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UN CORDIALE BENVENUTO NEL SALOTTO VIRTUALE DEI CULTORI DELL'ICONOFILIA, LO STUDIO ED IL COLLEZIONISMO DEI SANTINI E DELLE ANTICHE IMMAGINI DEVOZIONALI





lunedì 23 maggio 2011

Iconofilia e Cultura: Visita virtuale al Monastero della Visitazione S.Maria di Baggiovara a Modena, tra l'antica storia della sua fondazione e la pregevole Collezione di rarissime Incisioni Fiamminghe dei secc. XVII e XVIII


Gesù Fanciullo e San Giovannino
Dettaglio di Incisione a bulino su pergamena di area Fiamminga del secolo XVII.
Proprietà del Monastero della Visitazione S.Maria di Baggiovara-Modena


Con gratitudine sincera ringrazio l'Amico e raffinato Cultore di Santini e Immagini devozionali Lucio Grandi per la preziosa segnalazione di una splendida Collezione di antiche Immagini devote di elevato pregio storico e artistico e di grande rarità e bellezza, di proprietà, da secoli, di un antico Monastero del Modenese: La Visitazione S.Maria di Baggiovara.


La navigazione attraverso il sito del Monastero è semplice e ben strutturata: partendo dal link qui di seguito fornito, passando attraverso le varie voci del menù, potrà ognuno di noi visitare virtualmente la splendida Collezione arricchendosi della singolare bellezza ed armonia emanata da ogni Immagine devota.



Dunque, Buona Visita e una Serena settimana a tutti.
Paola Galanzi

giovedì 19 maggio 2011

Iconofilia e curiosità: Uno straordinario Santino prospettico in tre dimensioni e due fasi distinte firmato dall'Editore Bouasse-Lebel nel secolo XIX

Gesù Buon Pastore distribuisce il Panis Vitae alle sue pecorelle
Straordinario e rarissimo Santino tridimensionale -o a teatrino, altrimenti detto- prodotto in numero assai limitato per cerimonie e ricorrenze speciali dall'Editore Bouasse-Lebel a Parigi nella seconda metà del sec.XIX
Collezione privata Galanzi

Editori di Santini e Immagini devozionali della Francia del sec.XIX, ben sanno gli amici Collezionisti e Cultori delle belle, antiche Immagini devote, si confrontarono nell'Epoca Romantica nella produzione crescente di Immagini sempre più elaborate e spettacolari, in concorrenza tra loro- molto spesso impietosa- essenzialmente votata, al di là del primario nobile fine-apparente- del servizio reso alla devozione popolare, al lucro più palese e sfrontato.

I cataloghi che ospitavano i modelli dei Santini in siderografia in bianco e nero, stampati su elegante base finemente trinata a punzone e a pressa, andarono man mano arricchendosi di nuovi modelli, sempre più elaborati ed atti a suscitare nel devoto fruitore stupore ed entusiasmo infantile.



La Chiesa, attenta ed acuta nell'intravedere in tale crescente costume lo scopo principalmente commerciale e sfacciatamente destinato al guadagno da parte delle note Case Editrici operanti in Parigi, non mancò, in molteplici e documentate occasioni, di esprimere il proprio biasimo e, in taluni casi, addirittura la propria condanna: le Immagini devote erano da Essa intese quali tramite tra l'uomo e i Santi tutti per l'espressione di Fede e di Preghiera devota e per la richiesta ad essi di intercessione presso Dio e Maria per l'ottenimento di grazie e celeste aiuto e non dovevano, pertanto, discostarsi dai canoni iconografici classici, caratterizzati da semplicità ed essenzialità estetica.

Ciononostante, Editori quali la raffinata Maison Basset, i Villemur, i Dopter, i Turgis, i Bouasse-Lebel, incuranti delle indicazioni della Curia Parigina, si cimentarono in un crescendo sempre più febbrile nella realizzazione e commercializzazione di Santini sempre più insoliti e spettacolari.
Ecco che, dai bei ma pur ancora semplici Santini in siderografia bicolore (come anzidetto in bianco e nero), dal costo ancora evidentemente contenuto e a tutti accessibile, si passò alle siderografie colorate a mano a tempera, quindi alle paillettes e ai lustrini dorati applicati su essi à collage, e poi ancora ad applicazioni decorative in vero muschio, piccole e sottilissime porzioni di vero legno, polvere iridescente dal bellissimo effetto estetico realizzata con autentiche, microscopiche scaglie di vetrini policromi.

