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UN CORDIALE BENVENUTO NEL SALOTTO VIRTUALE DEI CULTORI DELL'ICONOFILIA, LO STUDIO ED IL COLLEZIONISMO DEI SANTINI E DELLE ANTICHE IMMAGINI DEVOZIONALI





mercoledì 23 dicembre 2015

BUON NATALE e FELICISSIMO e PROSPERO NUOVO ANNO 2016 a tutti gli Amici Iconofili !



Stiamo curando il montaggio del bellissimo VIDEO relativo alla Conferenza che il 6 Dicembre u.s. ha inaugurato anche quest'anno in Roma la Mostra A.I.C.I.S. 

Tale video sarà fruibile a breve qui sul Blog. 

giovedì 12 novembre 2015

I Santini-Ricordo di Comunione Pasquale e Confessio Paschalis: rari e preziosi Documenti, dal secolo XVIII al 1966, dalla privata Collezione Mario Tasca.

 
Un raro, prezioso Signum Communionis Paschalis datato dell'anno 1785
La Storia che ci racconta è antica e bellissima.
 
Collezione privata Mario Tasca


Fu nell'anno 1215 che il Concilio Lateranense IV sancì, attraverso un precetto, la saliente importanza della Santa Comunione da riceversi nel lieto giorno della Santa Pasqua di Resurrezione

Lo stesso precetto statuiva altresì la Confessione, semel in anno, quale via auspicabile per ogni Buon Cristiano desideroso di vivere coerentemente la propria Vita di Fede.

Un precetto fondamentale per noi Cristiani per condurre la Vita-il Dono d'Amore supremo di Dio Creatore- nella Luce della Beatitudine immensa della sua Grazia.

Il più antico tra i Signa - così definiti in Lingua Latina per il "segno" della Benedizione anticamente imposta dal Ministro di Dio sul capo dei comunicandi nella gioiosa Solennità Pasquale- della Collezione Mario Tasca, data del 1785;  è un piccolo rettangolo in carta a vergelle, dai margini leggermente bruniti dal Tempo, di appena cinque righe stampate in nero inchiostro, racchiuse e bellamente incorniciate da un originale quanto assai interessante motivo decorativo-simbolico: la Santa Croce dalla quale nascono e si dipartono i Tralci della Vite - i Discepoli che, secondo Giovanni, se sapientemente potati dalla Parola del Maestro (cfr. Gv15,2-4), e se profondamente uniti a Lui, diventano i tralci fecondi che danno vita a generoso e copioso raccolto.

E si noti bene che tale motivo- come appurato, in apparenza solo ornamentale- a differenza delle cinque righe, evidentemente per la Solennità stampate in nero inchiostro sulla carta verosimilmente in svariate copie pressoché identiche, fu impresso a mano con sigillo, secondo una sequenza assolutamente casuale: i tralci con la Croce sovrastante sfilano lungo tutto il perimetro in sequenza assolutamente non coerente, dettata da un'originale quanto personalissima impronta artistica del Canonico autore.
 


Grazie al suo nome completo, con annesso titolo, presente inferiormente sulla quinta riga a stampa del Signum, a distanza di oltre due secoli da quell'anno è oggi per noi Iconofili possibile, con indubbia, sincera emozione, ricostruire e conoscere, se non lo svolgimento della Solennità Pasquale nelle sue fasi, la certa sede ove questa fu certamente celebrata nell'anno del Signore 1785.

E sempre grazie ad un antico, eccezionale Documento di epoca medievale, datato del 25 Marzo 1296, il "Bando sopra la istitutione de la Contea", che contestualmente alla nascita della Contea di Modica - Mohac, così come nominata nel testo in antica Lingua Italiana con chiare, eleganti influenze arabo-spagnoleggianti- e alla proclamazione della stessa quale entità plurifeudale autonoma, affidata con solenne cerimonia svoltasi in quella stessa data dal Re di Sicilia Federico II d'Aragona al neo-eletto Conte Manfredi Chiaramonte, viene nella preziosissima Charta  citata proprio l'antica Chiesa Madre dedicata a San Giorgio all'interno della quale, quasi mezzo millennio dopo la sontuosa Cerimonia di investitura del giovane, nobile rampollo palermitano, il Canonico Antonino Gugliotta- secondo alcune fonti di natali agrigentini-ebbe a solennizzare la Santa Pasqua.

