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UN CORDIALE BENVENUTO NEL SALOTTO VIRTUALE DEI CULTORI DELL'ICONOFILIA, LO STUDIO ED IL COLLEZIONISMO DEI SANTINI E DELLE ANTICHE IMMAGINI DEVOZIONALI





giovedì 30 giugno 2016

ICONOFILIA-DEVOZIONE MARIANA-FEDE-STORIA-TRADIZIONE-CULTURA: LA BEATA VERGINE DI BONARIA-CAGLIARI


Il Simulacro della Vergine e del Bambino, è stato ricavato da un unico pezzo di legno di carrubo, misura un metro e 56 centimetri di altezza.
Ha il capo scoperto con la lunga chioma, senza inviluppi, sparsa maestosamente sugli omeri. L’angelico sembiante è di color naturale tendente al bruno, di esatte proporzioni, maestosa ad un tempo ed amorevole. 
Dal collo fino ai piedi veste un’ampia e lunga tunica cremisi, da cui spunta appena il piede destro, bellamente dipinta, quasi broccatelle d’oro, e strette ai fianchi da una elegante e ricamata cintura.
La copre un gran manto azzurro con i risalti di squisito lavorio a fiori dorati che, affibbiato al petto, ripiegasi dal braccio destro sotto il sinistro con molta grazia. 
Sporge dal manto la mano destra col braccio alquanto disteso; ed il pollice è ravvicinato alle altre dita riunite quasi in atto di sostenere una candela. 
Colla sinistra sostiene il Bambino di pari bellezza e nudo, il quale ha i capelli alquanto ricciuti e discriminati sulla fronte, porta nella sinistra un globo, e colla destra è in atto di benedire.

La storia racconta della sua provenienza: una nave, proveniente probabilmente dalla Spagna, si dirigeva verso l’Italia quando, all’improvviso, fu colta da una terribile tempesta. 
Il capitano, in un ultimo tentativo di salvare almeno gli uomini, ordinò di gettare in mare tutto il carico della nave. 
C’era anche una grande cassa, di cui s’ignorava il padrone e il contenuto. 
Fu gettata per ultima. 

All’improvviso, quasi per incanto, la tempesta cessò

Si cercò di riprendere la rotta prestabilita ma la nave, quasi costretta da forze misteriose, seguì la cassa che, dopo qualche tempo, si arenò sulla spiaggia, ai piedi della collina di Bonaria

Molta folla, comprese le autorità religiose e civili, accorsero sulla spiaggia per rendersi conto dell’accaduto. 
Tutti contemplavano la cassa chiedendosi quale misterioso segreto racchiudesse. 
Si cercò di aprirla, ma nessuno ci riuscì. 
Si cercò di sollevarla, ma ogni tentativo fu vano. La cassa era troppo pesante. 
All’improvviso una voce di bimbo, - un fantolino in braccio a sua madre – gridò: Chiamate i frati della Mercede! 
Questi arrivarono in fretta e, senza difficoltà alcuna, sollevarono la pesante cassa e la trasportarono nella loro Chiesa.
Cosa mai poteva contenere questa cassa misteriosa e perché soltanto i religiosi avevano potuto sollevarla e trasportarla in quel luogo sacro?

In un’atmosfera di silenzio e di pietà, i religiosi aprirono la cassa e restarono, assieme a tutti i presenti, sbalorditi nel vederne il contenuto. 
In quella cassa vi era una meravigliosa statua della Madonna con il Bambino in braccio e, nella mano destra una candela accesa. 
La profezia di fra Carlo si era avverata. Maria, la gran donna, venuta dal mare, aveva scelto la sua casa, sulla collina di Bonaria.

S.Pio X, il 13 settembre 1907, proclamò la Madonna di Bonaria Patrona Massima della Sardegna.

Il Papa Paolo VI onorò con la sua presenza le celebrazioni del sesto centenario, il 24 aprile 1970.
Il Papa Giovanni Paolo II venne pellegrino a Bonaria il 20 ottobre 1985. 
Il Papa Benedetto XVI venne ad onorare la Madonna di Bonaria il 7 settembre 2008
(continua....tratto dal Sito Regina Mundi)




Paola Galanzi

mercoledì 29 giugno 2016

ICONOFILIA-DEVOZIONE MARIANA-FEDE-STORIA-TRADIZIONE-CULTURA: MARIA SANTISSIMA DI CUSTONACI-TRAPANI



La Madonna di Custonaci è la Patrona di Erice e di tutto l'Agroericino (cioè tutti i comuni che anticamente facevano parte del grande comune di Erice). 
I festeggiamenti in suo onore iniziano, ogni anno, nella settimana che precede l'ultimo mercoledì di agosto.
Il lunedì, dopo il tramonto, viene riproposto lo sbarco della Madonna: l'arrivo dal mare, presso la baia di Cala Buguto, della tavola  con la sacra raffigurazione. 