Tuttavia, ciò ancora pareva non soddisfare gli audaci ed ambiziosi Editori, tanto che pensarono essi bene di "dare un soffio di vita", in un originale ed avveniristico progetto di sfida alla staticità atto a rapire l'intera ammirazione e meraviglia dei privati fruitori, ai Santini destinati alla commemorazione di importanti eventi quali Battesimi, Ordinazioni, Prime Comunioni, Matrimoni: nasce così il Santino tridimensionale- in lingua Francese detto "à systéme"- vera rivoluzione dell'Immagine devota fino ad allora custodita nei Messali e nei libri di preghiere da Religiosi così come da privati Fedeli: l'effetto è stupefacente e il successo immediato.

Lo stesso costo, sebbene non possediamo cataloghi esplicitamente indicativi in tal senso, fù sicuramente elevato e ben lontano dal prezzo popolare applicato alle modeste e ormai obsolete siderografie in B/N, attribuendo così a tale tipologia di Santino quasi carattere di status symbol dell'epoca, esclusivamente riservato ai Nobili e alle Famiglie emergenti della ricca Borghesia Francese.

Lo straordinario Santino che correda l'odierno articolo, oltre ad egregiamente rappresentare tale scenografica tipizzazione di Immagine devota caratteristica del secolo XIX, arditamente esula nientemeno da essa, ulteriormente arricchendosi di una iconografia che eccezionalmente possiamo definire "bi-fasica": sulla destra della recinzione campeggia infatti, volutamente in primo piano, più evidenziata nei dettagli ed impreziosita dall'applicazione di piccoli lustrini d'oro sui delicati colori stesi a mano, la rappresentazione essenziale e dalla delicata dolcezza della fanciullezza di Gesù, amorevolmente cresciuto ed istruito da Maria, sua Madre e Guida.

Raffigurazioni simboliche del Bene e del Male, incarnate nell'antico stereotipo popolare dell'agnello e del lupo e accompagnate da piccoli Angeli alati, incorniciano, completandola, la bellissima figura di Gesù adulto, il Buon Pastore, che distribuisce con Amore il Panis vitae alle sue pecorelle, ai suoi amati figli, a noi, Popolo dei Credenti.


Sobrio Santino con piccola foto in ovale incastonata su fondo trinato a punzone e a pressa dedicato alla celebrazione del Pontefice Pio IX dagli Editori Pontifici Charles Letaille e Boumard Fils verso la terza decade del sec.XIX

Collezione privata

Senza mettere in discussione l'evidente bellezza, indubbiamente rara ed eccezionale, del Santino oggi presentato, non verrà certo difficile al Collezionista comprendere- pur ignorandone la storia e gli eventi relativi succedutisi nel tempo- come mai, al di là della palese spettacolarità e bellezza della pur vasta e variegata produzione, mai assursero i summentovati e famosi Editori parigini all'ambìto incarico di Editori Pontifici, cui restò invece saldamente legato, unico ed indiscusso fino ed oltre la fine del secolo, il fortunato binomio siglato dagli Editori Ancienne Maison Charles Letaille e Boumard et Fils Editeurs Pontificaux, indubbi interpreti della sobrietà iconografica- semplice ed essenziale- cui volle tradizionalmente attenersi la Chiesa di Roma.

Paola Galanzi




mercoledì 11 maggio 2011

Iconofilia e Cultura: Laura Teresa, una Suorina vissuta in un Monastero del 1600. La sua grafia: istanti della sua vita impressi per sempre sul verso di un'Immagine devota


Il verso della bellissima incisione Fiamminga firmata dall'Incisore Theodor van Merlen (1600-1659) celebrante San Matteo Apostolo: istanti di vita claustrale in un Monastero dell'Italia del secolo XVII o forse XVIII, impressi per sempre col nerofumo sulla pergamena.

Collezione privata Galanzi

SANCTVS MATTHEVS


"De caro Euangelista San Matteo mi priego ad intercedermi grazia che possa essr diligente, Acciò che pssa osseruare con dilgenza ogni mio douere A.M.D.G. (Ad maiorem Dei Gloriam)"

La bella, manierata grafia ci rende straordinariamente e privilegiatamente testimoni oggi di uno squarcio di vita vissuta tra le mura alte ed antiche di un Monastero nell'Italia del secolo XVII- o forse del XVIII-; assistiamo, quasi trattenendo il fiato, con trepidazione particolare, ad un momento esclusivo, di intenso coinvolgimento emotivo e spirituale, ove la nostra Laura Teresa con una lunga piuma d'oca intinta d'inchiostro di nerofumo racchiusa nella piccola mano, affidò alla benevolenza di Matteo Apostolo la sua giovane vita di Sposa del Signore.