 
 
"Noi, Frederique II de Aragon, por gracia de Dios Rey de Sichilia, por festejar nuestra encoronacion, stabilimu et ordinamu ki l'Excellentissimus Senor Manfredi de Claramonte, nuestro amigo liali et discendenti de Carlu Magnu Imperaturi, haya en su possedimiento la Condea de Mohac. Per li meriti offeriti a la Nuestra Persona dintra lu Parlamentu di Catania del mese de Jnnaru de kisto ano mil doscientos novanta seis, akkussì stabilimu et ordinamu ka dictu Excellentissimu Manfredi de Claramonte haya titulo Comes Mohac y Senor Ragusiae, Caccabi, Xicli, et delli terri de Gulfi et Posallus, finu a lu feudu de Spaccafurnu. Et per l'opera da dictu Comes Manfredi facta en Nuestro favor contra li preputentii de li Francisi, cussì stabilimu et ordinamu ka dictu Manfredi de Claramonte haya nomina de Gran Siniscalcu di lu Regnu de Sichilia. Por gracia de Dios, dicta investitura sarà festejada y resa publica dintra el duomu de s. Giorgiu de la ciudad de Mohac, con cuncursu de nobili, signuri et curtigiani. E tutti li genti di lu cuntadu de Mohac et li rimanenti, vicini o luntani, di tutta la terra di Sichilia, Noi, Frederique II, ordinamu chi currunu fistanti pi la gloria di lu novu Comes Manfredi et di la Condea de Mohac."

Datu in Palermu el dia 25 de marzo del ano del Senor MCCXCVI



dal "Bando sopra la istitutione de la Contea"

[1-vedi nota relativa della fonte





 
La Chiesa Madre di San Giorgio in Modica (Provincia di Ragusa).
 
Dalle sue antichissime origini, attraverso i secoli, è oggi un esempio monumentale e sublime dell'elegante Arte Barocca della Sicilia
 


Del Pastore celebrante, il Canonico Antonino Gugliotta d'Agrigento, praticamente nulle e controverse sono, purtroppo, le notizie biografiche; se dovessimo, tuttavia, immaginare- e ciò sarebbe fondatamente accettabile- di un suo iniziale impegno religioso da laico in seno ad una delle innumerevoli Confraternite locali, ragionevolmente, sull'omonimia oltre che sulla coerenza cronologica, potremmo identificarlo in un Antonio Gugliotta Mastro-Architetto di chiara fama vissuto nello stesso periodo.

 
Signum Communionis Paschalis datato dell'anno 1792
 
Collezione privata Mario Tasca 


Il secondo, più antico Signum Communionis Paschalis della distinta Collezione privata dell'amico Mario Tasca sul tema data del 1792 e, pur nel pregio aggiunto del richiamo in Lingua Latina al Vangelo di Giovanni, appare subito più spartano e severo rispetto al primo esaminato; il Ricordo ci conduce questa volta a Dronero, ridente centro nella provincia di Cuneo, in Piemonte, anticamente denominato Draconerium - dal toponimo Draco, termine medievale indicante lo sperone roccioso a strapiombo sopra un corso d'acqua sopra il quale venne originariamente fondata la località.

Rispetto a diversi altri documenti similari da me esaminati ascrivibili all'intero arco del secolo XIX fino ai primissimi anni del 1900, il Signum o Ricordo di Comunione Pasquale- che, per quanto definito erroneamente tale, almeno per gli esemplari più antichi, non è affatto un Santino- non fu nominale e, in mia personale opinione, funse verosimilmente da ricevuta per un'offerta pecuniaria simbolica elargita per l'occasione dai fedeli alla Chiesa Parrocchiale di riferimento.

A valido sostegno di tale mia teoria vi è l'indiscutibile rarità di questi documenti, in special modo degli esemplari più antichi, datati del secolo XVIII, ed il limitatissimo numero di essi sull'attuale Mercato Antiquario cartaceo, il che prova fondatamente la stampa limitata a cura interna delle Parrocchie e, di conseguenza, la non partecipazione della massa al rilascio del piccolo tagliando.