Alla barca che trasporta il dipinto si affiancano numerose altre barche di pescatori, in modo da creare una sorta di processione in mare. 
Una volta avvenuto lo sbarco, inizia la processione a terra: la Sacra Immagine, posta su un carro, viene trasportata a spalla sino al Santuario a Lei dedicato. 

I festeggiamenti si concludono infine il mercoledì con la processione della Madonna per le vie della città. 

La venerazione di Maria Santissima di Custonaci fu certamente incoraggiata dal Clero ericino, che non era ancora riuscito ad emulare il culto pagano per la Dea Venere, da cui la Madonna ereditò alcuni cerimoniali che consentirono più agevolmente di riqualificare il sentimento religioso collettivo. 

Secondo la leggenda accadde che nei primi anni del XV secolo l'immagine di una Vergine che allatta il Bambino Gesù, sia stata sbarcata nella baia di Cala Buguto a Cornino da una nave proveniente da Alessandria d'Egitto, i cui marinai, miracolosamente scampati ad una tempesta, la posero, per voto fatto, nella vicina collina di Custonaci, dove già esisteva una cappella dedicata all'Immacolata. 

È impossibile stabilire l'autenticità di questa leggenda avente, per altro, luoghi comuni con altre storie di immagini sacre, di città e paesi non solo di Sicilia, ma è certo che l'affascinante leggenda, ha segnato in maniera determinante la storia dell'Agroericino.

Non si conosce la data precisa dell'arrivo del simulacro, ma si è potuto accertare che già nel
1422 il quadro era a Custonaci, per come rivelato da un documento notarile del 25 aprile 1422, così pure risulta che il quadro non fosse ancora arrivato a Custonaci nel 1338 in base sempre a documenti notarili, trovati dallo storico Castronovo. 
L'originaria Cappella in cui fu posta la Madonna, fu restaurata ed ingrandita nel 1575 (inizio della costruzione del Santuario) come testimonia la campana principale datata 1577. 

Nei secoli successivi sarà continuata l'opera di costruzione del Duomo-Santuario, ultimata alla fine del secolo scorso. 

Nel 1572 ebbero inizio le festività annuali in onore di Maria Santissima di Custonaci con un pellegrinaggio da Custonaci ad Erice dove veniva portato il simulacro in spalla. 
Questi trasporti avvennero, oltre che per le festività, per scongiurare le calamità naturali, come siccità, peste, cavallette, epidemie.
(continua....tratto dal Blog La Montagna Incantata)




Paola Galanzi


martedì 28 giugno 2016

ICONOFILIA-FEDE-DEVOZIONE MARIANA-STORIA-TRADIZIONE-CULTURA: MARIA SS.DEI MIRACOLI IN ALCAMO-TRAPANI


Il Santuario di Maria Santissima dei Miracoli sorge intorno alla metà del ‘500 in una valle a nord della città di Alcamo (Trapani), in un luogo dove molto tempo prima c’era un arco di mulino chiamato “la cuba”, su cui un ignoto pittore del sec. XIII aveva dipinto un’immagine della Madonna con il Bambino

Quando il mulino cadde in rovina, la boscaglia si infittì tutt’attorno, tanto da nascondere l’icona della Vergine, che fu presto dimenticata.

La tradizione narra che il 21 giugno 1547 alcune donne che erano intente a lavare i panni presso un ruscello vicino alla cuba, furono colpite da pietre scagliate dal boschetto sovrastante.

Le donne pensarono ad uno scherzo di cattivo gusto da parte di malintenzionati. 
Cessata la prima scarica, ne cominciò un’altra. Le donne, con grande stupore, si accorsero che oltre a non procurare dolore alle parti colpite, le pietre ridavano la salute a quelle di loro che erano inferme

Alcune di queste, rimaste in un primo tempo esitanti e confuse, decisero di denunciare il fatto alle autorità locali. 
I testimoni dell’epoca narrano che i mariti cercarono tra i cespugli i disturbatori delle loro donne, ma non trovarono nessuno. 
Le autorità locali decisero di abbattere il boschetto e scoprirono un affresco su pietra, una Madonna con il Bambino Gesù in braccio

Il popolo diede alla ritrovata immagine il nome di Madonna Fonte della Misericordia.

