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UN CORDIALE BENVENUTO NEL SALOTTO VIRTUALE DEI CULTORI DELL'ICONOFILIA, LO STUDIO ED IL COLLEZIONISMO DEI SANTINI E DELLE ANTICHE IMMAGINI DEVOZIONALI





giovedì 30 settembre 2010

Iconofilia e Cultura: Tra privilegi imperiali e reato di plagio: i Tesini dei Remondini di Bassano del Grappa sul banco degli imputati ad Augsburg nel sec.XVIII


Il TesinoSuggestiva acquaforte su carta di produzione di area Tedesca, sec.XVIII
La didascalia,in lingua Tedesca, recita:"
Compralo! Compralo!..o porto via tutto!"

da Collezione privata, per gentile concessione al Blog




Per meglio comprendere il clima di concorrenza agguerrita e spietata in cui operarono gli “Stampa-Santi” nel panorama Europeo caratterizzante il secolo XVIII, dobbiamo necessariamente prima ben conoscere lo “status operandi” delle grandi dinastie di Stampatori Asburgici, già da tempo in guerra dichiarata con i nostri Remondini di Bassano.
I loro nomi, noti e già familiari ai Collezionisti di Immagini devozionali, echeggiarono in Augusta- l’antica Avgvsta Vindelicorum, fondata dai Romani nel 15 a.C. in una florida area della Baviera sud-occidentale- autorevolmente sostenuti da facilitazioni e privilegi direttamente concessi loro per la loro attività di produttori di Santini e Immagini devozionali destinati al mercato locale ed Europeo, direttamente dalla Persona dell'Imperatore. La sigla presente sulle belle Immagini devozionali Asburgiche di quell'epoca giunte sino a noi " C.P.S.C.M."- stante in Lingua Latina per "Cum Privilegio Sacrae Cesareae Majestatis", ovvero "Con privilegio(concesso)dalla Sacra Maestà dell'Imperatore", indica inconfondibilmente tale superiore "protezione" e il derivante privilegio ad essa connesso conferito all'Incisore nella stampa delle proprie Immagini devozionali.
Già nell’anno1753, ad opera di Daniel Herz von Herzberg, venne fondata la Kayserlich Franciscische Akademie der Freyen Künste und Wissenschaften” –L’Accademia imperiale Francescana delle Libere Arti e delle Scienze” che per prima ricevette in Augusta, in data del 5 Luglio1755, la protezione incondizionata dell’Imperatore Leopoldo II d’Asburgo-Lorena per tutti i suoi affiliati.Fu dunque la creazione di una sorta di vera e propria “Corporazione” a tutela della propria attività l’esigenza che accomunò i principali Incisori e Stampatori di Immagini devozionali Tedeschi dell’epoca.Tra i tanti, i primi ad aderirvi furono i Klauber e i Göz, che, parimenti, furono sempre tra i primi e i più agguerriti a deporre al processo contro i nostri Remondini di Bassano.Falsarij”, falsari, cioè; così vennero con acri formule accusatorie qualificati i Remondini all’apertura del processo, che si tenne nelle aule del Tribunale di Augusta nell’anno 1766. Martin Engelbrecht, Johann Andreas Pfeffel furono già agli inizi del 1700 tra i primi Incisori Asburgici a ricevere privilegi imperiali per la stampa dei Santi di loro produzione.E acerrima- anche se condotta in sordina- tra autorizzazioni vergate dalla mano imperiale sventolate quasi a foggia di temibili armi di offesa e quantità enormi di carte varie prodotte, fu la lotta tra gli stessi Stampatori Asburgici, che-pare quantomeno divertente a dirsi !- si contendevano con astio reciproco l’esclusiva di "poter stampare Santi dipinti ad acquarello e magnificamente lumeggiati di brillante oro e d’argento"……caratteristiche queste, tutte già magnificamente presenti nelle apprezzatissime Immagini devote dei Remondini !.....Per tutto il secolo XVIII, dietro pressioni di singoli Stampatori e della stessa summentovata Corporazione, postille su postille furono aggiunte dai Legislatori Asburgici alla Legge che di fatto regolamentava tale attività, raggiungendo severissimi divieti di copiare da altri "i soggetti Sacri et loro peculiarità" rappresentati nelle Immagini devozionali, palesando, in caso di violazioni evidenti alla Legge suddetta (disciplinante sin dal secolo precedente tale controversa materia), l’eventualità di arrivare a comminare ai “falsari”, rei comprovati di tale delitto, pene pecuniarie di cospicua entità, la confisca e, nei casi più gravi, persino la reclusione.Le prime avvisaglie del velenoso conflitto tra Stampatori Asburgici e Giuseppe Remondini di Bassano del Grappa iniziarono già sin dalla prima metà del secolo XVIII; l’attività febbrile ed entusiasta dei “Kolporteur”o “Tesinern", (definizione con la quale erano noti all’epoca in area Tedesca) -i famosi e da me amatissimi Tesini- al soldo degli illustri Bassanesi, che con costanza, tenacia e duro lavoro fatto di sacrificio e privazioni, sin dalla seconda metà del secolo XVII si era ben guadagnata la più importante porzione territoriale a livello Europeo ed extra nella diffusione e nella vendita dei propri Santini, non solo era concorrenza malvista e invisa agli Incisori Bavaresi, ma iniziò ad essere da essi recepita quale una vera, pericolosa minaccia ai propri affari, peraltro tradizionalmente gelosamente esercitati nel proprio territorio di appartenenza da generazioni.Gli anni che vanno dal 1750 al 1790 di fatto rappresentarono l'età aurea per l’attività dei Tesini, provenienti dalle antiche Valli di Pieve, Cinte e Castello, nel Trentino, faticosamente dai luoghi originari di provenienza, passando attraverso il Sud-Tirolo, estesa in Baviera e per tutte le regioni di Germania, e da lì, come già detto, in giro per l’intera Europa ed oltre.
Inizialmente presenti, abitualmente, come Venditori a tutte le
Fiere e i Mercati annuali più importanti della Germania, si videro, successivamente al divieto sancito legalmente nella Regione, costretti a parteciparvi non più nella qualità suddetta, bensì come semplici ambulanti e ad effettuare faticose vendite porta-a-porta,o a stazionare penosamente sin dalle prime ore del mattino presso Chiese e Santuari mete di Pellegrinaggi, sempre con la pesante borsa a tracolla pronti ad ogni istante alla fuga….proprio come i moderni “vu cumprà”…. poveri Tesini !
Spregiudicata e “Skrupelfrei”-ossia, biasimevolmente priva del benchè minimo scrupolo- come la definisce lo Spamer- “irrispettosa delle Leggi regionali e locali, in gara sleale, sfacciata e disinvolta, con gli Incisori Asburgici -“e ancora, rincarando la dose:"...non solo accontendandosi di offuscare la fama dei più famosi Incisori e Disegnatori di Immagini devozionali di Augusta Vindelicorum, ma addirittura arrivando spudoratamente a copiarne, senza alcun riguardo ed integralmente, tutte le caratteristiche, cancellandone abilmente il nome legittimo dall’estremità inferiore e lasciando tuttavia inalterata la dicitura dei privilegi imperiali concessi, usurpandoli illegalmente e senza alcun diritto”: così venne
bollata all’epoca la celebre Stamperia Remondini Giuseppe di Bassano del Grappa.
Il 3 di Gennaio dell’anno1741 l’Artista-Incisore Asburgico Joseph Siech, formatosi presso la famosa Bottega di Philipp Jacob Rieg, che aveva, a causa di gravi difficoltà economiche firmato un accordo con i Remondini ricevendo da essi un prestito per metter su una piccola Tipografia ad Augusta, in segno di solidarietà agli insorti Incisori, suoi illustri concittadini, rescisse ipso facto il contratto appena sottoscritto.
Braccati per le stradine di Augsburg da un manipolo di gente, volutamente stanata e assoldata tra le frange infime del popolino, aizzatagli contro dal gran vociare degli Incisori inferociti e acciuffati da questi con tutt'altro che fini maniere, finirono in Tribunale con le loro cartelle piene di Santini sul banco degli imputati, davanti a severi ed impassibili Giudici,
i Tesini: Antonio Fabro, Carlo Zanna, i tre fratelli Giuseppe, Melchiorre e Giovanni Battista Fietta, Antonio, Bastiano e Zuanne Buffa.
Il 27 di agosto dell’anno 1766, a processo iniziato, il Tesino Giuseppe Fietta, fedele operaio da anni al servizio dei grandi Bassanesi, tra l’ilarità contenuta dei Giudici e l’esplosione violenta di rabbia degli Incisori-accusatori presenti all'udienza, dichiarò che: “I Santini Remondiniani avevano suscitato l’odio irriducibile degli Incisori Asburgici unicamente per il grandissimo successo che riscuotevano ovunque presso il popolo, sia per i costi assai contenuti e i bei colori brillanti impiegati, sia per le preziose lumeggiature dei dettagli in oro ed argento”.
Documentatamente, a poco servì tuttavia tale accorata deposizione di Giuseppe Fietta; i Giudici Asburgici solennemente e pesantemente bollandoli come falsari”, infami copiatori e “ignobili usurpatori degli altrui diritticondannarono i Remondini alla confisca di tutte le Immagini devozionali risultanti copiate dai vari Busch, Engelbrecht, Grueber, Klauber, Frehling,Will, etc. imponendo loro un'esemplare, pesantissima sanzione pecuniaria ed il divieto assoluto da quel momento di perpetrare qualunque loro attività di vendita nella città estendendo tale rigida proibizione financo all'intera Regione di Baviera.
In aggiunta alla preesistente Legge venne da quella data imposto severamente l'obbligo di indicare sempre sul Santino-stampandolo a chiare lettere- la città di produzione: Avgvsta Vindelicorum,Varsavia, etc.
I Remondini –ci informa sempre lo
Spamer- non sembrarono accusare il colpo subito più di tanto; di lì a poco, infatti, trasferirono la fedele squadra dei loro Tesini, ancor più carichi dei bellissimi Santini di loro produzione, nella fiorente città di Oberhausen, in Westfalia, dove da subito questi ultimi incontrarono il favore del popolo riscuotendo un grande e plateale consenso-cui peraltro già erano abituati ovunque in Europa- grazie soprattutto al loro fare spiritoso e malandrino, che in ogni luogo che calcarono ben seppe far loro attirare le simpatie della gente tutta con sincera benevolenza.

