, sospeso senza fissarsi su di esso; e questo è un miracolo, tanto più stupendo se consideriamo che la riferita immagine è dipinta con colori vivi su di uno strato sottile di intonaco -con il quale si è staccato dalla chiesa di Scutari, in Albania- così come per il fatto, comprovato tramite l'esperienza e le osservazioni fatte, che nel toccare la Santa Immagine, essa cede" (Fra Angelo Maria De Orgio, Istoriche de Maria Santissima del Buon Consiglio, nella Chiesa de'Padri Agostiniani di Genazzano, 1748, Roma, p. 20).

Nel XIX secolo, un rinomato studioso di questo celestiale fenomeno ha osservato:
"Tutte queste meraviglie (della Santa Immagine) si riassumono, infine, nel prodigio continuo che consiste nel ritrovare oggi quest'immagine nello stesso posto e allo stesso modo in cui fu lasciata dalla nuvola nel giorno della sua apparizione, alla presenza di tutto un popolo che ebbe allora la felicità di vederla per la prima volta. Essa si è posata ad una piccola altezza da terra, ad una distanza di circa un dito dalla parete nuova e rustica della cappella di San Biagio, e lì rimase, sospesa senza alcun supporto" (Raffaele Buonanno, Memorie Storiche della Immagine de Maria, SS. Del Buon Consiglio Che si venera in Genezzano, Tipografia dell'Immacolata, Napoli, 20 ed., 1880, p. 44).

Alla festa del Battesimo di Sant'Agostino e di San Marco, patrono di Genazzano, il 25 aprile 1467, intorno alle quattro del pomeriggio, una celestiale melodia inizia a farsi sentire nei più diversi angoli della città. 
Un grande numero di persone, riunite nella piazza del mercato, cominciano a chiedersi meravigliate da dove vengano i sublimi e affascinanti accordi. 
Ecco che una divina sorpresa si rivela davanti agli occhi di tutti: in mezzo a raggi di luce, una piccola nuvola bianca scende fino ad una parete della già citata chiesa, le cui campane cominciano a suonare fortemente e da sole. 
Prodigio ancora piú grande: all'unisono, tutte le campane della città suonano con energia.
Nel disfarsi lentamente dei raggi di luce e della nuvola, il bellissimo affresco che fino ad oggi si trova in quel posto può essere contemplato dal popolo, e da quel giorno non ha smesso di versare copiose e sensibili grazie, facendo giustizia alla preziosa invocazione di Madre del Buon Consiglio.

La notizia di un così straordinario avvenimento si sparse per tutta l'Italia come una saetta. 

Due giorni più tardi ebbe inizio una vera valanga di miracoli: un posseduto si liberò dai demoni, un paralitico cammino con naturalità, una cieca recuperò la visione, un giovane lavoratore morto da poco risuscitò...
Nei primi centodieci giorni, Maria del Buon Consiglio distribuì centosessantuno miracoli ai suoi fedeli devoti. 
Pellegrini di tutto il paese si spostarono per ricevere i benefici dalla Madre di Dio.

Davanti al Santo Affresco, una scena si ripete costantemente: Ella esaudisce in qualche modo tutte le richieste che Le sono rivolte. 

Nei dubbi, nelle perplessità o persino nelle privazioni, dopo un certo tempo di preghiera - maggiore o minore, dipendendo da ciascun caso - Maria Santissima fa sentire nel fondo dell'anima in difficoltà, il suo sapiente e materno consiglio, accompagnato da cambiamenti di fisionomia e di colorazione del dipinto. 
È indescrivibile, questo specialissimo fenomeno.
(Fonte: Rivista Araldi del Vangelo, Aprile/2002, n. 4, p. 24-25 e Aprile/2004, n. 28, p. 16 a 18)




Paola Galanzi