Subito si provvide a costruire sul posto un Santuario in suo onore per iniziativa del governatore di Alcamo, il condottiero spagnolo don Fernando de Celada y de Vega, in onore del quale nel 1557 fu innalzato, all’interno del Santuario, un sarcofago di marmo bianco con la figura giacente, ad opera di Rocco Papi

In seguito furono tanti i miracoli operati dalla Vergine, che il popolo cambiò l’appellativo del dipinto e quindi del Santuario in Madonna dei Miracoli. Era il 19 dicembre 1583

Lo stile del Santuario è il barocco siciliano. All’interno, sulla volta, si trova un affresco della glorificazione della Madonna dei Miracoli; a sinistra c’è la cappella a lei dedicata. Il 21 giugno 1784 l’immagine della Vergine fu solennemente incoronata.

Ogni anno il 21 giugno, anniversario del ritrovamento dell’icona, si celebra la festa della Vergine, preparata da un triduo. La festa si apre con lo scampanio dei sacri bronzi, unito allo scoppio di mortaretti e al suono della banda musicale che percorre le vie della città. Insieme alla banda tutti si recano al Santuario a rendere omaggio a Santa Maria dei Miracoli

Il popolo alcamese chiama questa manifestazione la calata. Poi la statua della Madonna viene portata in processione per le vie cittadine. 
(continua......tratto dal Sito Gloriosa Trinità)



Paola Galanzi


lunedì 27 giugno 2016

ICONOFILIA-DEVOZIONE MARIANA-FEDE-STORIA-TRADIZIONE-CULTURA: MARIA SS.DELLE GRAZIE DI PORTA ANGELICA IN ROMA



Tra le immagini della Madonna più note nella città e circondate da un intenso culto popolare, già a partire dal sec. XVI, è da annoverare l'icona di origine bizantina, portata a Roma nel 1587 dall'eremita calabrese Albenzio De Rossi da Cetraro.

L'odierna denominazione di Madonna delle Grazie risale alla seconda decade del Seicento; è un titolo che, decretato direttamente dalla pietà dei fedeli, si legò in modo stabile al Santuario dove, per quasi tre secoli e mezzo, la prodigiosa immagine fu venerata da generazioni di devoti. 
Ancora oggi, a due passi da Piazza S. Pietro, percorrendo via di Porta Angelica verso piazza del Risorgimento, all'angolo di uno degli ultimi edifici, appare la graziosa edicola che accoglie la copia musiva della sacra icona a ricordo del santuario cinque - secentesco, sfortunatamente andato distrutto tra il 1936 e il 1939, nel corso delle demolizioni di Borgo Pio
Sotto il mosaico, un'iscrizione esorta i passanti e ricorda i fatti:

Salutate in questa immagine

la B. Vergine Maria delle Grazie

portata nell'anno 1587 da Gerusalemme a Roma

dall'eremita f. Albenzio De Rossi.

L'originale già esposto qui nel

santuario demolito per ragioni

di pubblica utilità si venera

ora nella nuova chiesa al piazzale

Francesco Morosini che la

munifica pietà dei pontefici

Pio XI e Pio XII ricostruì e

dedicò A.D. MCMXLI

In fondo a via Candia, nell'attuale piazza S. Maria delle Grazie (già piazza Francesco Morosini), si erge il nuovo santuario parrocchiale; in esso, percorrendo la navata sinistra, si giunge alla cappella recentemente restaurata, dove l'immagine mariana esposta su un antico postergale – ciborio si offre ancora al culto e alla pietà.

Databile tra l'undicesimo e il dodicesimo secolo e proveniente dall'area gerosolomitana, l'icona, oltre a presentare motivi di interesse sotto il profilo storico e artistico, è ancor più suggestiva per la pietà popolare che attorno ad essa si è andata annodando nei secoli, fino ad assumere un posto eminente nell'ampio complesso di icone e di immagini sacre venerate a Roma.

Proprio sul piano della pietà, la rilettura della storia di questa effige consente non solo un contributo di natura culturale, ma anche un servizio alla sensibilità religiosa di quei fedeli che ancor oggi avvertono il richiamo di quella misteriosa, eppure familiare, immagine venuta d'oriente.

E' una storia che aspetta ancora di essere descritta: questa breve presentazione non pretende se non di offrire alcuni spunti essenziali per una riflessione su un fatto e su una vicenda che possono ancora dire molto. 
L'augurio è che quanti hanno avvertito e avvertono tuttora il significato della devozione a Maria della Grazie perseverino nel loro sentimento e nella loro testimonianza: a loro sono dedicate queste pagine.
(tratto dal Sito Ufficiale della Diocesi di Roma)




Paola Galanzi


domenica 26 giugno 2016

ICONOFILIA-DEVOZIONE MARIANA-FEDE-STORIA-CULTURA-TRADIZIONE: LA MADONNA DELLE GRAZIE IN FAENZA-MODIGLIANA



La cronaca latina del Convento di S. Andrea in Vineis, composta negli ultimi decenni del XV secolo, dice che l'Immagine della B. V. delle Grazie, che ora si trova in Cattedrale, fu dipinta nella Chiesa di S. Andrea 'in vineis' (attualmente S. Domenico), nel 1412, come immagine votiva per la liberazione da una pestilenza, liberazione ottenuta per le preghiere espiatrici fatte in quel luogo, dopo
l'apparizione della Vergine Maria a certa signora Giovanna.