 
 
Nella prossima, originale Mostra, di elevato valore storico-culturale e devozionale - la prima in Italia dedicata all'argomento- organizzata, con il patrocinio di A.I.C.I.S.-Associazione Italiana Cultori Immaginette Sacre- a Follina nei giorni del 5-6-7 ed 8 di Dicembre dal caro amico nonché grande Iconofilo e Collezionista Mario Tasca, in concomitanza con l'annuale Mercatino di Natale "Colori d'Inverno", oltre agli antichi e preziosi Signa qui presentati, potrete ammirare l'intera Collezione sul tema con numerosi altri rari e pregevoli esemplari -anche relativi alla Confessio Paschalis-  
 

 
Signum Confessio Paschalis datato del 30 di Aprile dell'anno 1881 recante firma autografa del Padre celebrante-Padre Donatus- e, inferiormente a sinistra, del fedele confessato
 
Salzburg, Austria
Collezione privata Mario Tasca


dal secolo XIX fino all'anno 1966, passando attraverso i Santini-Ricordo di Comunione Pasquale relativi alle due grandi Guerre- corredati di bellissime quanto toccanti  Preghiere per la Pace e per i nostri eroici Soldati caduti per la Patria.
 
 
 
Ricordo di Comunione Pasquale dell'anno 1943
 
Collezione privata Mario Tasca
 

 
 
 
La bellissima Preghiera alla Madonna di Fatima per implorare la Vittoria e la Pace
 
 
 
 
 
 
A Mario un sentito grazie per la stima riposta in me per la presentazione di questi suoi introvabili Tesori e l'Augurio di un meritatissimo, grande Successo per la nuova, interessantissima Mostra.
 
Paola Galanzi
 
 
[1 F. Livia. Società ed istituzioni nella Modica del XVI sec., in Modica nelle tesi di laurea, catalogo di genius loci, 2003, pag. 44

Giovanna Stalteri Ragusa. Il Magnum capibrevium dei feudi maggiori, editrice Società Siciliana di Storia Patria, Palermo 1993, pag. 44


 


 

sabato 24 ottobre 2015

PREZIOSI, ANTICHI SANTINI MANUFATTI, ITALIANI D.O.C.: VERI AFFARI NEI NOSTRI MERCATINI DOMENICALI, A KM.0


Il Santo Bambino Gesù in fasce- Prezioso Santino manufatto proveniente da area conventuale Lucchese- secc. XVII-XVIII

Collezione privata Prof. Carluccio Frison



EXPO docet. Nella miriade di Mercati disseminati sul territorio nazionale si vende- e si acquista, naturalmente - ormai in tutta Italia, frutta e verdura, così come merci di ogni genere e natura, di produzione nostrana e anche proveniente da ogni altra parte del Mondo; questo è oggi possibile per l'avvenuta, cosiddetta globalizzazione e per l'apertura delle frontiere con la sottoscrizione dei vari Trattati  in materia di libero scambio; un fenomeno, questo, indubbiamente positivo in tema di Cristiana accoglienza e di doverosa attenzione nei confronti delle molteplici minoranze comunitarie di Stranieri provenienti da Paesi, anche molto distanti geograficamente dal nostro, che già da tempo, nel civile rispetto dei reciproci Usi e Costumi, hanno trovato in Italia, ben voluti da tutti, una stabile occupazione ed una reale integrazione sociale.

Quelli tuttavia più esigenti e nostalgici tra noi-pur nell'allettante, ampio ventaglio esotico di scelta oggi offerto e da tutti fruibile- insieme alla frutta e verdura biologica di piccole realtà agricole nostrane, da generazioni a conduzione ancora rigorosamente familiare, così come per il vino "fatto in casa", la tradizionale passata di pomodoro casareccia, l'uovo di galline ruspanti e l'olio extra-vergine d'oliva di frantoio, in tema di Iconofilia cercheranno nuovi, speciali e rari Tesori dell'antica Devozione popolare, da ospitare nella propria privata Collezione, nei piccoli e piccolissimi Mercatini dell'Antiquariato cartaceo a km.0, i variopinti Mercatini tradizionali della propria Città e dei Paesini ad essa limitrofi.