Paola Galanzi

domenica 26 settembre 2010

Il Collezionismo dei Santini in Italia: Gregorio Giarrusso, Collezionista e appassionato Cultore dell'antica tradizione religioso-popolare di Sicilia


Collezionismo devoto ed encomiabile culto delle importantissime, antiche tradizioni familiari: è questo il binomio che rende unica e preziosissima la bella Collezione di Santini dell’Amico Gregorio Giarrusso di Licodia Eubea, Licuddìa- denominazione di remote e affascinanti radici Saracene- come con legittimo orgoglio la chiamano i suoi abitanti.
Siamo nell’incantevole e da me amatissima Terra di Sicilia, a circa 68 km. da Catania; è qui che Gregorio, Amico e Collezionista di devote Immagini e Cultore appassionato delle belle memorie della religiosità popolare- quella autentica e genuina- che da due secoli raccontano e tramandano la fervente Fede Cristiana della sua Famiglia, ci da il suo più sentito Benvenuto, con la cordialità generosa e sincera tipica della bellissima Gente di Sicilia.
Euboia, antica colonia Calcidese, la cui fondazione risale verosimilmente all’anno 650 a.C., passò nel corso dei secoli sotto le dominazioni Saracena, Normanna, Aragonese, rappresentando costantemente un luogo di particolare importanza strategica data la sua posizione a ben 688 mt. sul livello del mare, incastonata tra il colle del Calvario e quello del Castello Medievale, superbamente attraversata dal fiume Dirillo che forma nel territorio il pittoresco Lago omonimo, donando al paesaggio un’impronta preziosa di incanto, dal profumo di antico.
Palermu u piccilu ovvero “la piccola Palermo” tale fu l’affettuoso nome con il quale in epoca Medievale era conosciuta in tutta la Sicilia Licodia Eubea; roccaforte di nobili Famiglie con il non secondario ruolo nella città di vigili tutori e difensori delle più antiche tradizioni religiose locali.
Dalla bellezza particolare e distinta le molte Chiese e gli eleganti Palazzi patrizi che videro nel corso del tempo l’avvicendarsi dei nobili Casati che governarono Licodia: cito, tra gli altri, la splendida Basilica di Santa Margherita V.M.- Santa Patrona della città- e i meravigliosi Castello Santapau e il Palazzo Mugnos-Vassallo di epoca barocca, residenza, il primo, della nobile Famiglia Angioina da cui prende il nome e successivamente dei Principi Ruffo di Calabria.
Lo stesso Giovanni Verga (Catania, 1840-Catania, 1922), illustre Scrittore e Padre della corrente letteraria nota col nome di Verismo, rapito dalla bellezza del territorio di Licodia, la elesse a sede protagonista di molte tra le sue bellissime Novelle, autorevoli Capolavori della Letteratura Italiana.
Gregorio Giarrusso, originario di Vizzini- il suo bisnonno, sposando nel lontano 1909 una donna di Licodia, vi stabilisce da allora la sua Casa e la sua Famiglia- e discendente da forti radici tradizionalmente Cattoliche e Cristiane che nel tempo hanno con amore custodito le tradizioni più antiche ed importanti della città di Licodia Eubea, è una nobile Persona dalla squisita, generosa Ospitalità Siciliana unita all’amore e al culto delle tradizioni religiose e familiari; la sua bellissima Collezione, che conta attualmente oltre 1700 Santini, è frutto di una profonda devozione Cristiana, ereditata in due secoli dai suoi Avi.
Particolarmente prezioso e commuovente il Santino che porta al verso la firma autografa del bisnonno di Gregorio: Giuseppe-Pippo, come affettuosamente veniva chiamato in Famiglia- Giarrusso: è un bellissimo Santino di San Giuseppe, il suo Santo Protettore, cui egli fu particolarmente devoto e legato da profonda e sincera affezione.
Licodia Eubea ha un’assai antica, esemplare tradizione di fervente devozione Cristiana e molte sono le personalità illustri, come generosi benefattori, personalità del Clero e laici che la Storia della Città ci tramanda con schietto senso di fierezza.
Visitare Licodia Eubea è un salutare, rigenerante tuffo in un passato ricchissimo di Storia e di antico folclore: la cucina licodiese, ricca di gustosi piatti dell’antica tradizione rurale e contadina dei secoli passati, offre ai suoi Ospiti menù sostanziosi e prelibati, come la patacò, una specie tipicamente locale di polenta, resa assai gustosa con l’aggiunta di salsiccia e broccoli ed un ricco condimento, assolutamente da gustare accompagnata da un buon bicchiere dell’ottimo e pregiato vino locale.
L’ Amico e Collezionista Gregorio, Licodiese D.O.C. di antica tradizione, è l’ideatore e il webmaster di un bellissimo Sito, di recente ampliato e rinnovato:
https://sites.google.com/site/santinidacollezionegiarrusso/ ; qui potrete ammirare la Collezione completa dei suoi Santini.
Mettetevi comodi, cari Amici: Vi lascio ora in sua compagnia, tra fresche folate di brezza marina e delizioso profumo di zagara, per ascoltare direttamente da lui la bella Storia della sua Collezione ….

Paola Galanzi


La Storia della COLLEZIONE DI SANTINI DI GREGORIO GIARRUSSO

La Collezione di Santini di Gregorio Giarrusso ha avuto inizio ufficialmente nel 2000 / 2001, periodo in cui un numero esiguo di Immagini sacre furono ritrovate in un vecchio armadio, dove erano state conservate e dimenticate per anni. I Santini ritrovati al tempo erano perlopiù d'epoca .La maggior parte risalgono alla fine del 1800 e agli inizi del 1900. Queste Immagini sacre trovate in quel posto, erano state accumulate negli anni al punto da formare una vera e propria raccolta . Appunto per questo, in realtà, la Collezione di Gregorio Giarrusso, o almeno una piccola parte di essa, ebbe inizio precedentemente all'anno 2000, all'incirca un novantina di anni prima, quando i bisnonni e poi il nonno di Gregorio Giarrusso cominciarono a conservare questi Santini in un unico posto. Naturalmente la raccolta iniziata prima era solo un modo di raggruppare i Santini senza nessun preciso progetto di collezionare. Ugualmente quel primitivo gruppo di immagini ritrovate diede il lancio determinante alla Collezione odierna. Gran parte dei Santini ritrovati nell'armadio interessavano Licodia Eubea, proprio perchè furono evidentemente raccolti durante le Feste locali sin dal 1909, anno in cui la famiglia Giarrusso si stabilì definitivamente a Licodia . Un’altra esigua parte dei Santini ritrovati è formata da antiche Immagini tipografiche in bianco e nero raffiguranti il SS. Sacramento, la Madonna e altri Santi. Sono molte le Immagini sacre che raffigurano i Santi venerati nei paesi limitrofi a Licodia Eubea , come Grammichele , Militello V. C. , Mineo , Vizzini e molti altri ancora. Tra questi Santini spicca la pagina iniziale di un antico Messale latino risalente al 1775. Il testo doveva parlare di ricognizione canonica, (come viene illustrato in un' Immagine). Questo pezzo così speciale appartenne al bisnonno di Gregorio Giarrusso , Giuseppe, il quale lo ebbe in regalo dai Frati Minori Cappuccini del Convento di Licodia Eubea . La Collezione durante gli anni 2004/05, non ebbe grandi ampliamenti , anzi ebbe quasi un periodo di crisi o di abbandono, anche se l'opera di raccogliere Santini e di catalogarli andò avanti, ma in minima parte. Già dal 2007 la Collezione di Gregorio Giarrusso ricomincia a crescere . Infatti dai 300 Santini degli anni passati , in pochi mesi si arriva ai 500 con la risistemazione e il miglioramento di conservazione dei pezzi più antichi. Il vero miglioramento generale avviene però negli anni 2008 e 2009, anni in cui la Collezione non solo subisce un forte incremento, ma anche una catalogazione dei pezzi più accurata e precisa . In pochi mesi del 2008 si supera infatti la quota di 600, fino ad arrivare ai 700 del 2009 e, durante i mesi estivi dello stesso anno, al traguardo dei 1000 pezzi da Collezione. Questo grosso incremento nella crescita della Collezione avvenuto negli ultimi anni, è dovuto alla collaborazione di Amici Collezionisti di tutta Italia e in particolare della Sicilia. E' stato ed è importante l'aiuto dato dai Parroci di Licodia Eubea nel fornire Santini locali e di altre zone vicine. Inoltre è giusto ricordare una donazione di circa 50 Immagini sacre, interamente d'epoca, fatta alla Collezione nel novembre 2009. Oggi la Collezione conta un totale di circa 15 albums e di altri tipi di raccoglitori per immagini. Inoltre, la Collezione è suddivisa nella sezione d'epoca, in quella dei seriali, in quella delle Immagini sacre di varia provenienza e in quella riguardante Licodia Eubea. Sicuramente la parte più importante della Collezione rimane la sezione d'epoca che ultimamente, tramite l'acquisto di alcuni pezzi molto antichi, ha aumentato , seppur nel suo piccolo , il suo prestigio. La Collezione nell'ultimo censimento dell'agosto 2010 ha raggiunto il numero di 1753 immagini sacre e all'incirca 400 pezzi d'epoca di valore.

