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UN CORDIALE BENVENUTO NEL SALOTTO VIRTUALE DEI CULTORI DELL'ICONOFILIA, LO STUDIO ED IL COLLEZIONISMO DEI SANTINI E DELLE ANTICHE IMMAGINI DEVOZIONALI





lunedì 27 giugno 2016

ICONOFILIA-DEVOZIONE MARIANA-FEDE-STORIA-TRADIZIONE-CULTURA: MARIA SS.DELLE GRAZIE DI PORTA ANGELICA IN ROMA



Tra le immagini della Madonna più note nella città e circondate da un intenso culto popolare, già a partire dal sec. XVI, è da annoverare l'icona di origine bizantina, portata a Roma nel 1587 dall'eremita calabrese Albenzio De Rossi da Cetraro.

L'odierna denominazione di Madonna delle Grazie risale alla seconda decade del Seicento; è un titolo che, decretato direttamente dalla pietà dei fedeli, si legò in modo stabile al Santuario dove, per quasi tre secoli e mezzo, la prodigiosa immagine fu venerata da generazioni di devoti. 
Ancora oggi, a due passi da Piazza S. Pietro, percorrendo via di Porta Angelica verso piazza del Risorgimento, all'angolo di uno degli ultimi edifici, appare la graziosa edicola che accoglie la copia musiva della sacra icona a ricordo del santuario cinque - secentesco, sfortunatamente andato distrutto tra il 1936 e il 1939, nel corso delle demolizioni di Borgo Pio
Sotto il mosaico, un'iscrizione esorta i passanti e ricorda i fatti:

Salutate in questa immagine

la B. Vergine Maria delle Grazie

portata nell'anno 1587 da Gerusalemme a Roma

dall'eremita f. Albenzio De Rossi.

L'originale già esposto qui nel

santuario demolito per ragioni

di pubblica utilità si venera

ora nella nuova chiesa al piazzale

Francesco Morosini che la

munifica pietà dei pontefici

Pio XI e Pio XII ricostruì e

dedicò A.D. MCMXLI

In fondo a via Candia, nell'attuale piazza S. Maria delle Grazie (già piazza Francesco Morosini), si erge il nuovo santuario parrocchiale; in esso, percorrendo la navata sinistra, si giunge alla cappella recentemente restaurata, dove l'immagine mariana esposta su un antico postergale – ciborio si offre ancora al culto e alla pietà.

Databile tra l'undicesimo e il dodicesimo secolo e proveniente dall'area gerosolomitana, l'icona, oltre a presentare motivi di interesse sotto il profilo storico e artistico, è ancor più suggestiva per la pietà popolare che attorno ad essa si è andata annodando nei secoli, fino ad assumere un posto eminente nell'ampio complesso di icone e di immagini sacre venerate a Roma.

Proprio sul piano della pietà, la rilettura della storia di questa effige consente non solo un contributo di natura culturale, ma anche un servizio alla sensibilità religiosa di quei fedeli che ancor oggi avvertono il richiamo di quella misteriosa, eppure familiare, immagine venuta d'oriente.

E' una storia che aspetta ancora di essere descritta: questa breve presentazione non pretende se non di offrire alcuni spunti essenziali per una riflessione su un fatto e su una vicenda che possono ancora dire molto. 
L'augurio è che quanti hanno avvertito e avvertono tuttora il significato della devozione a Maria della Grazie perseverino nel loro sentimento e nella loro testimonianza: a loro sono dedicate queste pagine.
(tratto dal Sito Ufficiale della Diocesi di Roma)




Paola Galanzi


domenica 26 giugno 2016

ICONOFILIA-DEVOZIONE MARIANA-FEDE-STORIA-CULTURA-TRADIZIONE: LA MADONNA DELLE GRAZIE IN FAENZA-MODIGLIANA



La cronaca latina del Convento di S. Andrea in Vineis, composta negli ultimi decenni del XV secolo, dice che l'Immagine della B. V. delle Grazie, che ora si trova in Cattedrale, fu dipinta nella Chiesa di S. Andrea 'in vineis' (attualmente S. Domenico), nel 1412, come immagine votiva per la liberazione da una pestilenza, liberazione ottenuta per le preghiere espiatrici fatte in quel luogo, dopo
l'apparizione della Vergine Maria a certa signora Giovanna.

La Vergine sarebbe apparsa in atteggiamento ritto, con le braccia aperte e tenendo nelle mani tre frecce spezzate, ad indicare la collera di Dio fermata per l'intercessione delle preghiere di Maria.

La cronaca testimonia che questo fatto avvenne nel 1412
Anche uno scrittore ravennate contemporaneo, autore di una cronaca degli arcivescovi di Ravenna, parlando della morte dell'arcivescovo De Pileo, avvenuta in quell'anno, scrive che
'egli finì la sua vita nell'anno dell'Incarnazione del Signore 1412, quale fu dappertutto valida pestilenza'.

Il 12 maggio (seconda domenica del mese) del 1420, nella chiesa di S. Domenico fu consacrato un altare in onore di quella BEATA VERGINE detta DELLE GRAZIE.

Nel 1420-21 fu istituito presso il convento di S.Domenico un consorzio o Confraternita di devoti della B. V. delle Grazie, a cui il ministro generale (25 luglio 1421) concesse la compartecipazione al merito di tutte le buone opere fatte nell'ordine domenicano. 

Era probabilmente una Confraternita già esistente di Laudesi, o Battuti Bianchi, che si riuniva per cantare le Lodi della Vergine Maria, conforme alle consuetudini del tempo.

Una pergamena del sec. XVII esistente nell'Archivio della Confraternita ci ridice un particolare privilegio, dal Padre il Frate Homberto generale dell'Ordine dei Domenicani, concesso ai devotis fidelibus utriusque sexus de congregatione Beatae Mariae Fratres Faventiae, datato 1261, anche se era un privilegio generale.

I Confratelli si radunavano nell'Oratorio attiguo al convento di S. Domenico ed era intitolato a S. Pietro in Vincoli, da cui il nome della Confraternita che lo mantenne anche quando spostò la sede nella piazza dietro il Duomo, dopo che l'Immagine fu traslocata nel 1760.
(continua....tratto dal Sito Ufficiale della Diocesi di Faenza-Modigliana) 



Paola Galanzi