Stilate forse sotto dettatura, alla presenza della Badessa del Convento che per sempre aveva chiuso le sue pesanti porte al suo ingresso un giorno ormai lontano, lasciando al di fuori le bambole di legno vestite di damaschi eleganti, i giochi innocenti e spensierati di una bambina non ancora donna, i ricordi, i profumi familiari e rassicuranti, le coccole materne, i piccoli capricci, i sogni ancora acerbi pieni di sole e di colori.

Laura Teresa era in quel momento giovane, molto giovane: la sua età si inseriva probabilmente tra i 18 e i 25 anni.

La sua grafia, per quanto controllata e compita, tradisce emozione, e forse soggezione, se assumiamo quale probabile l'ipotesi al momento dello scritto della presenza della Superiora, figura di riferimento sì, ma anche probabilmente in grado di trasmettere, con la sua autorevolezza, timore e sottomissione in un Animo ancora troppo fragile e delicato.


Errori di ortografia come lettere mancanti- essr anzichè esser, o ancora, dilgenza mancante di una i, pssa al posto di possa - rivelano a supporto di questa ipotesi disagio e una spontaneità soffocata entro binari rigidi, ri-costruita a misura su sguardi e toni severi di chi dettava tali parole che la sua mano delicata andava imprimendo sulla nobile pergamena.

Nello scrivere lo stesso suo cognome Laura Teresa commise un errore, cui cercò di porre rimedio con un risultato che rende oggi particolarmente ardua l'attendibilità dell'interpretazione: PICQUECE, PICOPIECE o PICOIECE ?

Quale delle tre suddette sia la giusta decifrazione resta un mistero ma, grazie alla chiara radice PIC- ancora oggi identificabile nella PICA, in lingua Francese LE PIC VOLEUR, ossia la simpatica GAZZA dal piumaggio dell'inconfondibile colore nero brillante, che sin dall'alto Medioevo imperò su maestosi Stemmi Nobiliari ed imponenti Alberi Genealogici d'Italia e di Francia, possiamo facilmente e verosimilmente dedurre le limpide origini patrizie della giovane Laura Teresa.

Il cognome PIC-A, ancora oggi diffuso tra il Lazio e l'Abruzzo, vanta proprio in questa seconda Regione della nostra Italia le sue Nobili, anzi, nobilissime origini; questa antica "radice" geografica di provenienza potrebbe magari aiutarci a formulare una teorica origine di Laura Teresa dall'antica Terra dei Marsi......ma, purtroppo, è questa solo un'ipotesi.

Parimenti, se assumiamo la radice PICQ, automaticamente l'ago della nostra bussola ci guiderà oltralpe, in Francia, e più precisamente nell'area della Regione della Borgogna.

Magari la nostra Laura Teresa vantava antiche, nobili origini Francesi....

Al di là delle ipotesi sulla verosimile provenienza della nostra giovane protagonista- destinate, almeno allo stato attuale della mia ricerca, a rimanere purtroppo solo ipotesi- possiamo invece, e stavolta realisticamente, sulla base di molteplici testi, documenti e testimonianze scritte da me lette e tra loro confrontate, datare, al di là della certa epoca di stampa della splendida incisione su pergamena firmata dal grande Incisore Fiammingo Theodor van Merlen (1600-1659), lo spazio temporale, probabilmente coevo all'illustre Incisore Veneta, per oltre un quarantennio collaboratrice della rinomata Stamperia Remondini di Bassano, Suor Isabella Piccini (1644-1734) in cui la giovane Laura Teresa condusse la sua mite ed obbediente esistenza: sicuramente a cavallo tra il secolo XVII ed il successivo.

Castità, Obbedienza e Povertà: questi erano i voti offerti a Dio da una novizia.

Le cronache del secolo XVII, così come quelle del successivo, concordemente tramandano di un'epoca di gravi crisi e altrettanti cambiamenti- spesso, all'interno delle Famiglie Aristocratiche e dell'alta Borghesia vissuti come minacce o incombenti, gravi pericoli e alla ricchezza patrimoniale del Casato e alla stessa incolumità fisica dei suoi componenti - in cui, tutte le figlie femmine di dette Famiglie, ond'essere preservate da malaugurate e temute sciagure a venire, per essere educate alla leggiadria di costumi e al timor di Dio, venivano affidate sin dalla tenera età di 12 anni alle cure delle Monache presso Conventi e Monasteri.