Gregorio Giarrusso

martedì 21 settembre 2010

Guida all’acquisto sicuro nel Mercato del Collezionismo dei Santini: attuali quotazioni e valore delle varie tipologie di Santini in Europa

Sancta Theresia et Sancta Clara
Rarissimo e straordinario canivet intagliato " au canif "su spessa pergamena, con coloritura a mano e lumeggiatura in prezioso oro zecchino.
Area claustrale Francese, inizi sec.XVIII
Collezione privata Galanzi

Lo spunto per questa “Guida on line”- semplice e di pronto uso- mi è stato fornito da Antonio, un neo-Collezionista di Santini e Immagini devozionali e Lettore ormai abituale del Blog; Antonio, un po’ perplesso e disorientato da prezzi e quotazioni personali che impazzano sul web- con particolare riferimento ai vari siti di vendite on line- mi ha contattato via e-mail chiedendomi: “Mi aiuti a conoscere il reale attuale valore e la relativa quotazione dei Santini in ambito del Mercato cartaceo Internazionale?”
Con piacere cercherò oggi di dare all’amico Antonio – con la speranza di fare cosa utile anche a tutti gli altri neo-Collezionisti del genere - le richieste delucidazioni ed informazioni.
Vostri interventi, notizie e pareri consoni all’argomento verranno da me pubblicati, andando naturalmente a completare tale “Guida on line del Collezionista di Santini e Immagini devozionali”.
Premetto doverosamente che è spesse volte il Collezionista a dare il valore-si badi che ho scritto “il valore” e non la reale quotazione- al “pezzo” prescelto, spinto dalle motivazioni più varie: perché è “l’ agognato pezzo mancante per completare la serie XY in Collezione", oppure, "per la bellezza straordinaria del manufatto e la sua particolare ricercatezza", o magari ancora, perché, "pur rientrando in una tipologia specifica già presente in Collezione in vari esemplari, esula per un qualche dettaglio dalla tipologia stessa", quasi creando un prezioso “unicum”, ben degno di essere ospitato con tutti gli onori nella Collezione.
Ma al di là delle personali emozioni che riesce un’Immagine devozionale di particolare pregio e bellezza- parametri questi, peraltro, sempre individuali e soggettivi - a suscitare nel sensibile cuore del Collezionista, inducendolo a valutare personalmente oltre ogni equa e oggettiva stima il “pezzo”, bisogna necessariamente imparare ad “autoregolare” tanto nobile entusiasmo, proprio per evitare, a compravendita oramai conclusa, di avere amare disillusioni; ecco che infatti il Santino acquistato pagandolo un occhio della testa presso il venditore XY nel mercatino YZ, lo ritroviamo IDENTICO nel sito ABC- magari anche in ben migliori condizioni di conservazione- proposto a meno della metà del caro prezzo da noi pagato; chi di noi non ha avuto almeno una volta nella storia della propria Collezione tale amara esperienza ?
Cercherò ora con ordine di individuare insieme alle principali tipologie di Santini e Immagini devozionali, la loro effettiva ed attuale quotazione, in linea con la media risultante da comparazione tra vendite effettive delle più note Case d’Asta Antiquarie Internazionali, mercatini vari e siti di compravendita sul web.

IL CANIVET e i MANUFATTI in generale
E’ qui d’obbligo, per onesta e trasparente informazione proprio ai Neofiti di questo genere collezionistico, fare subito una netta distinzione tra Canivet e, in generale, Santino e/o Immagine devozionale manufatti, su CARTA e su PERGAMENA; mentre infatti i primi (sia i Canivets che i Santini manufatti) detengono e mantengono stabilmente nell’intero panorama europeo del Mercato cartaceo antiquario, quotazioni che oscillano da un minimo di Euro 90-100 ad un massimo di Euro 150-220 per i più ricchi nell’intaglio e nella decorazione della miniatura centrale e, non per ultimo, nell’importantissimo stato di conservazione, i secondi, realizzati sulla nobile pergamena, oscillano attualmente tra quotazioni minime di Euro 150-200 fino ad Euro 2000 ed oltre, valore questo dettato anche dalla particolare rarità stabilita dalla difficoltà a reperire il pezzo in tutto il Mercato internazionale; un esempio valido a tal proposito è ben rappresentato dal rarissimo ed assai ricercato Canivet di provenienza claustrale a forma di ventaglio, di produzione tipicamente Francese dei secoli XVII e XVIII: un esemplare straordinario su pergamena di particolare bellezza e rarità, con due miniature, un intaglio particolarmente fine ed elaborato e una lumeggiatura realizzata nella tecnica cosiddetta “a conchiglia” in autentica polvere di oro zecchino, è stato nel mese di luglio battuto presso un’antica Casa d’Aste Antiquaria della Svizzera per Euro 2200.
Pezzi, come già detto, estremamente rari che con tutti i diritti possono considerarsi UNICI, proprio per la loro caratteristica saliente di MANUFATTI.

I ricercatissimi SANTJES (o SANCTJES): magistrali incisioni a bulino su rame su CARTA e su PERGAMENA delle Fiandre
Come già ben noto ai Collezionisti di vecchia data, databili dei secoli XVII e XVIII, amati ed assai ambiti, i Santi Fiamminghi meritano bene di essere inseriti tra i primi posti della graduatoria di quotazione; anche in questo caso è tuttavia importante stigmatizzare la differenza tra SANCTJES su CARTA e SANCTJES OP PERKAMENT, cioè su PERGAMENA. Mentre i primi affermano una quotazione europea tra un minimo di Euro 45-50 ed un massimo di Euro 70-90, i secondi, stampati e colorati a mano sulla pregiata pergamena, similmente agli anzidetti Canivets intagliati sulla medesima materia, vengono attualmente venduti quasi ovunque in Europa- eccezion fatta per i Mercatini locali del Belgio, dove ancora è possibile realizzare talvolta qualche autentico affare- con prezzi che mediamente, ma ancora una volta possiamo dire stabilmente, oscillano da un minimo di Euro 110-130 fino ad un massimo di Euro 500.

I raffinati Santini “merlettati” o “di pizzo” altrimenti detti, semi-manufatti della Francia Romantica del secolo XIX, ossia i Santi delle grandi Tipografie in accesa competizione tra loro nelle aree strategiche di Rue Saint Jacques et Rue Saint Sulpice a Parigi: Maison Basset, Jean, Pillot, Letaille, Dopter, Felix, Villemur, Vaurs, Bouasse-Lebel, Turgis,Bertin, Bes et Dubreuil, Pannier, Blot, Boumard, Chanson etc.
Particolarmente ricercati ed assai collezionati dai Collezionisti di tutta Europa, con il primato assoluto detenuto tuttavia saldamente dai Collezionisti Italiani, sono i "Santini di pizzo" alias "merlettati", propriamente semi-manufatti realizzati meccanicamente su carta a punzone e a pressa con bellissime siderografie centrali colorate a mano.
Tra questi, che rappresentano di fatto la grande, imbattibile, massiccia presenza sul Mercato cartaceo internazionale, vanno però segnalate all’ attenzione dei Collezionisti due grandi precisazioni: la prima-di natura per così dire “tecnica”- riguarda la netta distinzione esistente tra “Merlettati ” semplici e Santini della stessa famiglia noti ai Collezionisti con la denominazione francese di “Images pieuses à systéme”- ovvero dotate di un vero e proprio “sistema”compositivo e strutturale nella sfera innovativa ed originale del tridimensionale applicato al Santino, nell’ottica, come si è detto, estremamente competitiva tipica del mercato tipografico francese dell’epoca, atto ad attirare l’attenzione del fruitore o destinatario ultimo suscitando stupore e infantile meraviglia.
Ma cerchiamo ora di adentrarci più nel dettaglio nella tipologia dei “Santini di pizzo” o “merlettati”: tra essi, assai rari e attualmente particolarmente ricercati dai Collezionisti Francesi ed Italiani in particolare, sono i cosiddetti “Santini a teatrino”; tra gli esemplari noti ed attualmente in esposizione permanente nelle Sale di importanti Musei di Tradizioni popolari della Francia e del Belgio- ricordo qui ai Lettori il celebre Museo di Piconrue, nella Regione della Bastogne, in Belgio, la ricchezza ed il pregio della cui Collezione di Immagini devozionali ha permesso la realizzazione di un’importante Mostra cui è seguita la pubblicazione di un interessante Opera dal suggestivo titolo “IMAGIERS DE PARADIS-Images de la piété populaire du XVe au XXe siécle", Credit Communal, 1990
Si annoverano, tra questi, esemplari realizzati e firmati dalla celebre Maison Basset, Dopter, e dall’ancora più famosa, - grazie al meraviglioso libro-capolavoro dell’amico Flavio Cammarano e Aldo Florian “Santini e Storia di un Editore parigino. Maison Bouasse-Lebel”-Marene (CN), 2009- Maison Bouasse-Lebel; rari, anzi davvero rarissimi, tali straordinari Santini, realizzati su carta abilmente stratificata e quasi con talento ingegneristico collegata tra i vari livelli da geniali e originalissimi sistemi di linguelle a scomparsa, acquerellata a mano e resa incredibilmente unica e sorprendente dall’attento lavoro di collage di piccoli elementi decorativi d’oro e d’argento, muschio, carta di riso perfettamente plissettata e delicata polvere di vetrini iridescenti per conferire luce e splendore, hanno una quotazione molto alta, stimata attualmente tra i 150 e i 200 Euro.
I più modesti, anche se pur sempre preziosi e raffinati "Merlettati con siderografia centrale colorata a mano", sono attualmente quotati da un minimo di Euro 25-30 ad un massimo di Euro 45-80 per i più belli.
Decisamente inferiore la quotazione dei "Merlettati con siderografia in bianco e nero"; presenti ormai in quantità "industriali" sul Mercato Francese delle aste on line, vengono proposti a prezzi “stracciatissimi” a partire da appena 1 Euro e venduti a fine asta per pochi Euro: da 1 a 10-18 Euro al massimo.
Appartengono a questa medesima categoria i modelli più ricercati di Santini-Ricordo di Prima Comunione, nelle duplici versioni per Comunicanda e relativo simile al maschile.
La quotazione per tali Santini “Souvenir de Premiére Communion” è tuttavia decisamente inferiore ai "Santini a teatrino": dai 25 Euro per i merlettati semplici ai 120 Euro al massimo per i modelli tridimensionali di grandi dimensioni e assai più elaborati.
Cito, infine, gli amati “Santini su pasta d’ostia” o direttamente “su ostia”: doni semplici, simbolici di gratitudine e riconoscenza a generosi benefattori, di provenienza per lo più conventuale- eccezion fatta per gli esemplari prodotti dal secolo XIX fino agli inizi del successivo XX dagli Editori parigini Aubry, M.Genoux e lo stesso Emile Bouasse Jeune, rientranti nella tipologia dei SEMI-MANUFATTI, tali devote Immagini, celebranti ordinazioni sacerdotali, Prime Comunioni e diffusamente, anche messaggi amorosi o d’amicizia, sono oggi quotate da un minimo di 20-25 Euro per le meno elaborate fino a raggiungere un massimo di 40-50 Euro per le più belle, spesso impreziosite da raffinati collages di piccole scaglie di vera madreperla.