 

Il Santo Bambino Gesù in fasce- delizioso dettaglio del visino, sorridente e gioioso


Proprio sul banchetto gaio e variopinto di uno di questi piccoli Mercatini di Antichità cartacee e vecchie, intriganti cianfrusaglie vintage -anch'esse dall'indubbio fascino, anche per i più esigenti cultori dell'Antiquariato- lo stimato amico Medioevalista Professor Carluccio Frison, Proboviro e Socio A.I.C.I.S. della prima ora, ha, con immensa sua sorpresa, scovato, nascosto sotto una pesante pila di vecchi libri tarlati e imbiancati dalla polvere secolare, il pregevole Santino manufatto che, grazie alla sua condivisione, presento oggi qui sul mio Blog.

Di curatissima, chiara manifattura conventuale databile tra la prima metà del secolo XVII ed i primi inizi del secolo XVIII, il prezioso Santino rappresenta invero un compendio ammirevole di antica Tradizione dei distinti Lavori manuali geograficamente assimilabili all'area monasteriale specificamente Lucchese della Versilia, guizzi e dettagli di Iconografia sacra, personalissimi ed assai originali, dalla Creatività artistica delle Suorine Lucchesi e l'immancabile, antica Simbologia Cristiana, richiamata ed evidente, negli Strumenti della Passione di Gesù Cristo, il Salvatore del Mondo.
 


Il Santo Bambino Gesù in fasce
 
Collezione privata Prof. Carluccio Frison


 
Realizzato da mani piccole e delicate secondo un laborioso, paziente intreccio armonico delle diverse, antiche tecniche del ritaglio, dell'intaglio, della puntinatura ad ago e del collage decorativo e incantevolmente caratterizzante, ecco che il Santo Fantolino, col capino ad incisione al tratto e al puntinato, forse in antico con le piccole gote appena rosate con la punta di un sottile pennello, ritagliato ed inserito nelle morbide fasce, rivestite di piccoli ritagli di pregiati tessuti d'epoca, sorride sereno e splendente di Luce, con la corona a raggi di sole, non ancora di spine; Gesù, appena nato per la Salvezza del Mondo.

Giace Gesù piccolino su un ridente prato verde-il colore, tra i più antichi legati alla simbologia Cristiana, dell'Agape Eucaristica- con piccoli fiori policromi intervallati da graziosi ciuffetti d'erba, ritagliati ed applicati à collage sulla base in bella carta straccia; ai due lati superiori e opposti del Santino campeggiano, gioiosi e colorati, carichi di fiori e frutti, due alberelli generosi, i Simboli della Resurrezione e della Vita che, Eterna, sconfigge la Morte.

Il Calice con l'Ostia- il Pane che diventerà il Corpo di Cristo per la remissione dai peccati e per la Salvezza Eterna- i Simboli della Passione, la Corona di Spine, il Candeliere con la candela accesa, Simbolo della Fede fervente in Dio.

 
 
Il Santo Bambino Gesù in fasce - suggestivo dettaglio delle piccole-originariamente tre- borse porta-denari allegoriche dei Doni dei Santi Tre Re Magi al Santo Bambino Gesù 
(si noti, centralmente, tra le due borse ancora presenti, le tracce di colla lasciate da quella oggi mancante)   


Nella parte inferiore delle fasce che avvolgono Gesù Bambino due piccoli- originariamente in numero di tre- quanto salienti, suggestivi dettagli, svuotati ad intaglio ed applicati à collage sul prezioso broccato bianco-perlato sottostante-che meravigliosamente connotano, evidenziandola, la non comune creatività artistica delle Suorine Lucchesi: tre piccole borse portamonete-questo stesso modello è talvolta presente in dettagli dipinti su Immagini devozionali Fiamminghe del secolo XVII- allegoriche dei Doni offerti e posati ai piedi del Bambinello dai Santi Tre Re Magi: Gaspare, Melchiorre e Baldassarre.

Dunque, al di là dell'evidente, intrinseco, enorme e assolutamente non quantificabile valore etno-antropologico e storico-devozionale in qualità di artefatto- un pezzo evidentemente UNICO- di quasi quattro secoli fà, se paragoniamo tale suo indiscutibile, sostanziale valore al prezzo di poco più di dieci euro cui è stato acquistato, ben venga, per tutti noi Iconofili, acquistare i nostri Santini presso i piccoli Mercatini domenicali delle nostre Città (a km.0 !)