Inizialmente a scopo propedeutico-didattico, per garantire loro una buona cultura dei Classici, Greci e Latini, insieme ad una ferrea ed incrollabile formazione Cristiana-Cattolica, lontane dalle insidie di fuorvianti religioni, sette, eresie, e stregonerie (come noto, perseguite all'epoca dalla Chiesa con particolare veemenza e severità), insieme alle suddette materie venivano loro insegnate le nobili Arti del ricamo, della pittura, dell'intaglio au canif, dell'utilizzo delle varie erbe mediche con le quali preparare balsami, unguenti e cataplasmi curativi, così come preparare delle ottime confetture di frutta fresca colta nell'hortus del Monastero o nei boschi adiacenti.

Non di rado accadeva che, senza contare chi tra loro, una volta raggiunta l'età della ragione, abbandonava il Convento perchè, priva di autentica vocazione religiosa e maggiormente predisposta ai piaceri della vita, riteneva più confacente alla propria natura votarsi a formare una famiglia, le più miti ed obbedienti per loro intrinseca natura, rimanessero in Convento e prendessero i voti della clausura, spesso inesorabilmente chiudendo qualunque legame con il passato, per dedicarsi ad una vita di contemplazione, di sacrifici e di preghiera.

Nel rispetto delle rigide gerarchie che regolamentarono sin dall'Alto Medioevo la vita nei Monasteri, nei Conventi claustrali e ancor più nelle Abbazie, la Madre Superiora o la Badessa, generalmente nominate a rivestire il ruolo all'interno della Comunità per l'intera durata della loro vita, presiedevano e controllavano l'intera ed articolata organizzazione, rappresentando di fatto il polo principale d'autorità e di riferimento spirituale e materiale.

Intorno alla Badessa, e comunque sempre a lei subalterne, scandivano le lunghe giornate claustrali altre figure, ognuna di esse addetta alla gestione e al controllo di una specifica attività all'interno delle mura conventuali: la Suora Bibliotecaria, responsabile dello Scriptorium, la sala ove le novizie potevano consultare antichi, preziosissimi Codici miniati, manoscritti religiosi su pergamena, Testi Sacri, apprendere l'antica tradizione conventuale delle tecniche calligrafiche-o della bella scrittura- la Suora Economa, addetta alla gestione delle riscossioni dei crediti, dei lasciti e delle donazioni al Convento e dei conti più in generale, la Suora Cuciniera, preposta alle cucine del Refettorio conventuale, la Suora Giardiniera, intenta alla cura costante degli orti e dei giardini claustrali, e così via dicendo.

La Madre Superiora o la Badessa rimanevano sempre l'unico riferimento spirituale per l'intera Comunità, assolvendo anche al ruolo di Confessore.

La vita nel Convento era scandita da rigidi orari: si iniziava la giornata con la sveglia alle h.5 cui seguiva, dopo una breve ed essenziale toeletta, la recita tutte insieme delle Preghiere del mattino presso la Cappella.

Solo successivamente ci si recava nel refettorio per una semplice e frugale colazione, ove insieme a del latte caldo si mangiava una fetta di pane con confettura preparata dalle stesse Suorine adoperando i frutti coltivati negli orti e nel giardino e quelli selvatici raccolti nei boschi immediatamente adiacenti il Monastero.

Successivamente il tempo veniva consacrato alla Lettura-prevalentemente di testi Sacri presenti nella Biblioteca, ai lavori manuali- ricamo, disegno e pittura, intaglio au canif di preziose Immagini devote, cucito, e non di rado allo studio di qualche strumento musicale-per lo più l'arpa o l'organo.

Il rigore e la disciplina imperavano e spesso accadeva che, novizie o comunque giovani Suorine ritenute dalla Superiora eccessivamente estrose o con personalità fuori dal comune, subissero punizioni per mancata osservanza delle regole, venendo isolate in celle anguste e buie per giorni a pane ed acqua.

Solitamente, nei secc. XVII e XVIII, le h.11 segnavano l'ora del pranzo, sempre frugale ed essenziale, confortato come anzidetto da prodotti dell'orto- verdure cotte o crude- uova, magari una gallina bollita nei giorni di Festa e alla Domenica.

In ogni Convento era altresì presente un'Infermeria, dove venivano ricoverate le Suore anziane e gravemente malate, affidate ai decotti e agli unguenti erboristici della Suora esperta nelle erbe curative e medicinali.