La Vergine sarebbe apparsa in atteggiamento ritto, con le braccia aperte e tenendo nelle mani tre frecce spezzate, ad indicare la collera di Dio fermata per l'intercessione delle preghiere di Maria.

La cronaca testimonia che questo fatto avvenne nel 1412
Anche uno scrittore ravennate contemporaneo, autore di una cronaca degli arcivescovi di Ravenna, parlando della morte dell'arcivescovo De Pileo, avvenuta in quell'anno, scrive che
'egli finì la sua vita nell'anno dell'Incarnazione del Signore 1412, quale fu dappertutto valida pestilenza'.

Il 12 maggio (seconda domenica del mese) del 1420, nella chiesa di S. Domenico fu consacrato un altare in onore di quella BEATA VERGINE detta DELLE GRAZIE.

Nel 1420-21 fu istituito presso il convento di S.Domenico un consorzio o Confraternita di devoti della B. V. delle Grazie, a cui il ministro generale (25 luglio 1421) concesse la compartecipazione al merito di tutte le buone opere fatte nell'ordine domenicano. 

Era probabilmente una Confraternita già esistente di Laudesi, o Battuti Bianchi, che si riuniva per cantare le Lodi della Vergine Maria, conforme alle consuetudini del tempo.

Una pergamena del sec. XVII esistente nell'Archivio della Confraternita ci ridice un particolare privilegio, dal Padre il Frate Homberto generale dell'Ordine dei Domenicani, concesso ai devotis fidelibus utriusque sexus de congregatione Beatae Mariae Fratres Faventiae, datato 1261, anche se era un privilegio generale.

I Confratelli si radunavano nell'Oratorio attiguo al convento di S. Domenico ed era intitolato a S. Pietro in Vincoli, da cui il nome della Confraternita che lo mantenne anche quando spostò la sede nella piazza dietro il Duomo, dopo che l'Immagine fu traslocata nel 1760.
(continua....tratto dal Sito Ufficiale della Diocesi di Faenza-Modigliana) 



Paola Galanzi


sabato 25 giugno 2016

ICONOFILIA-FEDE-CULTO MARIANO-DEVOZIONE-STORIA-CULTURA-TRADIZIONE: IL SANTUARIO DELLA B.V. DI BISMANTOVA (REGGIO EMILIA)



Scavato nella roccia, Monastero Benedettino, il Santuario in provincia di Reggio Emilia è oggi abitato da un solo sacerdote, che offre direzione spirituale e ascolto.

È stata fin dall’antichità luogo di meditazione e di preghiera: la Pietra di Bismantova, montagna alta 1.041 metri nel comune di Castelnovo ne’Monti (Reggio Emilia), ha la forma di uno stretto altopiano dalle pareti scoscese, che si staglia isolato tra le vette appenniniche. 

Per raggiungere questo luogo ricco di spiritualità e di bellezza naturale, si esce dall’autostrada a Reggio Emilia e poi si prosegue lungo la strada statale. In meno di un’ora si arriva al piazzale intitolato a Dante Alighieri (che cita la Pietra di Bismantova nella Divina Commedia. 

Il poeta avrebbe visitato personalmente il luogo e ne avrebbe tratto ispirazione per la descrizione del Monte del Purgatorio). Lasciata l’automobile, si prosegue a piedi per circa 200 metri e si raggiunge l’Eremo benedettino. 

Il Santuario, situato nei pressi della cima, conserva affreschi quattrocenteschi degni di nota e tra questi spicca una pregevole immagine della Madonna con il Bambino, opera di maestri emiliani.
Adiacente alla chiesa vi è la residenza dei frati, oggi abitata da don Edoardo Cabassi. 