Paola Galanzi


sabato 12 settembre 2015

LO SCARAMANTICO TALISMANO POPOLARE STAMPATO E DIFFUSO A CAVALLO TRA I SECOLI XVI E XVIII DAL "TRIBUNALE DELLA SANTA INQUISIZIONE" IN TORINO



Un rarissimo Breverl autenticamente Italiano
 
Area Piemontese-Lucchese, secc. XVI-XVIII
© Collezione privata Galanzi-all rights reserved

E'straordinariamente giunto sino a noi integro in ogni suo singolo,prezioso componente,attraverso un lungo, scomodo viaggio durato oltre quattro secoli, silente testimone di Fede popolare frammista a ignorante superstizione così come di una lunga scia di sangue e carboni ancora oggi fumanti; un autentico reperto di archeologia religiosa, come entusiasticamente lo definirebbe David Elkington,una stratificazione unica ed estremamente interessante con un terminus ante quem decisamente databile del secolo XVIII che,a suo naturale,originario completamento,si inserisce, assolutamente ed armonicamente integrandolo,su una base stampata decisamente anteriore di due secoli e forse,nel testo,anche più.

Un reperto unico nel suo genere ancor più per la nota, agli addetti ai lavori,studiosi iconofili e Collezionisti, estrema rarità di questi documenti.
A sostegno e conferma della datazione anzidetta, relativa alla cosiddetta base in mirabile, preziosa carta straccia, stampata con inchiostro nero in lingua Latina con il Trigramma di San Bernardino-




Il recto del Talismano con i Trigrammi uniti di Gesù e di Maria Vergine

© Collezione privata Galanzi-all rights reserved


divenuto, sin dal secolo XVI,il simbolo -

 
IESUS HABEMUS SOCIUM
 

-della Compagnia di Gesù o Ordine dei Gesuiti- e quello di Maria Vergine,le intense  formule  scaramantiche 

 
"CONTRA OMNES,TUM MALEFICORUM,TUM
 
DAEMONUM,INCURSUS"
 

-cioè "CONTRO QUALSIVOGLIA MALEFICIO AD OPERA DEL DIAVOLO"-

con l'orazione,intervallata ritmicamente dal segno della Croce seguito dalla benedizione impartita dal Sacerdote-esorcista,sono innalzate a Dio mentre s'invoca l'intervento dell'invincibile spada e del possente scudo dell'Arcangelo Michele,eccezionalmente compare, inferiormente,il nome completo dell'Inquisitore esercitante la funzione presso il Tribunale Inquisitorio con sede nella città di Torino:

Fr.Bartholomeus Rocca de Palermo.

 

© Collezione privata Galanzi-all rights reserved

Estremamente frammentarie e lacunose le notizie biografiche a lui riconducibili; si conosce parzialmente la data di nascita, limitatamente all'anno -1540- e la città donde originariamente proveniva e in cui, quasi sicuramente, nacque: Palermo
La data di morte non è conosciuta.

Possediamo tuttavia il dato certo della sua appartenenza all'Ordo Praedicatorum,l'Ordine religioso mendicante dei Frati Predicatori fondato nel 1215 da San Domenico di Guzman e approvato da Papa Onorio III l'anno successivo, nel 1216,così come le date precise di inizio e di fine del suo mandato di Inquisitore presso la sede torinese  del Santo Uffizio: 1588- 1598. (Per altra fonte, tuttavia incerta, fino al 1606).


 
San Domenico di Guzman Fondatore dell'Ordo Praedicatorum

L’origine di questo Tribunale dell’Inquisizione o Sant’Uffizio, altrimenti detto,è databile verso il 1184, nel quale anno il Concilio di Verona indetto da Papa Lucio III ed a cui assistette l’Imperatore Federico I, emanò canoniche discipline per la conversione degli eretici.

Nondimeno, non fu che nel 1198, allorquando salì la Cattedra Pontificia Papa Innocenzo III, che comparvero i primi Commissari Inquisitori cosiddetti, nella persona di due frati Cistercensi.

Più tardi,quando l’eresia albigese iniziò sempre più a diffondersi,i Domenicani furono incaricati dell’Ufficio di Inquisitori,poiché il loro Fondatore,San Domenico appunto, si era grandemente ed efficacemente adoperato ad abbattere l’eresia con l’eloquenza e con l’esempio.