A quei tempi spesso la guarigione da patologie per lo più sconosciute era affidata alla somministrazione e all'impiego di semplici sostanze assolutamente naturali quali il miele, di cui tutti i Conventi vantavano con orgoglio produzione propria.

Verso le h.15 ci si riuniva tutte nella Cappella per la lettura dei Vespri ed appena due ore dopo veniva servita la cena- generalmente consistente in una scodella di zuppa calda di verdure - presso il Refettorio.

Alle h.18 circa tutte le Monache erano impegnate alla lettura delle Lodi nella Cappella, cui seguiva il silenzio più rigoroso e dunque il riposo notturno.

L'occasione della visita presso l'Abbazia di Arcivescovi, Cardinali o alti rappresentanti della più elevata Nobiltà- questi ultimi, in particolare, generosi dispensatori di cospicue donazioni in denaro o in beni immobili- strutture ad uso abitativo che le Suorine provvedevano prontamente ad affittare per migliorare gli introiti destinati alla sussistenza dell'intera comunità- e terreni destinati alle colture di frutta e verdure, spesso dalle stesse generosamente offerte alle famiglie più povere e bisognose che chiedevano loro la carità, dava l'avvio ad una serie di preparitivi particolarmente curati dalle Suore: la Suora Cuciniera s'immergeva nelle cucine nella preparazione di gustosi manicaretti e dolci deliziosi, si provavano i Canti nella Cappella, accompagnati dal suono delle arpe e dell'organo, si adornavano le pareti del Convento con variopinte collane di fiori profumati e dai bellissimi colori.

Proprio in queste importanti occasioni le Suorine -in segno di devozione e gratitudine- facevano dono agl'importanti Ospiti convenuti di spettacolari Canivets intagliati con delicata maestria au canif, non infrequentemente siglati da dediche manoscritte al verso con elegante grafia.

Generalmente appartenenti agli Ordini Francescani o delle Clarisse- Suor Isabella Piccini fu Monaca e Vicaria Francescana del Convento di Santa Croce in Venezia- nel rispetto delle regole dei suddetti Ordini, le Suore aprirono in molte e documentate occasioni le porte della clausura per accogliere "francescanamente" Dame della Nobiltà e della ricca Borghesia, o perchè rimaste vedove e bisognose di protezione, o semplicemente perchè in cerca di Pace e di Meditazione lontano dai vizi e dai pericoli del mondo.

Ora che siamo più intimamente addentro la vita condotta nei Monasteri e nelle Abbazie di quei tempi, possiamo con maggior piacere ed interesse far conoscenza con un'altra Suorina, vissuta come la nostra Laura Teresa nel 1600, cui appartiene il bellissimo ritratto dipinto ad olio su tela da Artista anonimo che ammiriamo delicatamente sfumato nel secondo piano dell'immagine che correda questo articolo.

La sua vita fù breve durando appena 33 anni, ma fu intensa in Amore filiale e generoso Cristiano sostegno spirituale all'anziano, illustre genitore: Galileo Galilei.

Entrando in clausura presso il Convento delle Clarisse in Arcetri il 4 di Ottobre dell'anno 1616 con il nome di Suor Maria Celeste, Virginia Galilei, figlia primogenita del Genio pisano, sostenitore della teoria Copernicana sul moto dei corpi celesti opposta alla teoria aristotelica-tolemaica sposata e tenacemente sostenuta dalla Chiesa Cattolica e condannato per eresia e all'abiura delle sue concezioni ritenute dalla Chiesa di allora spavalde e pericolosamente rivoluzionarie, Virginia ci ha lasciato in eredità un prezioso, unico carteggio di ben 124 lettere da lei scritte al suo amatissimo Babbo e dallo stesso gelosamente conservate, oggi custodite presso il Museo della Storia della Scienza in Firenze.

Toccante testimonianza del profondo legame che la unì per la seppur breve esistenza al padre, non mancano in esse, insieme alle sentite preghiere piccoli, solerti preoccupazioni e pensieri di un animo gentile dalla sensibilità profonda e delicata, tipicamente femminile: le confetture di frutta candita raccolta personalmente e da lei preparate per l'anziano e provato genitore, così come il suo impegno nel chiedere l'intercessione di un Cardinale affinchè potesse il padre trovare una casa dove abitare, vicina al Convento in Arcetri (Firenze).

Da una di esse apprendiamo addirittura un piccolo, emozionante squarcio di vita privata, quando Galileo, chiamato da Virginia, si reca al Convento per riparare il vecchio orologio non più funzionante....