Ogni sabato e domenica il sacerdote, unico residente dell’eremo, dove non c’è possibilità di pernottare, celebra la messa, negli altri giorni accoglie chi ha bisogno di conforto, di direzione spirituale, di un colloquio o di condividere una preghiera (tel. 0522/61.11.57).
Il  monumento architettonico è di primaria importanza nella 
Diocesi di Reggio Emilia e Guastalla.
(tratto da Famiglia Cristiana)





Paola Galanzi

venerdì 24 giugno 2016

ICONOFILIA-FEDE-DEVOZIONE MARIANA-STORIA-CULTURA-TRADIZIONE: IL SANTUARIO MARIANO DI MARIA SS. DI FINALPIA (SAVONA)


Il lemma "Pia" che, come aggettivo nel nostro linguaggio devozionale istintivamente viene applicato a Maria, nella sua origine non aveva assolutamente questa valenza. 
Deriva dalla denominazione del territorio e si riferiva alla "Valle Pia" che fiorisce lungo il corso dell'attuale Sciusa. 
Questo nome comincia a comparire, con le relative varianti di Picis, Pice, Pingue, Pia in documenti dei secoli XI e XII, e indica sempre un paese organizzatosi in una libera "compagnia" o struttura aggregativa dotata di proprie norme disciplinari e sociali. 

Significativo per gli studiosi è l'abbinamento del Castrum Perti con il Castrum Piae: il primo doveva costituire una rocca difensiva del territorio del Finale per la parte più interna del territorio, mentre il Castrum Piae doveva costituire un centro difensivo della zona marittima. 

L'origine del nome di Finalpia deve essere ricercata nelle vicende storiche che accomunano i tre centri del Finale: Marina, Borgo e Pia.
 
A causa del passaggio del paese di Pia al dominio feudale dei Del Carretto che, nella persona di Enrico II (+1239), unirono il territorio di Finale al marchesato di Savona, il paese di Pia, come gli altri della zona, non poté costituirsi in libero comune anche se tale unione contribuì a far conservare alla regione finalese una significativa unità politico-amministrativa. 
In ogni caso i documenti successivi continuano a fornirci numerose indicazioni a riguardo della località di Pia che essi designano con diverse espressioni, indici a loro volta di un aumento di interesse e di vitalità: de vale Pie Finarii, de Monte Pie, de Pia, de vale Pia districtus Finarii, de Finario vallis Pie, in poxe Finarii Vallis Pie.
Né manca qualche espressione indicante in maniera più chiara una frazione di Pia situata presso la spiaggia, Burgum Maris o maritima Finarii prope vallem Pie.

L'origine del Santuario di Maria Pia è probabilmente da collocare in sintonia con quanto avveniva alla fine del primo millennio per i castra di Perti e di Orco, che includevano quasi obbligatoriamente al loro interno anche un piccolo edificio sacro. 
Ciò sarebbe in pieno accordo con la rinascita sociale, urbanistica e religiosa verificatasi anche in Liguria attorno al Mille con la cessazione delle incursioni saraceniche dell'alto Medio Evo. Quale fosse la consistenza di questo ipotetico primo santuario mariano, non è dato di immaginarlo.

L'epoca di costruzione della fabbrica primitiva, è ricordata in un testamento del 6 Maggio 1303, di tale Giovanni Vassallo, rogato in Genova dal notaro Ambrogio Rapallo. 

Solo nel 1340 si ha notizia di un Dorninus presbiter Nicolinus de Cervo capellanus in ecclesia Sante Marie de Pia, il che conferma l'avvenuta ultimazione della Chiesa e la resi­denza in essa di un cappellano.

La chiesa in origine non era stata disegnata come un complesso monastico ma era stata affidata a sacerdoti secolari e rimase in loro mani fino al 1476

L'ultimo rettore secolare, Giovanni Alciatorerector et minister ecelesie Beate Marie de Pie – vi rinunciò, quando con la bolla pontificia di Sisto IV essa venne affidata ai Benedettini Olivetani.

Si tratta della più antica chiesa dedicata alla Vergine in territorio finalese il che ha contribuito a farla considerare dalla popolazione come il santuario mariano del Finale e non è raro trovare il titolo di "Signora del Marchesato" attribuito alla "Madonna Pia".
(continua....tratto dal Sito Finalpia) 