PRAGA e i Santini dei grandi incisori Praghesi e Boemi della prima metà del secolo XIX: Sigmund Rudl, Josef e Leopold Koppe, Maulini, Morak, Noworodhasky, Pachmayer, Pischel etc.
Maestosi , rari e apprezzati come i pregiati Boleti della flora boschiva, sono le bellissime incisioni al tratto e al puntinato e le xilografie acquerellate a mano, lumeggiate con rapide e precise pennellate d’oro e di lacca di cina, con i Santi più amati del Cristianesimo che si affacciano da eleganti bifore goticizzanti, preziosamente racchiusi entro cornici d’ oro pressato.
Sono i Santini firmati Rudl, Koppe, Maulini; i primi, insieme ai Koppe realizzati con figure in oro goffrate (cioè "in rilievo", sempre creati "a pressa") e con la nota ed immancabile tipica coloritura a mano, sono attualmente quotati da un minimo di Euro 70 fino ad un massimo di Euro 150-200, per i modelli ovviamente più elaborati ed esclusivi.

Martin Will, Josef Busch, Josef Kempter, Gleich, Grueber, Remele, Harrer, Klauber: le ammirate incisioni asburgiche del secolo XVIII
Mercato, questo, estremamente variabile: un’incisione firmata da Josef Busch su carta con coloritura a mano, va attualmente da un prezzo di Euro 45-50 nei noti siti di compravendita on line fino ai 250-300 Euro richiesti senza batter ciglio da privati Antiquari Italiani ed Europei; il “primato” del prezzo massimo va comunque agli Antiquari cartacei nazionali. Simile, pur se leggermente inferiore, la quotazione per “pezzi” firmati Kempter.
Decisamente più alte a livello internazionale- con particolare riferimento al Mercato Antiquario cartaceo Tedesco, Svizzero e Austriaco, i famosi e ricercati “SPICKEBILD” (ovvero “Immagine a strati”); particolarmente rari ed apprezzati sono quelli che recano la nota firma dell’incisore asburgico HARRER: le quotazioni attuali attribuiscono a tale originale tipologia, tipica e caratteristica del suddetto Incisore, un valore che si mantiene saldo tra gli 80 Euro e i 150-180 Euro per i modelli più raffinati e più riccamente decorati con le famose “METALFOLIE”, sottili lamine di metallo, dai caldi e caratteristici colori del rame, oro ed argento.
Ancora più rari dei precedenti e oramai esclusivo appannaggio di Collezioni Museali –ricordate il mio articolo sul WESTFRIES MUSEUM ?- sono infine le Immagini devote “habillées”(cioè “vestite”) con scampoli di preziosi broccati, di rasi, velluti e sete esclusive intessute di fili d’oro e d’ argento, spesso-per gli esemplari giunti incorrotti sino a noi- firmati dall’ incisore I.G.Grueber: uno di essi, di straordinario pregio e bellezza è stato battuto presso un’antica Casa d’Aste Tedesca per Euro 300.
In netto calo le incisioni Klauberiane, con quotazioni oscillanti al momento tra un valore MIN. di Euro 30 ed un MAX. di Euro 50.

SANTINI e IMMAGINI DEVOZIONALI Italiane dei secc. XVII-XVIII e XIX: bellissime xilografie e incisioni su rame e acciaio ancora poco conosciute e per questo troppo poco apprezzate: I Remondini di Bassano del Grappa, Luigi Agricola e i Santini dello “Stampa-Santi“ Agapito Franzetti a Torsanguigna a Roma
Ho citato solo due tra gli Stampatori Italiani più famosi e prolifici di belle e diffuse stampe devote. Attivi, il primo dal sec.XVII fino al 1860, il secondo dalla seconda metà del sec. XVIII al successivo.
I SANTI dei REMONDINI di Bassano- vedi miei due articoli e VIDEO qui sul Blog - sono come l’Araba Fenice: tutti ne parlano ma nessuno- o quasi….- li ha visti….eccezion fatta per i cari Amici Collezionisti Lucio e Patrizia che hanno avuto il privilegio di poterli ammirare in esposizione presso lo splendido MUSEO REMONDINI di Bassano del Grappa, insieme forse a qualche altro fortunato Collezionista che ha avuto modo di visitare il medesimo Museo.
Qualora esistessero ancora dei REMONDINI autentici in giro, ritengo – credo a giusta ragione- che i fortunati detentori li cederebbero sicuramente a cifre “da capogiro”, inaccessibili a noi comuni mortali….
Belle incisioni in bianco e nero a bulino ma per la maggior parte su lastra d’acciaio su spessa, bella carta vergellata, prodotte in numero alquanto considerevole di copie nel secolo XIX e recanti il nome dell’Artista-Incisore Romano Luigi Agricola e dello Stampatore Agapito Franzetti- che documentatamente ebbe tra l’altro frequenti rapporti di lavoro con gli illustri Stampatori Bassanesi- sono attualmente reperibili sul Mercato cartaceo nazionale ed Internazionale a costi piuttosto contenuti: da un minimo di Euro 15-18 ad un massimo di 80-110 Euro.

I SANTINI –ACQUEFORTI di Jacques Callot
Le acqueforti originali del Genio di Lorena sono – e comprensibilmente !- appannaggio rigorosamente esclusivo di Musei di Francia e d’America, con qualche pezzo notevole custodito in diversi Musei in Firenze.
Presenti e reperibili sul Mercato sono delle ristampe del sec.XVIII, ma soprattutto XIX: quotate da un minimo di Euro 40-45 ad un massimo di 80-100.


I deliziosi Santini manufatti raffiguranti GESU’ BAMBINO nel “porte-enfant” (Gesù Bambino in fasce) e GESU' FANCIULLO VESTITO: un’originale ed esclusiva creazione orgogliosamente Italiana nata dalla profonda devozione conventuale al Bambino Gesù dei secc. XVIII- XIX e XX
Amati, ricercati e super-collezionati: i Collezionisti Italiani partecipanti a qualche asta su siti on line difficilmente cedono a “colleghi” Europei un raro Santino di Gesù Bambino in fasce o Gesù Fanciullo vestito; manufatti con amorosa cura e molteplici e straordinarie tecniche applicate alla carta (il collage, il ritaglio, l’intaglio, la puntinatura ad ago), autentiche creazioni nate dall’Amore devoto e dalla spiritualità candida e semplice delle Suorine Italiane nei Conventi dei secc. XVIII-XIX e XX, i Santini del piccolo Gesù – sempre più rari e di esclusiva pertinenza del Mercato Antiquario cartaceo nazionale- detengono, con merito, ben salda una quotazione che va attualmente da un minimo di Euro 120-150 fino ad un massimo di Euro 180-250 per gli esemplari più preziosi e raffinati.
Le xilografie di EPINAL: bellissimi Santini singoli o intere, preziose PLANCHES di Santi e soggetti religiosi di Francia del secolo XIX
I Collezionisti Francesi e, a pari merito, quelli Italiani ne sono letteralmente affascinati; vuoi per le belle incisioni,vuoi per i colori particolarmente brillanti e vivi, così tipicamente caratterizzanti l'epoca e la città di produzione, EPINAL appunto, che da il nome a questa bella e distinta tipologia di Immagine devozionale.
Tra i vari Stampatori,operanti nella città suddetta per tutto il secolo XIX, il più famoso e degno di nota fu sicuramente PELLERIN; portano la sua firma famose PLANCHES ("tavole" di grandi dimensioni, con più soggetti sacri), stampate sulla caratteristica carta, particolarmente sottile e delicata anch'essa distintiva di uno stile che contrassegnò un'epoca della Francia.
Le attuali quotazioni del Mercato cartaceo internazionale- peraltro piuttosto instabili- stimano un Santino di produzione EPINAL dai 18-20 Euro fino ai 40-80 Euro e più, in base ai Santi o ai soggetti sacri ivi raffigurati, soprattutto se di particolare rarità.
Le MINIATURE: rare e museali Immagini devozionali di provenienza claustrale, manufatte su carta e su pergamena in area Europea nei secc. XVII e XVIII
Chi tra noi tutti non sogna di possedere almeno un Santo in Miniatura la cui bella e sorridente effige ci rassicura guardandoci benevola dalla pergamena o dalla carta colorata?
Alquanto rare in Italia ma normalmente presenti sul Mercato Antiquario cartaceo di Germania, Austria e Svizzera, le Immagini devozionali in Miniatura detengono quotazioni notevolmente alte: da un minimo di Euro 90-160 per quelle realizzate su base di carta vergellata, acquerellate a mano, ad un massimo di Euro 150-500 per quelle realizzate sulla preziosa pergamena e lumeggiate nei dettagli in pregiato oro zecchino.