Esempio di Fede profonda e sincera fù la breve vita di Suor Maria Celeste, conclusasi prematuramente all'età di 34 anni non compiuti nel 1634, con insanabile dolore di Galileo e profonda sua disperazione per una così grande perdita.

Contrariamente a Suor Maria Celeste, della nostra Suor Laura Teresa resta, a noi posteri, Studiosi e Collezionisti di antiche Immagini della devozione, una figura diafana e misteriosa: non conosciamo il suo volto, le sue fattezze, ma, nella provvidenziale, perfetta conservazione attraverso i secoli della bellissima Incisione Fiamminga sul cui verso annotò lei di suo pugno il breve scritto, possiamo oggi, a distanza di 300 o forse 400 anni, dire che è esistita, che come noi tutti oggi facciamo, anche lei ha sofferto e gioito, ha respirato il profumo dei fiori, ha amato attraverso il Sole e le bellezze del Creato, nel vivo ricordo e nell'esempio sublime di Francesco e di Chiara di Assisi, la meravigliosa grandezza di Dio Creatore.
Paola Galanzi

mercoledì 4 maggio 2011

Iconofilia e Cultura: Joseph Martin Wagner: un Incisore Tedesco che parlava Veneziano tra le calli della Venezia del secolo XVIII


La Divina Pastora
Splendido Santino stampato su pergamena realizzato in Venezia presso la rinomata Bottega del Wagner magistralmente sposando le tecniche del bulino e dell'acquaforte.
La delicata coloritura è a mano con lumeggiatura dei dettagli in oro zecchino.
Italia, sec.XVIII

 Collezione privata Grandi

Nell'agosto 1739 giunse a Venezia dal nativo Thalendorf, un villaggio della Germania vicino a Lindau, sul lago di Costanza, appartenente alla circoscrizione parrocchiale di Gruenenbach, Joseph Martin Wagner. Aveva allora circa 33 anni. Dopo la sua partenza dal paese nativo era stato due anni a Bologna (dal dicembre 1729 all'ottobre 1732) e sette nelle vicinanze di Londra (nella strada Great Malborough). In Venezia era stato indirizzato a certo Felice Petricini q. Domenico, Veneto, Pittore, nato nel 1682 .

Aprì subito un negozio di vendita di stampe in Merceria di S.Giuliano e tre anni dopo, il 6 settembre 1742, si univa in matrimonio, nella Chiesa di S.Gregorio, con Camilla Cappellan.

Queste notizie risultano dalle dichiarazioni fatte dallo stesso Wagner alla Curia Patriarcale in occasione del suo matrimonio e dai documenti allora presentati.
Indubbiamente il Wagner costituisce una figura di primo piano nella storia dell'incisione a Venezia, non solo per la sua abilità di Artista, ma soprattutto per avervi introdotto il metodo usato dagli incisori francesi di accompagnare l'intaglio all'acquaforte con l'impiego del bulino, e per il vasto sviluppo che seppe dare alla produzione ed al commercio delle stampe- in particolar modo a carattere religioso- elevandone il tono con la scelta dei soggetti e con la cura posta nell'esecuzione dei rami.

Dieci anni dopo che Joseph Wagner aveva preso dimora in Venezia chiedeva, il 2 aprile 1749 un privilegio privativo per tutte le stampe che uscivano dal suo laboratorio d'intaglio.
Nella domanda egli ricorda di aver impiegata ogni cura, fin dai primi giorni che era a Venezia:




"onde perfettionare le stampe in rame che ritrovai,


- egli scrive-
in allora in qualche defetione"

e che il suo esempio era valso a far sì che alcuni confratelli di quest'Arte seguissero il suo esempio con nuove invenzioni e con più diligente lavoro.
Wagner come presso i Remondini, era eseguito in cooperazione da più Incisori, ognuno dei quali prestava la sua opera nella parte dove maggiormente era provetto. Ma da altri (leggi i Remondini di Bassano) invece si andavano copiando senza alcun scrupolo i suoi originali, recandogli grave danno.


La domanda a tutela delle sue stampe- per lo più a carattere religioso- venne trasmessa ai Riformatori dello Studio di Padova e alla Deputazione al Commercio.
Ma una copia si trova anche negli atti dell'Avogaria di Comune (Venezia) e reca a tergo questa annotazione:


"Die 30 xmbris 1749.

Presens pagina presentata fuit in Officio Advocatorie Comunis per D.Joseph Wagner in obbedientia precepti eidem facti



ad instantiam DD. Johannis Antonij et Johannis Baptiste fratrum Remondini q.m Ioseph


ad hoc:

promptus jurare nil aliud habere de negotio".