Paola Galanzi

giovedì 23 giugno 2016

ICONOFILIA-FEDE-DEVOZIONE-STORIA-CULTURA-TRADIZIONE:MARIA SS.DI MENTORELLA IN TIVOLI


Sulla cima di una rupe che cade a picco sulla valle di Giovenzano sorge il Santuario della Mentorella. 
La chiesa, dedicata alla Beata Vergine, si dice che sia stata edificata dall'imperatore Costantino e consacrata da papa Silvestro I
La leggenda intorno alla nascita della Chiesa è, come accade spesso, intrecciata alla realtà storica dell'epoca e si arricchisce di fascino e mistero. 
Il nome Mentorella ha, secondo gli studiosi, diverse origini, tra cui riportiamo le due più plausibili: dalla Torre Morella, fortilizio altomedioevale non più esistente; dal generale goto Wult, che convertitosi al Cristianesimo a Montecassino si ritirò successivamente in questo sito, che da lui trasse il nome il Wultvilla, volgarizzato, attraverso vari passaggi (Vultvilla, Vultuilla), in Vulturella e poi Mentorella. 
La storia del sito si accompagna con quella di Guadagnolo; il Santuario fu proprietà dei Monaci di Subiaco fino al tardo secolo XVI, quando lo lasciarono e ad essi subentrarono i Gesuiti
A questo ordine appartenne fino al 1879 e poi, dopo alterne vicende, di nuovo ai Benedettini, finché nel 1857 il papa Pio IX non lo concesse ai Padri Resurrezionisti Polacchi, ai quali ancora oggi appartiene. 
Già nel XIII secolo, Claro vescovo di Tivoli lamentò le cattive condizioni in cui versava il Santuario, pregando i fedeli di provvedere al suo decoroso mantenimento con somme di denaro. Nel 1390 risulta tra l'altro che la chiesa e il convento vennero di fatto abbandonati, forse per un breve periodo. 
Il grande rinnovamento del complesso monastico si ebbe nel XVII secolo, ad opera del gesuita Atanasio Kircher, che dal 1660, con l'aiuto economico dell'imperatore Leopoldo I d'Austria e di molti altri principi tedeschi, restaurò la chiesa e il convento e l'abbellì di molte immagini dipinte. 
Tra queste di un certo interesse sono la decorazione della cappella di S. Silvestro, la prima a destra, con storie relative al Santo affrescate dal pittore Antonio Rosati da Vicovaro e le storie di S. Eustachio nela cappellina omonima, che sorge sulla rupe che sovrasta la chiesa. Padre Atanasio Kircher fu anche un insigne studioso del luogo; a lui si deve una Historia Eustachio-Mariana edita nel 1665, in cui si narrano le origini e le vincende storiche relative al Santuario. Fin dal 1664, il Kircher stabilì di solennizzare la festività annuale il 29 settembre. 
Ancora oggi il Santuario della Mentorella, il più antico santuario mariano d'Italia e forse d'Europa, è meta abituale di fedeli, che salgono a deporre le loro preghiere ai piedi della Vergine. 

Il Santuario segreto di Papa Giovanni Paolo II

Sono venuto a cantare il Magnificat". La prima uscita da Roma di Giovanni Paolo II è stata un pellegrinaggio. Il Papa si è recato proprio al Santuario della Mentorella, dove già altre volte, affascinato dalla bellezza del luogo, era salito a piedi per raccogliersi in preghiera. "In occasione dei miei soggiorni a Roma, ho spesso visitato il Santuario della Madonna della Mentorella... Leggiamo nel Vangelo di S. Luca che Maria, dopo l'annunciazione si reco tra le montagne per visitare la sua parente Elisabetta. Arrivata ad Ain-Karin, mise tutta la sua anima nelle parole del cantico, che la Chiesa ricorda ogni giorno nei Vespri: "L'anima mia magnificat il Signore". Ho desiderato di venire qui, tra queste montagne per cantare dietro le orme di Maria il "Magnificat...". Questo luogo mi ha aiutato molto a pregare. È perciò anche oggi ho desiderato venire qui. La preghiera, che in vari modi esprime il rapporto dell'uomo col Dio vivo, è anche il primo compito e quasi il primo annuncio del Papa ". Per salutare il Santo Padre alla Mentorella, 29 ottobre 1978 sono pervenute circa 20 mila persone dove la maggioranza erano la gioventù e scout.
(tratto dal Sito Ufficiale del Comune di Capranica Prenestina)






Paola Galanzi

mercoledì 22 giugno 2016

ICONOFILIA-DEVOZIONE-STORIA-CULTURA-TRADIZIONE: MARIA SS.DI BISACCIA IN MONTENERO


Il Santuario della Madonna di Bisaccia si trova su di una collinetta posta a circa 900 metri dal centro di Montenero
E' decisamente il luogo di culto cui i monteneresi sono più affezionati e devoti. 
E' stato edificato sulle rovine di una cappella rasa al suolo da vari sismi. 

Nel 1811, per iniziativa di don Alfonso Gentile, fu costruita una sola navata, cui vennero aggiunte altre due nel 1840. 
L'inaugurazione del Santuario vero e proprio arrivava nel 1899, da qui la solenne celebrazione tenutasi un secolo dopo in occasione del primo centenario. 