I Santini con Reliquia “ex-indumentis
Molti sono i Collezionisti Italiani e Stranieri che collezionano i Santini con Reliquia ex-indumentis
Rarissimi gli esemplari realizzati manualmente in ambienti conventuali nei secc. XVII e XVIII, la cui quotazione è, comprovatamente agli esiti conclusivi di Aste Internazionali, fissa su valori dagli 80 ai 100 Euro in su, diversa e decisamente inferiore è l’attuale stima che fa il Mercato per la restante moltitudine di Santini di questa tipologia stampati nei secc. XIX e XX: da un minimo di 6-8 Euro ad un massimo di 30-40 Euro.

I LUTTINI
Particolarmente diffuso nel Belgio e nei Paesi Bassi il Collezionismo di LUTTINI; visitando le pagine in queste due nazioni riservate alla categoria specifica del Collezionismo di Santini in noti siti di aste on line ci si stupisce per il gran numero di luttini, dal secolo XIX fino ai giorni nostri, presenti su tali pagine e persino corredati di fotografia del defunto; personalmente non condivido l’ostentazione plateale della foto di un Caro estinto….ma al di là di miei personali e quindi opinabili pareri, andando a fondo nella ricerca delle radici di una simile usanza diffusa in particolare in questi due Paesi d’Europa, ho scoperto una cosa molto interessante: i Belgi e gli Olandesi collezionano Luttini per la ricerca delle proprie radici genealogiche: interessante e quantomeno lodevole, non trovate?
I LUTTINI occupano dunque nel Mercato Antiquario cartaceo di questi due Paesi Europei una fetta assai rilevante: le loro quotazioni vanno da pochi euro sino a 100-150 Euro per i più datati e lontani nel tempo.

Il trionfo delle CROMOLITOGRAFIE nei secc. XIX e XX: SANTA LEGA EUCARISTICA, i POCHOIR di GIOVANNI MESCHINI e le serie minori AR, Eb etc.

ANNUNCIO: Per queste Case Editrici, non essendone personalmente collezionista, sarò grata sin d’ora a qualche amico Collezionista “esperto” che possa a tutti fornire tali notizie, a completamento di questa carrellata di quotazioni che saranno sicuramente di utile orientamento agli amici neofiti.
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SCHEMA RIEPILOGATIVO DELLE QUOTAZIONI DELLE PRINCIPALI E PIU’ COLLEZIONATE TIPOLOGIE DI SANTINI ED IMMAGINI DEVOZIONALI CONFORME ALL’ATTUALE ED EFFETTIVO ANDAMENTO DEL MERCATO ANTIQUARIO CARTACEO INTERNAZIONALE
(RILEVAZIONI RELATIVE A ITALIA ED EUROPA)
N.B. QUALUNQUE VARIAZIONE NELLA QUOTAZIONE VERRA' IN QUESTO SCHEMA AGGIORNATA DIPENDENTEMENTE DALLE NUOVE RILEVAZIONI E TENDENZE DEL MERCATO CARTACEO ANTIQUARIO INTERNAZIONALE.
  • CANIVET intagliati “au canif” e Santini e/o Immagini devozionali MANUFATTE SU CARTA : MIN: € 90/100 MAX: € 150/220
  • CANIVET intagliati “ au canif” e Santini e/o Immagini devozionali MANUFATTE SU PERGAMENA: MIN: € 150/200 MAX: € 2000 <
  • INCISIONI FIAMMINGHE SU CARTA- MIN: € 45/50 MAX: 70/90
  • INCISIONI FIAMMINGHE SU PERGAMENA- MIN: € 110/130 MAX: € 500>
  • SANTINI A TEATRINO e comunque SANTINI “A SYSTEME” (vedi descrizione)-MIN: €150 MAX: 180/ € 200
  • SANTINI “MERLETTATI” O “DI PIZZO” altrimenti detti: con siderografia COLORATA A MANO - MIN: € 25/30 MAX: € 45/80
  • SANTINI “MERLETTATI” o “DI PIZZO” altrimenti detti: con siderografia IN BIANCO E NERO- MIN: € 1/7 MAX: € 10/18
  • SANTINI-RICORDO DI PRIMA COMUNIONE- MIN: € 25 MAX: € 120
  • SANTINI SU PASTA D’ OSTIA o SU OSTIA – MIN: € 20/25 MAX: € 40/50
  • SANTINI PRAGHESI: INCISIONI E XILOGRAFIE SEMPLICI - MIN: € 18/25 MAX: € 40/45
  • SANTINI PRAGHESI: CORNICI ED ELEMENTI IN ORO A PRESSA- MIN: € 70 MAX: € 150/200
  • INCISIONI ASBURGICHE-MIN: € 45/50 MAX: € 250/300
  • SPICKEBILDER- (firmate da J.HARRER A.V.)- MIN: € 80 MAX: 150/180
  • INCISIONI FIRMATE KLAUBER, A.V.- MIN: € 30 MAX: € 50
  • INCISIONI ASBURGICHE “VESTITE”(firmate da GRUEBER, A.V.)- MIN: € 150 MAX: € 230/300
  • SANTINI REMONDINIANI- MIN: NC MAX: NC
  • INCISIONI ITALIANE SU RAME E/O ACCIAIO SECC. XVIII-XIX- MIN: 15/18 MAX: 80/110
  • SANTINI –ACQUEFORTI DI JACQUES CALLOT-
  • ORIGINALI: MIN: NC MAX: NC
  • RISTAMPE DA LASTRA ORIGINALE SU RAME DEI SECC. XVIII E XIX- MIN: € 40 MAX: € 80/100
  • GESU’ BAMBINO MANUFATTO NEL “PORTE-ENFANT”o GESU' FANCIULLO VESTITO- MIN: € 120/150 MAX: 180/250
  • XILOGRAFIE DI EPINAL (FRANCIA)- MIN: € 18- 20 MAX: € 40-80<
  • MINIATURE-SU CARTA- MIN: € 90 MAX: € 160
  • MINIATURE SU PERGAMENA- MIN: € 150 MAX: € 500
  • SANTINI CON RELIQUIA (FIORI O PICCOLI PEZZETTINI DI STOFFA “EX-INDUMENTIS”)- MIN: € 6/8 MAX: € 30/40
  • LUTTINI-MIN: € 6/10 MAX: € 100/150 (TALE QUOTAZIONE E’ RELATIVA ALL’ATTUALE MERCATO DI BELGIO E PAESI BASSI) –
  • QUOTAZIONE IN ITALIA: NC
  • CROMOLITOGRAFIE SANTA LEGA EUCARISTICA, SANTINI “POCHOIR” FIRMATI GIOVANNI MESCHINI, AR, EB, ETC. : IN SOSPESO

Paola Galanzi

domenica 19 settembre 2010

Iconofilia e Culto Mariano: Santissima Maria Bambina: un’importante testimonianza del culto devoto, databile del sec.XVI, a Lei dedicato nell’antica Abbazia di Monte Oliveto Maggiore


Immersa nell’inimitabile ed unico paesaggio di cipressi secolari del Chianti e la ricchissima fauna avicola e selvatica, che sin dall’epoca Etrusca offrì spunto a Poeti e Pittori per la realizzazione di importanti Opere e splendidi affreschi, a pochi chilometri da Siena sorge, maestosa e rassicurante, la medievale, incantevole Abbazia dedicata a Maria Santissima Bambina.
Fu in data del 26 Marzo 1319, a circa trenta chilometri da Siena,che in una zona deserta denominata Accona, di proprietà della Famiglia Tolomei di Siena- in Diocesi di Arezzo- veniva fondato il Monastero di Sancta Maria de Oliveto in Acona da tre nobili Senesi: Bernardo Tolomei (1272-1348), Patrizio Patrizi (+1347), Ambrogio Piccolomini (+1348) e alcuni loro amici, i quali, come segno di devozione alla Vergine Maria, vestirono l’abito monastico bianco e scelsero come norma di vita la Regola di San Benedetto.
Anche la Chiesa dell’ erigendo Monastero Benedettino veniva dedicata alla Madonna.
La devozione al Mistero della Natività della Madre di Dio risale probabilmente agli inizi del 1500.
La grande pala dell’altare maggiore che raffigura la Natività di Marla è dovuta al pennello di Giacomo Ligozzi, discepolo di Paolo Veronese, eseguita nel 1598.
Un affresco più antico che ritrae il medesimo episodio, di un allievo del Sodoma è situato nella Cappella privata dell’Abate Generale.
Nella Cappella laterale sinistra della Chiesa Abbaziale, dedicata al
Beato Bernardo Tolomei, si conserva un venerando Simulacro di Maria Bambina. Fu modellato in cera dalla Venerabile Suor Chiara Isabella Fornari (1697-1744), Clarissa del Monastero di Todi, e da lei donato al suo confessore, l’Abate Olivetano Don Isidoro Gazzali di Genova (1693-1761), il quale nel 1755 lo donò alla Chiesa dell’Abbazia di Monte Oliveto Maggiore.
Anche la Santa Bambina in tempi non lontani ha subito l’esilio come gli stessi Monaci.
Alla soppressione del Monastero (1808) fu presa in consegna da una Famiglia Senese; rimase lontana dal suo Santuario fino al 19 Luglio 1818, anno in cui fu restituita al Monastero con grande gioia dei Monaci e dei Fedeli.
La Festa della Natività di Maria, titolare della Chiesa Abbaziale e Patrona dell’ Abbazia territoriale di Monte Oliveto Maggiore, è sempre celebrata con grande solennità il giorno 8 di Settembre di ogni anno.
Per quelli che tra Voi, cari Amici Collezionisti e Lettori, hanno la fortuna di vivere nella mia amata Terra di Toscana, ma estendendo l’invito anche a chi, magari per un fine settimana all’insegna della pace e del relax decidesse, pur vivendo in altre belle Regioni d’Italia, di eleggere a meta di una breve vacanza l’antica ed incantevole Terra di Etruria, propongo vivamente di fare visita agli Amici Monaci Benedettini dell’Abbazia di Monte Oliveto:
http://www.monteolivetomaggiore.it/