Cosa intendono dire queste parole ?

Non certamente che il Wagner rinunciava alla sua domanda di privilegio, per non offendere quello già ottenuto dai Remondini per le loro stampe, perchè la sua domanda veniva accolta, come vedremo, neanche un mese dopo.
È più probabile invece che prima di concedere il privilegio si sia chiesta ed ottenuta dal Wagner l'assicurazione che non avrebbe perseguita alcuna azione giudiziaria contro i Remondini per le stampe che questi, con ogni probabilità, gli avevano copiate.


Sulla domanda del Wagner ambedue i Magistrati che ne erano stati richiesti diedero parere favorevole.
Scrivono i Riformatori dello Studio di Padova il
20 gennaio 1750:

"Le stampe in rame non sono nuove in questa città.
Fiorirono esse per eccellenti Maestri, ma sentirono in progresso della decadenza.


Da questo trassero l'ingrandimento le forastiere e dalla Francia e dalla Germania una copia ben grande ne derivò et inondar venne tutto lo Stato con quelle conseguenze che da se si manifestano.

Il privilegio concesso a fabricatore dello Stato Veneto (il Remondini) delle Carte miniate, o sia Francesine, et a fumo, o sian Tedesche, allon- tanò in gran parte l'afluenza delle Forastiere.


La delicatezza, l'esquisito lavoro, e l'industria, con cui s'affatticò il Wagner di promovere riputazione a propri lavori, ridotti leggiadri, ben intesi e ben travagliati, produssero li notabili vantaggi di allontanar da Venezia il concorso delle Forastiere e traere in questa Città le commissioni e quel denaro che prima passava a beneficio altrui.
Questi benefici derivanti dal ben operare conosciuti agevolmente da confratelli dell'Arte l'invogliarono a migliorare le proprie manifatture e con nuove inventioni e con più diligente lavoro si studiarono di più accrescere il capitale e il commercio.
Non tutti però eguali in così onorati sentimenti, alcuni d'essi diedero mano a più facile lavoro, e ponendosi avanti gli occhi le carte stesse del Wagner, senza impiego d'industria, senza affaticarsi nell'inventare, nella disposizione delle figure, nella proportione e leggiadria delle parti, e senza adoperare tutto l'impegno di riddurre ad esser buone copie di perfetto originale, come si siamo assicurati coll'occhio proprio, si contentano d'una mezzana somiglianza, e con inganno agl'imperiti esitandole a miglior mercato tolgono il preggio all'autore Wagner et alla di lui borsa il profitto.

La vera radice di tal scandalo consiste dal formarsi ad arbitrio e senza risserve e dipendenza da' confratelli di quest'Arte li lavori, e senza premio quelli che si distinguono, e senza ristrettive chi arbitra a danno altrui.

Se piacesse a V.S. che quest'Arte si provedesse da qui innanzi con maggior disciplina, potrebbe ella rimettersi secondo l'equità e la giustizia su d'un utile sistema
".

Concludevano i Riformatori proponendo di accordare al Wagner la Pubblica protezione, onde, riferivano:


"Sia con privilegio proibito a chi si sia il copiare per un dato tempo le sue carte e producendo ogni uno cose nuove o d'inventione o da pitture, e da altri originali godere habbia dello stesso vantaggio, ma vietato sia il copiare carta da carta; di tal modo prenderebbe ogn'uno coraggio, o cercarebbe distinguersi per la sicurezza che gliene ridonderà dal maggior vantaggio nel ben operare, e solo danno ridonderebbe all'infingardaggine, et alla malizia, sempre detestate dalla Pubblica pietà e giustizia "

Il Senato riconoscendo la fondatezza di tali proposte le approvava il 24 gennaio 1750:

"Utile e giusto in fatti essendo l'ampliar con questi mezzi un tal genere di commercio, si assente -dice il decreto - al Wagner il privileggio d'anni 15 per ogni e cadauna carta che di nuova invenzione o tratta da buoni originali piture et altro da nuovo verrà egli di formare cosicché per il detto tempo chi che sia non possa copiare carta da carta che dal Wagner verrà d'esser stampata e pubblicata purché sia eseguita con accuratezza e nel modo laudacibile che ha tenuto per il passato ".


Si ordinava pure ai Riformatori di studiare e suggerire nuove norme per meglio disciplinare l'Arte dell'intaglio, ma non risulta che ne siano seguite concrete proposte.