All'interno è ancora custodito il celebre quadro che si vuole dipinto da un pastore e trovato nella grotta della Madonna, distante poche centinaia di metri dal Santuario.

Negli anni il Santuario è stato più volte restaurato.

In particolare nel corso del 2001 è stata completata la scalinata ed è stato pavimentato il piazzale antistante il luogo di culto. 
(tratto dal Sito Ufficiale della Diocesi di Termoli-Larino)




Paola Galanzi



martedì 21 giugno 2016

TAUMATURGA EFFIGIE DI MARIA SS. A PARETE IN LIVERI-NOLA



Liveri è nota soprattutto per il Santuario di S. Maria a Parete che sorge in località Cavallerizza, a mezza costa sulla collina, nel luogo dove, secondo la leggenda, la Madonna apparve ad una giovane contadina. 
La giovane ritrovò, nelle immediate vicinanze, un’immagine della Vergine tra due angeli affrescata su un muro.  

Il grande complesso, visibile per la sua posizione sopraelevata rispetto all’intera pianura, si raccorda con il piano stradale attraverso una grande e suggestiva scalinata in piperno.

L’edificio, costruito nel XVII secolo intorno al piccolo tempio originario, reca la firma dell’architetto Giovanni Paolo di Ambrogio di San Severino. Presenta una pianta a croce greca con una sola navata: al centro della crociera si slancia una cupola maestosa. La facciata è ornata da un bel portale con colonne corinzie. 

Al suo interno la chiesa presenta un piccolo tempio fatto costruire dal feudatario Girolamo Barone e realizzato, molto probabilmente, da Cosimo Fanzago.

In questo tempio è conservato un dipinto della Madonna, in stile grottesco, attribuito al pittore Tommaso di Stefano. Il tamburo ottagonale del tempio è affrescato con immagini ed episodi della vita della Madonna. 

All’esterno presenta otto finte finestre, intercalate dalle immagini degli otto profeti. Sulla cornice, appoggiata su doppi pilastri, si possono ammirare gli affreschi di Belisario Corinzio, rappresentanti temi ispirati alla Divina Commedia: la Danza della Morte, il Giudizio Universale, l’Inferno e il Paradiso. 

A sinistra del Santuario vi è un piccolo chiostro, con pilastro e posso centrale, nonché il museo del santuario, in cui sono conservati resti di opere d’arte, marmi di altare, un pulpito in legno, alcuni lampadari e la riproduzione fotografica delle opere che furono distrutte dall’incendio del 1989. (continua....Tratto dal Sito Ufficiale del Comune di Liveri)




Paola Galanzi


lunedì 20 giugno 2016

ICONOFILIA-FEDE-STORIA-TRADIZIONE-CULTURA: MARIA SS.DEI MIRACOLI IN MUSSOMELI (CALTANISSETTA)



Nel luogo in cui oggi sorge il Santuario della Madonna dei Miracoli, nella prima metà del 1500 (si pensa l’8 settembre 1530), quando Mussomeli era ancora sotto la dominazione dei Campo, avvenne un miracolo: un povero paralitico forestiero, dopo aver camminato a lungo a dorso del suo mulo, giunto a Mussomeli, decise di riposare all’ombra di un albero; durante la notte, gli apparve in sogno la Madonna che gli annunciava la guarigione e al risvegliò notò davvero, con gran stupore, che riusciva a camminare tranquillamente anche senza l’ausilio delle stampelle che fino a quel momento gli erano state necessarie per muoversi. 

La gioia della guarigione lo portò a gridare al miracolo, facendo giungere presto, ai pressi di quell’albero, tanta gente del posto. Tutti si prodigarono all’istante per cercare la causa di quella guarigione e trovarono tra i rovi un’immagine di Maria col Bambin Gesù, dipinta su di un sasso. La pietra del miracolo divenne subito oggetto di venerazione e diedero ben presto a quell’immagine il titolo di “Madonna dei Miracoli”, per le innumerevoli grazie che Maria elargì anche agli altri devoti, giacché Ella non era più la Madonna “del miracolo”, ma “dei tanti miracoli”.
I fedeli fecero erigere subito una cappellina per custodire l’immagine sacra e la considerarono da subito un Santuario Mariano: Maria fu voluta fortemente dal popolo come Patrona di Mussomeli, al posto del precedente patrono San Ludovico, Vescovo di Tolosa, titolare della chiesa madre.