oltre a beneficiare spiritualmente della loro saggia ed illuminante vicinanza e poter ulteriormente approfondire la conoscenza sul culto dedicato a Maria Bambina, personalmente ammirando la delicata Immagine in cera amorosamente custodita dai Monaci nella loro Chiesa, potrete godere della tipica e squisita Ospitalità Benedettina presso l’Agriturismo dei Monaci, situato nell’antico e pittoresco Borgo Medievale di Chiusure di Asciano (Siena), immersi in una natura e in un’atmosfera di pace che non hanno eguali: http://www.monteolivetomaggiore.it/agrituri.html
E prima di tornare a casa non dimenticate di portare a familiari ed amici, i prodotti naturali prodotti con tanto amore dal lavoro instancabile e paziente dei Monaci: olio extra-vergine di oliva, farro e vino d.o.c. http://www.monteolivetomaggiore.it/azienda.html
….oltre, naturalmente, a bellissimi Santini-Ricordo di Maria Santissima Bambina......

Il mio grazie particolare al Rev.mo Padre Roberto Donghi O.S.B., per i bellissimi Santini di Santa Maria Bambina e per le preziose notizie che hanno reso possibile la realizzazione di questo articolo.
Buona Domenica di pace e Serenità a tutti Voi !


Paola Galanzi

domenica 12 settembre 2010

LA MOSTRA ON LINE: presentiamo oggi ai Collezionisti e ai Lettori i “SANTJES” preziose Immagini devozionali Fiamminghe su pergamena dei sec.XVII-XVIII


Sanctus Florianus Martyr
Straordinaria Immagine devozionale Fiamminga su pergamena con coloritura a mano.
Incisore: Anna Maria Bunuel- Anversa, seconda metà sec.XVII
Collezione privata Dr.Theo Breugelmans

NOTA: La Mostra on line relativa a questo articolo è stata spostata alla sezione omonima del Blog

Dopo il grande successo riscosso da “LA MOSTRA ON LINE”, inaugurata, come gli Amici Collezionisti ed i nostri Lettori ben ricorderanno, dalla meravigliosa ed esclusiva esposizione on line dedicata a San Carlo Borromeo del caro e stimatissimo Amico Dottor Carluccio Frison, Medievalista, stimato Docente, PROBOVIRO A.I.C.I.S.- ASSOCIAZIONE ITALIANA CULTORI IMMAGINETTE SACRE - e, naturalmente, grande Cultore del Collezionismo dei Santini e delle Immagini devozionali, desideriamo oggi augurare una serena Domenica di Pace e Bene a tutti con la bellezza di un VIDEO realizzato grazie alla collaborazione entusiasta e partecipe dell’Amico Dr.Theo Breugelmans, Docente di Storia nell’antica regione Belga delle Fiandre e grande Collezionista Fiammingo D.O.C. di antiche Immagini devozionali.
I Santini tramandano, insegnandola, la Storia antichissima del Cristianesimo, facendosi Testimoni silenti ma estremamente espressivi e comunicativi della Parola di Dio e degli insegnamenti preziosissimi da Lui lasciati in eredità al Suo Popolo, affinchè possa questo esserne, a sua volta, Testimone vivente e partecipe.
In questa nuova splendida e veramente preziosa carrellata di ben 49 Immagini devozionali –SANTJES, in lingua Fiamminga- nate dalla magistrale perizia di bulini Fiamminghi su lastre di rame impresse dai torchi delle operose Stamperie di Anversa sulla nobile pergamena nei secoli XVII e XVIII, acquerellate a mano con brillanti colori dati a pennello con inimitabile Maestria, e illuminate con oro prezioso, i Collezionisti di vecchia data, ma ancor più i Neofiti, che si avvicinano ora per la prima volta a questo nobile genere di devoto Collezionismo, e gli stessi casuali Lettori- cui va il mio più caloroso e cordiale Benvenuto- che giungono sul Blog magari fortuitamente, scoprendo l’incantevole Mondo abitato dalle antiche Immagini devote dei Santi amati dal Popolo Cristiano, troveranno Pace e balsamo per la vista e per l’Animo.
Un nuovo amico Lettore di nome Beniamino- cui va il mio più fraterno Benvenuto- ha scritto nel suo bellissimo commento di augurio al Blog una grande e profonda verità: “ SANTINI SI, MA GIGANTI NELL’ESEMPIO E NELLA FEDE”.
Nel rinnovare a tutti l’ Augurio sincero di trascorrere congiuntamente alla Famiglia e ai Vostri cari tutti una serena Domenica, Vi lascio in compagnia di questa seconda interessantissima “MOSTRA ON LINE”, ringraziando ancora una volta l’Amico Dr.Theo Breugelmans per il suo generoso apporto e augurando a tutti Voi cari Amici una Buona visione…….




Paola Galanzi

domenica 5 settembre 2010

Iconofilia e Cultura: il Genio del vivo realismo popolare di Jacques Callot nelle Immagini devozionali