Un quarto di secolo dopo, il 13 settembre 1776, il Wagner presentava domanda per la rinnovazione del privilegio.
Il che gli veniva concesso dal Senato il 5 ottobre successivo.


Così avevano ormai preso grande sviluppo a Venezia ed a Bassano due centri di produzione e commercio delle stampe incise, quelli del Wagner e dei Remondini e ne era derivato un miglioramento della produzione generale, specialmente da parte dei Remondini che dovevano evitare di lasciarsi comunque superare da altre Ditte.
Non mancava il Wagner di giovarsi dell'opera dei più abili Incisori quali il
Berardi, il Volpato, il Flipart, lo Zucchi, il Leonardis, il Cappellan, il Baratti e tanti altri che qui troppo lungo sarebbe elencare.


Lavorarono per il Wagner anche il Giovanni Battista Piranesi (Mogliano Veneto, 4 Ottobre 1720- Roma, 9 Novembre 1778) e il Francesco Bartolozzi (Firenze, 25 Settembre 1727- Lisbona, 7 Marzo 1815).


Incisione su rame
Suggestivo e realistico ritratto dell'Artista con i mano gli immancabili "ferri del Mestiere": lente e bulino.

Non sempre le stampe che uscivano dalla sua bottega recavano il nome dell'Artista che le aveva intagliate. Spesso uno stesso rame, presso il Wagner come presso i Remondini, era eseguito in cooperazione da più Incisori, ognuno dei quali prestava la sua opera nella parte dove maggiormente era provetto.
Avveniva anche che qualche Artista dopo aver lavorato per qualche tempo presso il Wagner o presso i Remondini, e avervi acquistato una sufficiente capacità nella tecnica dell'intaglio, mettesse su ali proprie, ponendosi a lavorare nella propria casa per le varie tipografie e per i negozi di stampe del Wagner, del Remondini o di altri.

Alcuni intagliatori addirittura si trasferirono in altre città o in esteri Stati.

Morì Joseph Wagner il 29 giugno 1786 così come risulta dai Necrologi della Chiesa di S.Giuliano, Reg. XII, e.26 ora custoditi nell'Archivio della Basilica di S.Marco:


"Adi 29 Giugno 1786. Il Sig.Giuseppe q.Martin Wagner d'anni 81 ammalato già giorni 30 di abscesso di fegato mori oggi alle ore 16.
Medico Pellegrini.
Fa sepellir suo Figlio.
Sepolto in Chiesa.
Accompagnò il Rev.Capitolo e Giovani "


Il negozio di vendita delle stampe continuò a rimanere aperto, gestito dal figlio Angelo, fino al 1 giugno 1835.


Fonte: Biblioteca Universale
Rare, per non dire rarissime, stampe a carattere religioso, di bellezza e pregio particolari ed assolutamente inconfondibili, autentici Capolavori di bulino straordinariamente sposato con la tecnica dell'acquaforte, prerogativa originalissima e di gran successo nata in Venezia presso la rinomata Bottega del Wagner, vennero per poco più di un secolo impiegate per elegantemente illustrare importanti ed assai curati Testi Sacri scritti su pergamena in lingua Latina o, più semplicemente, per adornare piccoli altarini intimamente privati presso Conventi e Monasteri, oltre ad essere esposti, per la protezione dell'intera Comunità, presso Ospitali o private abitazioni.
Sicuramente esportate ed apprezzate oltralpe, conobbero tuttavia a Venezia l'acme del successo nel secolo XVIII, tanto da rappresentare un modello da copiare ed imitare.


APPO WAGNER VEN.(ETII)s C.P.E.S.


In Venezia presso la Bottega del Wagner- (Stampato) Con i privilegi (concessi) da Sua Eccellenza Serenissima-(il Doge).

Nella Storia, laddove mancano elementi comprovabili o testimonianze certe e documentate è - in mia opinione- salutare e positivo che subentri una moderata e creativa Fantasia; se partiamo da qui non verrà difficile al raffinato Cultore delle antiche, belle Immagini devote immaginare le alte pareti profumate d'antico del bellissimo Convento di Santa Croce a Venezia, adornate di Santi e Madonne firmate Joseph Wagner, quasi vive per il raro realismo espressivo che le distinse, salutate con devote genuflessioni e viva ammirazione da Isabella Piccini e dalle pie Suorine sue consorelle......
Paola Galanzi

domenica 1 maggio 2011

Roma, 1° MAGGIO 2011- Karol Józef Wojtyła: IL PAPA DELL'AMORE OGGI BEATO


 Video tratto da Youtube in omaggio a Papa Giovanni Paolo II