Nel 1558 sorse sul posto una chiesetta che fu denominata “delle vanelle”, visto che sorgeva vicino a piccole viuzze dette, in dialetto, “vaneddi”. Come sappiamo, però, il titolo “delle Vanelle” fu poi usato definitivamente per l’altra chiesa sorta a sud-est del paese dove fu trovata un’altra immagine mariana. La denominazione “delle Vanelle” risulta da un documento, datato 1567, in cui si parla della confraternita Sanctae Mariae de Miraculis dittae terrae Montismellis olim vocatae de li Vanelli.
I primi chiamati ad officiare la chiesetta (l’odierna cripta) furono i Frati Minori Conventuali di San Francesco che arrivarono nel 1611 e, fin da subito, l’8 settembre di ogni anno, con la licenza del Vescovo di Girgenti, si fecero festeggiamenti solenni in onore della Bedda Matri.
(continua......- tratto dal Sito Terra Nostra)




Paola Galanzi

domenica 19 giugno 2016

MADONNA DELLE GRAZIE IN PINEROLO (TORINO)


Il Santuario è situato sulla collina di San Maurizio, circondato da una pineta e collegato alla sottostante città attraverso due vie d'accesso (via Principi d'Acaja e via de Amicis).
Nel 1583 l'altare interno alla Chiesa di San Maurizio fu trasportato dietro la chiesa; attorno all'altare fu costruita una primitiva cappella di protezione (1584) a cui seguì, nel 1755, la costruzione del santuario vero e proprio. 
Al posto della precedente cappella viene edificata una chiesa a croce latina, sormontata da una cupola su cui svetta una statua della Vergine.

Pregevole l'affresco della Madonna vestita di rosso e adorna di un ampio mantello azzurro con in braccio il Cristo bambino, il quale sulla mano sinistra sostiene un globo rappresentante la terra e con la destra benedice; opera risalente al XV secolo.
(dal Sito Ufficiale)




Paola Galanzi

sabato 18 giugno 2016

ICONOFILIA-FEDE-STORIA-CULTURA E TRADIZIONE: S.MARIA DEL ROVO IN PASSIANO-CAVA DEI TIRRENI (SALERNO)


Il canonico e storico Giuseppe Trezza nel libro Inter rubeta lilium (Il giglio tra i roveti) racconta l’origine e la fondazione della chiesa di S. Maria del Rovo che è intessuta di fede, devozione e abnegazione nelle diverse tappe e vicende della costruzione. 
La zona rurale, a nord-ovest di Cava, in cui sorse il culto alla Vergine, nei primi decenni del XIX secolo, apparteneva alla frazione di Passiano, nella contrada dell’acqua della Cerza, i cui confini erano S. Martino, S. Giuseppe al Pozzo e il torrente Gargarallo. 
La giovane Teresa Senatore, modesta contadina, spinta da fervente zelo, viste le diverse difficoltà per raggiungere la chiesa di Passiano, radunò i bambini sotto la volta di una scala incorniciata da un rovo per insegnare loro i primi rudimenti religiosi. 
Lì pose un’ immagine di carta della Madonna, sotto il titolo di Mater Domini, che prese il nome di Madonna del Rosto e poi di Madonna del Rovo
Verso il 1840, aumentando il culto alla Madonna, si raccolsero offerte per realizzare un dipinto su tela che fu commissionata dal sacerdote Natale Senatore al pittore cavese Vincenzo Meccia secondo lo schema compositivo dei maestri bizantini. 
Costò 15 carlini, pari a 24,195 euro.
Nel 1849, Gelsomina, sorella di Teresa, soprannominata Santella, continuò l’opera di formazione con impegno coinvolgendo la comunità e nel 1853 riuscì a edificare una cappella rurale dove sistemò la tela della Madonna, ma subito risultò piccola per i numerosi fedeli che vi accorrevano. Perciò fu ampliata con la costruzione di un ambiente con volta a botte decorata da stucchi e di un altare e fu consacrata al culto il 7 maggio 1861. 
Anche questa chiesetta risultò insufficiente per cui il sacerdote Alfonso Apicella (1842- 1912) e Gelsomina (1821-1903) diedero inizio all’attuale chiesa, di dimensioni più grandi, fra il 1870 e il 1875. Ci fu una gara di laboriosità e di tenacia: i contadini, dopo i lavori dei campi, lavoravano senza sosta alla costruzione della chiesa, avvalendosi della collaborazione delle donne e a volte anche dei bambini. Il sacerdote li aiutava e li incoraggiava con la parola e con l’esempio. Erano tempi duri, ma tutti gli ostacoli si superavano con le offerte non solo dei filiani, ma anche delle comunità viciniori di Vietri, Maiori, Amalfi, Salerno. La chiesa fu realizzata su progetto e direzione dell’ingegnere Michele Accarino e fu consacrata il 14 giugno 1883
(tratto dal Sito Ufficiale-riassunta da Anna e Antonietta Apicella)



Paola Galanzi