Jacques Callot
Incisione ex libris del secolo XVIII



Molti furono nei secoli gli abili Artisti-Incisori che interpretarono, dipingendo o incidendo a bulino su legno e successivamente su lastra di rame, volti e intere scene allegoriche nella celebrazione di Santi della tradizione Cristiana e preziosissime Verità tramandateci dalle Sacre Scritture.
In epoca Rinascimentale fu Albrecht Dürer (Norimberga,1471-1528) in una Cattolica Germania già turbata e divisa dalle obiezioni Luterane, a dare vita nei suoi capolavori xilografici, così come nei suoi meravigliosi dipinti, a Sacre Immagini celebrative dell’antichissima tradizione Cristiana.
E mentre nell’antico Borgo veneto di Pieve di Cadore il giovane Tiziano Vecellio (1488-1576) ancora bambino, col succo ricavato da erbe e piccoli fiori di campo creava col pennello sulle mura della paterna casa volti di incantevoli Madonne, Santi assisi in trono e vezzosi putti dall’eteree ali, nella signorile Firenze Medicea, presso la Bottega di Domenico Ghirlandaio, Michelangelo Buonarroti (Caprese Michelangelo (Arezzo),1475-Roma,1564) appena giovinetto, apprendeva i rudimenti di quell’Arte che, nel trionfo pittorico della Creazione indelebilmente impressa nella volta della Cappella Sistina nella Chiesa di Pietro in Roma, per sempre ne avrebbero perpetrato il Genio.
Dalla morte di Michelangelo dovettero trascorrere ventinove lunghi anni prima che la città di Nancy, nella regione di Lorena in Francia, potesse partecipare alla gioia della nascita dell’undicesimo figlio di Jean Callot, Primo Araldo di Lorena.
Suo nonno, Claude, aveva sposato una nipote della Pulzella di Orléans- Giovanna d’Arco- e, per il suo coraggio, era stato elevato a nobili ranghi dal Duca di Lorena Carlo III.
A soli otto anni il piccolo Jacques Callot disegnava e colorava delle armi sotto gli occhi allibiti di suo padre.
Tanta era in lui la passione per il disegno che a scuola, mentre imparava a scrivere, fece un disegno di ogni lettera dell’alfabeto.
La A era la volta triangolare caratteristica della casa paterna, la B la paletta per rilevare la direzione del vento installata sul tetto dei loro vicini, e così via dicendo per tutte le altre lettere; preludi incantevoli di questa meravigliosa facilità creativa che ha fatto di Callot un uomo incredibile per la fecondità del suo Genio.
Ad appena dodici anni questo “enfant prodige”(“bambino prodigio”) aveva già disegnato a matita tutte le figure buffe o grottesche che aveva visto girare per le strade di Nancy: soldati fanfaroni, pellegrini, Avi di Tartuffe (“Tartuffe o l’ impostore”, celebre Commedia in cinque atti di Molière, pseudonimo di Jean Baptiste Poquelin (Parigi, 1622-1673), insigne drammaturgo Francese), domatori di orsi, cantori, saltimbanchi e bohémiens (artisti squattrinati, in senso lato).
Un bel giorno viene assalito dall’improvviso desiderio di visitare l’Italia, di cui tanto aveva sentito parlare, e parte, ad appena dodici anni.
Inizia così il suo viaggio, riposandosi su giacigli di fortuna in paglia, sulle soglie delle case, non di rado sotto il cielo stellato, ma pur sempre libero, godendo con lo sguardo del più pittoresco degli spettacoli, nel girovagare tra le strade ed i vicoli della Svizzera e di Milano.
A Lucerna trova ospitalità presso una comitiva di Artisti. Il caso, talvolta, porta fortuna…
Il piccolo Callot, ospitato da degli Artisti di strada, avrebbe da grande descritto con la sua Arte gli stessi….
A Firenze Callot lasciò i suoi amici bohémiens. Un gentiluomo piemontese, Ufficiale del Granduca, non poco sorpreso di vedere la figura delicata e i modi signorili di questo bambino nel mezzo di questa strampalata comitiva, gli offrì il suo appoggio e l’aiutò. Neanche aveva iniziato ad intravedere le mura della Città Eterna (Roma) che dei Mercanti di Nancy, amici della sua famiglia, lo riconobbero e a forza lo ricondussero con loro in Lorena.
Jacques scappa un’altra volta e riesce a rivedere l’Italia, ma viene riportato una seconda volta sotto il tetto paterno dal fratello maggiore.
La sua ostinazione riesce infine a vincere le resistenze della famiglia e segue l’ Ambasciatore di Lorena che doveva recarsi a Roma per annunciare al Papa l’ avvento al trono di Enrico II; Jacques Callot non ha che quindici anni: tornerà ricco, pieno di gloria, creatore di un genere unico al quale ha dato il suo nome, amico dei Granduchi di Firenze e ricercato dal Re di Francia Luigi XIII.
Questo grande Pittore di costumi, morto giovane, ha lasciato una quantità innumerevole di tavole: se ne stimano non meno di 1600.
Spirito focoso, impaziente, geniale, abbandona presto il bulino per adottare il genere dell’acquaforte, tecnica più pittoresca, più sbrigativa ed immediata, meno ribelle alla rapidità delle sue intuizioni. Lavora sotto diversi Maestri ma non da ascolto a nessuno se non a se stesso.
A furia di fare diversi schizzi, di rappresentare, come il vecchio Timante, (Timante di Citno, valente Pittore ateniese vissuto intorno al 430 a.C., famoso per aver dipinto con sensibile realismo la disperazione di Agamennone per il sacrificio di sua figlia Ifigenia) tanti elementi racchiusi in esigui spazi, presto si rese conto che il suo avvenire non era nella Pittura; d’altronde allora, nonostante i nobili tentativi del Carraccio, la Pittura era in decadenza.
Entra così nell’atelier di Thomassin, vecchio Incisore Francese che si era da tempo stabilito in Roma. L’incisione era all’epoca ancora un’Arte “in nuce”; fatta eccezione per Albrecht Dürer e qualche Incisore fiammingo, tutti gli altri Incisori assumevano a Maestro e modello Thomassin.
Pur con talento assai mediocre, a Roma fa fortuna. Incide soggetti religiosi, se capita, un soggetto profano…
Callot si annoia talvolta di incidere sulle sue tavole sempre Santi in estasi; lascia allora la sua immaginazione a briglia sciolta, ritrovando i suoi bohémiens, le strade superbe dell’alta Italia, il sole, la libertà, l’imprevisto vissuto in tutte le sue forme. Dà il primo tratto alla sua corte dei Miracoli, a questa grande Opera leggera e profonda, seria e buffa, più triste che lieta, che ci ha lasciato in eredità come studio… Callot presto non incide più che all’acquaforte. In questo particolare genere d’incisione fa presto una scoperta che gli sarebbe stata assai utile: scopre che la vernice utilizzata dai liutai asciugandosi all’istante, è molto più indicata per il suo lavoro, ben più di quella “molle”, concedendo la prima all’incisore il piacere di poter lasciare incompiuta l’opera per poi riprenderla in un secondo tempo e meglio puntualizzare il tratto.
Incontra Alfonso Parigi, Pittore ordinario del Granduca, aiutandolo nei suoi lavori e successivamente si unisce ai Pittori Stella e Napolitano dipingendo a Firenze alcuni soggetti in stile fiammingo: “ La vita del soldato”, dodici piccole tele ben note grazie alle litografie postume. Ma ciò non tragga in inganno: Callot non fu mai un Pittore.
A Firenze risiede per dieci anni. Alla morte di Cosimo II, Ferdinando gli rinnova protezione accordandogli la propria. Come i migliori Geni del Granducato di Toscana porta anche lui al collo una vistosa medaglia d’oro come ciondolo di una preziosa catena.
Durante questi dieci ani di lavoro, incide, tra gli altri soggetti degni del suo talento: il Bene e il Purgatorio, il Viaggio in Terra Santa, il Massacro degli innocenti, la Fiera dell’Impruneta, la Grande Passione, la Vita del soldato, insieme a mille altre fantasie grottesche ed incantevoli, ma sempre originali. Queste tavole sono praticamente tutte delle autentiche meraviglie dell’Arte; Callot arriva a degli effetti magici, sconosciuti prima di lui, sconosciuti dopo di lui, anche ai suoi tanti imitatori. Mai il rame oppose resistenza alla potenza della sua mano; sul rame lui creava.
Ci si può ben spingere a dire che Callot riusciva a creare un mondo dal chàos, un mondo triste, perché fu proprio così.
E non fu mai un creatore severo o ingenuo, perché sempre osservò ogni cosa attraverso il prisma della sua fantasia. Forse, come un grande Poeta, aveva intuito che tutto nella vita si tocca: il grandioso e il grottesco, il dolore e la gioia, l’oro ed il fango, e che fin nelle pagine più serie di questo grande libro che è la vita, si trova sempre la parola giusta per ridere.
Callot rientra a Nancy, si sposa con una vedova, Catherine Kuttinger, e diventa devoto; dedica ogni sera un’ora intera alla preghiera. Il suo talento ha un impatto immenso. A Parigi, presso la Corte, ci si estasia avanti alle sue prodigiose fantasie. Il Re in persona, Luigi XIII, in procinto di partire per La Rochelle, vuole che l’Incisore di Lorena faccia parte del suo seguito. Jacques Callot obbedisce, ma senza entusiasmo. Rientra successivamente a Parigi per iniziare le incisioni di questo nuovo evento di armi. Sosta in Lussemburgo, dove ritrova il suo amico Israël Silvestre e dove stringe amicizia con alcuni decoratori del Palazzo, come Rubens, Simon Vouet, Poussin, Philippe de Champagne et Lesueur. Malgrado tutte queste amicizie illustri lascia presto Parigi, attratto irresistibilmente da Nancy; la Lorena e’ una regione felice: i regni illuminati di Carlo III e di Enrico II avevano fatto prosperare il Ducato. Tuttavia Carlo IV aveva deviato dalla politica saggia ed equilibrata dei due predecessori e il grande Cardinale de Richelieu spiava in silenzio, attendendo il momento propizio per rubargli la corona. Callot continua allora la sua grande e triste epopea che ha per titolo: "Les Misères et malheurs de la guerre" (Le Miserie e i mali della guerra), la più eloquente requisitoria che mai sia stata formulata contro questo orribile flagello, dove egli dimostra un incomparabile talento.
Poco prima di morire Jacques Callot esegue il gran Capolavoro dal titolo: “La tentazione di Sant’Antonio", poema burlesco e grandioso, in cui, quasi tutte le pagine sono degne di Dante e dell’Ariosto.
Nei suoi ultimi giorni ha come un rigurgito di giovinezza, e, con tutta la passione dei suoi anni migliori, incide la tavola conosciuta sotto il nome di “La petite traille”(Il piccolo pergolato).
Callot muore il 25 Marzo 1635, all’età di quarantadue anni . Gli viene eretta una tomba monumentale, fastosa, tra le sepolture della famiglia dei Duchi di Lorena, una tomba sormontata da una piramide su cui è sospeso un ritratto dell’ Artista, dipinto su marmo nero dal suo amico Michel Lasne.
Callot incise con una agilità meravigliosa; talvolta una tavola in un giorno. Ebbe la passione di creare mendicanti, bulli, attaccabrighe, come altri hanno la passione per il gioco; fu per lui come una droga; se stava tutta la notte sveglio, era solito dire agli amici che aveva passato la notte in famiglia. Genio ardito e fantastico, Callot ebbe una maniera assai rigorosa nel disegno e una capacità incisoria netta, perfetta: seppe anche esprimere senza la minima confusione le mille azioni caotiche tipiche delle Fiere, delle riunioni, degli spettacoli.
Nato dopo Albrecht Dürer e prima di Rembrandt, Callot, malgrado il suo Genio, scompare un po’ tra questi due grandi Artisti della Pittura e dell’Incisione, per quanto mai nessuno come lui ha mietuto con falce d’oro tanto raccolto nel paese verdeggiante della fantasia.

Fonte delle note biografiche dell’Artista: Articolo tratto da "Il Grande Dizionario universale del secolo XIX" di Pierre Larousse. Traduzione: Paola Galanzi


I Santini e le Immagini devozionali di Jacques Callot

Pochissime, in verità, sono attualmente le Immagini di devozione originali incise all’acquaforte dal grande Artista ancora reperibili sul Mercato Antiquario cartaceo internazionale.
Rarissime e dai costi comprensibilmente assai elevati, compaiono talvolta- quasi miracolosamente- sul banco del battitore di qualche Antica Casa d’Aste Francese, della Svizzera, del Belgio, più raramente della Germania.
Ma il Collezionista deve imparare a distinguere e a riconoscere un’incisione Callottiana autentica da un falso anche se coevo, una ristampa da lastra originale postuma alla morte dell’Artista da stampe di ristampe realizzate con foga febbricitante dalle Tipografie di mezza Europa nei secc. XVIII e XIX e volgarI riproduzioni attuali - quasi sempre per malcostume non dichiarate come tali- quest’ultime dal valore di mercato corrispondente a zero, ossia alla carta straccia.
Non è tuttavia semplice, soprattutto per i neofiti di questo nobile genere di devoto Collezionismo, districarsi nell’oscura selva dell’attuale Mercato cartaceo internazionale, alla ricerca di un Santo inciso all’acquaforte dal grande Genio di Lorena.
Come noto ai Collezionisti di vecchia data, recano la firma di Enriet Israel, che fu il suo stampatore ufficiale, la schiera completa di tutti i 493 Santi e le Sante dell’ anno secondo il Martirologio romano dedicato a Monsignore l’ Eminentissimo Cardinale Richelieu, stampate nel 1636 (cioè un anno dopo la morte dell’ Artista) come parti integranti di tre libri, editi per tre volte successive, e incisi su carta francese rigorosamente datata del 1490 (vedi Dolores Sella-SANTINI E IMMAGINI DEVOZIONALI IN EUROPA DAL SECOLO XVI AL SECOLO XX-Maria Pacini Fazzi Editore).
Dotati questi ultimi di una filigrana unica ed inimitabile, caratterizzata dall’ immagine di un piccolo uccellino racchiuso entro un cerchio- all’occhio del Collezionista esperto agevolmente visibile in controluce con l’ausilio di una buona lente - tali devote Immagini rimangono ormai una chimera per noi Collezionisti di oggi, rimanendo esclusivo appannaggio di noti Musei di Francia e d’America, così come di superbe Collezioni private di blasonatissimi gentiluomini e nobildonne d’Italia e d’Europa o di raccolte messe amorevolmente su nel corso di secoli presso antichi Monasteri per preservare dalle insidie del tempo e tramandare ai posteri il Patrimonio iconografico unico e meraviglioso della religiosità ferventissima e sincera del Popolo Cristiano.

Paola Galanzi

mercoledì 1 settembre 2010

Iconofilia e devozione Mariana: La storia e l’iconografia di Santa Maria Bambina nelle Immagini devozionali d’epoca

Santa Maria Bambina
Maria pargoletta in fasce riposa nella culla avvolta da fiocchi ed eleganti ghirlande floreali.
Pregevolissima Immagine devozionale di provenienza conventuale manufatta su carta vergellata, con delicata coloritura a mano.
Mirabile esempio di varie tecniche applicate alla materia base: intaglio, ritaglio, puntinatura ad ago e collage.
Si notino i fili d' oro utilizzati per impreziosire l' Immagine e i cinque piccoli fiori recanti le lettere del nome di Maria che le fanno da contorno.
Italia centrale (Area Toscana o Umbro-Marchigiana), sec.XVIII
Collezione privata, per gentile concessione
(tutti i diritti riservati)


L' Opera del Chiar.mo Prof. Giuseppe Cocchiara, curata dal Professor Antonino Buttitta ed edita dall'Editore Sellerio in Palermo, dedicata alle Immagini devozionali dell'antica Tradizione popolare di Sicilia



Nell’augurare a tutti gli Amici Collezionisti e ai Lettori del Blog un caloroso Bentrovati e buon rientro dalle vacanze riprendiamo con il consueto entusiasmo, oggi 1°di Settembre, il nostro affascinante viaggio insieme attraverso le mille e una meraviglie dell’iconografia religiosa popolare Cristiana ben soffermandoci sull’ importante excursus storico-culturale che ne determinò, sin dalle prime origini e con il lento trascorrere dei secoli, forme e peculiarità, talvolta, come in questo caso specifico, a seconda della latitudine geografica di provenienza delle Immagini devozionali, arricchendosi di importanti e tipici dettagli strettamente connessi all’ antica tradizione popolare regionale e locale.
Lo spunto per trattare l’argomento odierno dedicato al culto di Santa Maria Bambina - tra i molteplici culti Mariani uno tra i più antichi e dalla toccante e delicata bellezza iconografica -mi è stato dato da una preziosa Immagine devozionale databile del sec. XVIII facente parte del ricco ed interessantissimo repertorio illustrativo- ben 112 Immagini di devozione care nei secoli al religiosissimo Popolo della Trinacria- che correda ed esaurientemente completa l’importante Opera “Le Immagini devote del Popolo Siciliano” edito nel 1982 da Sellerio Editore in Palermo, tributo deferente e sincero del Professor Antonino Buttitta, Docente di Antropologia culturale e Antropologia storica nell'Università di Palermo, alla memoria del chiarissimo Professor Giuseppe Cocchiara (Mistretta, 1904- Palermo, 1965), Docente di Storia delle Tradizioni Popolari e Antropologia sociale presso lo stesso Ateneo.

Il Professor Cocchiara, allievo e continuatore dell'opera dell'esimio Dottor Giuseppe Pitrè (Palermo, 1841-1916), Medico ed entusiasta Studioso e Cultore delle tradizioni popolari di Sicilia, raccolse, successivamente alla morte di questi, l’ ingente Patrimonio di ricerca personalmente curando la catalogazione del ricco repertorio iconografico devozionale in esposizione permanente presso il Museo in Palermo da questi fondato e allo stesso dedicato dalla città con alto giudizio e riconoscenza.
Per chi tra Voi già possiede il libro, l’Immagine cui faccio riferimento è la numero 7 a pagina 77 della suddetta Opera, dal titolo ”TOTA PULCHRA ES SICUT AURORA CONSURGENS”, verosimilmente, per inavvertito ed involontario errore di trascrizione, descritta e riferita al Bambino Gesù, sebbene, a mio avviso, sin dalla stessa summentovata dicitura in Latino tratta dal Cantico dei Cantici di Salomone, innegabilmente celebrante l’ Immagine di Maria Bambina, “ TOTA PULCHRA”- ” Splendida e senza macchia, come il Sole che sorge”- “SICUT AURORA CONSURGENS” - secondo l’iconografia tradizionale, in più arricchita da delicati orecchini che ne ornano le orecchie, nel rispetto dell’antica tradizione popolare comune ancora oggi nell' Italia insulare, così come pure tipicamente diffusa in altre regioni dell’Italia meridionale, di adornare le orecchie alle bambine neonate, proprio in omaggio devoto al culto di Maria Bambina.
Tra i numerosi culti Cristiani dedicati alla Madonna l’origine della devozione popolare a Santa Maria Bambina affonda le sue radici nei Vangeli Apocrifi del sec. II d.C.
Dall’Oriente ed in particolare da Gerusalemme, città Santa che verosimilmente consacrò i natali di Maria, così come precedentemente li aveva dati ad Anna e Gioacchino, suoi Santi genitori, nel corso dei secoli il culto della Natività di Maria – così mirabilmente inciso a bulino sulle preziose Immagini devozionali in pergamena dai più grandi Artisti-Incisori fiamminghi nei secc. XVII e XVIII- dalle Fiandre alla Francia, dalla Baviera fino al Mezzogiorno d’Europa- Spagna e Portogallo- passando attraverso il nostro Paese, ebbe in Occidente una rapida e capillare diffusione nelle maggiori Capitali d’Europa, da sempre roccaforti tenaci ed inespugnabili del culto e della venerazione Mariana e Cristiana.
In Italia, e precisamente nella città di Milano, fu in concomitanza con l’ evento funesto della pestilenza che nell’anno 1386 decimò la popolazione mietendo specialmente vittime tra i bambini, che per volere del Duca Gian Galeazzo Visconti (1347-1402) venne consacrato un Tempio dedicato al culto della Natività di Maria, a voto e per protezione, in particolare, dei più piccoli ed indifesi, dal flagello della mortifera calamità.
Il Duomo dedicato nella città meneghina a “Santa Maria nascente” venne consacrato nell’ anno 1572 da San Carlo Borromeo.
Ma le vere origini del culto dedicato alla Natività della Madonna nel nostro Paese risalgono alla prima metà del sec. XVIII grazie all’abilità creativa e manuale di una Suora francescana di origini tudertine (dell’ antica città di Todi- nome originario Etrusco “Tutere”- in Umbria), Suor Isabella Chiara Fornari, che con amore e dedizione dava vita con la cera, mirabilmente plasmandola, colorandola e vestendola di scampoli di preziosi broccati intessuti di fili d’oro, a delicatissime rappresentazioni di Maria in fasce, Maria Bambina, appunto.
Dal Convento delle Suore Cappuccine in Milano, dove venne per un periodo custodito, il prezioso Simulacro, donato originariamente dalla Suora ad un alto Prelato, dopo alterne vicende e reiterate traslazioni legate al particolare periodo storico, scandito dalla severa abolizione da parte dell’autorità napoleonica delle comunità religiose e dall’ eliminazione dei vari ordini clericali, venne infine affidato nella prima metà del sec. XIX, e da esse gelosamente custodito, alle Suore di Carità del Convento di Lovere, in provincia di Bergamo, che proprio in virtù della profonda devozione ad esso resa muteranno successivamente il loro nome in “Suore di Maria Bambina”.
Portato dalle Suorine lungo le corsie di un antico Ospedale in Milano per donare sollievo e conforto religioso alle ammalate, il Santo Simulacro di Maria Bambina dallo sguardo dolcissimo e con le gote paffute color di rosa, viene baciato con profonda Fede da una giovanetta di nome Giulia Macario, profondamente prostrata dall’aggravarsi inesorabile della malattia che l’ affliggeva e le minava il giovane fisico.
E’ il giorno 9 di Settembre dell’anno 1884: Maria accoglie l’accorata preghiera rivoltale con Fede e devozione dalla giovane donandole la completa guarigione: è il primo Miracolo che si attribuisce a Santa Maria Bambina e da allora, ogni anno, il 9 di Settembre la devozione popolare celebra in Italia il ricordo di quel Miracolo.

Paola Galanzi