Dodici anni dopo la sua morte,Papa Gregorio IX confermava in Tolosa il primo Tribunale dell’Inquisizione ed encomiava il nuovo Ordine di frati per la loro scienza e per il raro zelo dimostrato.

I Francescani furono successivamente aggiunti ai Domenicani nel disimpegno degli affari del Sant’Uffizio e più tardi anche i Chierici regolari furono chiamati a farne parte, mentre un gruppo scelto di Sacerdoti d’ogni Ordine ne costituiva la Consulta e ne moderava le sentenze.



Il processo per eresia a Galileo Galilei presso il Sant'Uffizio di Roma
 
(Dipinto del secolo XIX)

Nel 1233 s’istituiva formalmente il Sant’Uffizio per

 “liberare i Credenti dalle false dottrine degli apostati ed eretici, in quella stessa guisa che un saggio monarca pone a salvaguardia del suo Popolo valido presidio”.

Il progredire ed il diffondersi delle eresie rese necessaria per la Chiesa l’istituzione di questo Tribunale in quasi tutti gli Stati dell’epoca,cosicchè, meno di un secolo dopo dai fatti sovraccennati,in molte Città Italiane e d’Oltralpe ne furono in numero notevole impiantati.

Il Piemonte,ultima delleTerre d’Italia e posta sul confine dell’antica Gallia,accolse anch’esso quest’Ufficio,perché già prima aveva accolto gli apostati figli della Chiesa.

Frà Bartholomeus Rocca da Palermo,Inquisitore o Vicario Generale del Sant’Uffizio,fu di diritto il Presidente del Tribunale ed ebbe, per tutti i dieci anni del suo mandato, un pro-vicario, anch’egli Domenicano, che lo aiutava nel disimpegno delle sue funzioni.

Inoltre, vi era un avvocato fiscale,un avvocato cosiddetto “dei rei”, un consultore (consulente)- assistente,che era pure Domenicano,un consulente facente funzione di avvocato fiscale, un notaio e un protonotaro, entrambi dell’Ordine dei Predicatori, oltre ad ulteriori trentasei consulenti eletti indistintamente tra tutti gli Ordini religiosi esistenti nella Città e scelti tra gli uomini più stimati ed in vista del clero secolare; vi era,infine,un cursore o moderatore.

Così era costituito il Sant’Uffizio nel 1781,ma precedentemente il numero dei consulenti fu assai esiguo,e questo per ragioni del Sacro Ministero dei Padri che non potevano lasciarsi influenzare nei loro giudizi ora dai delegati di un Comune, ora dai Senatori di qualche microscopica Repubblica,ora dai Giudici di qualche signorotto,i quali,e non infrequentemente, consumavano le  personali, bieche loro vendette dietro lo scudo della Giustizia e della Religione.

Fu tuttavia difficile che non presenziassero al processo gli Ufficiali del Principe del territorio ove avveniva la causa, e negli Archivi di Stato, almeno fino alla fine del 1800, esisteva la trascrizione di un processo originale dell’Inquisizione di Lombardia- la Sede era in Milano- celebrato in data del 16 Ottobre del 1451 contro l’eretico Filippo Regis della Valle di San Martino, presieduto con l’assistenza degli Ufficiali di Giustizia del Duca Ludovico di Savoia.


 
Il Talismano stampato diffuso dal Sant'Uffizio in Torino nel secolo XVI
 
Il recto con l'"ORATIO CONTRA OMNES, TUM MALEFICORUM, TUM DAEMONUM, INCURSUS "
 
© Collezione privata Galanzi-all rights reserved

 
Tornando al nostro protagonista odierno, il Domenicano Frà Bartholomeus Rocca de Palermo, nato in piena epoca controriformistica,passato alla Storia per il ruolo autorevole che rivestì per un pieno decennio in seno all’Istituzione ecclesiastica suddetta- e oggi da noi ricordato grazie a questo raro ed eccezionale Documento che ne conserva in calce il nome completo e perfettamente ancora leggibile- proprio relativamente al suo nome, o meglio alla parte finale del suo nome, quella che, com’era anticamente costume Italico, ne indica l’oriunda provenienza geografica,è assai curioso notare che la forma originaria- decisamente quella valida sul nostro Talismano- forse per lapsus calami o fors’anche intenzionalmente- viene altrove erroneamente citata quale "Frà Bartholomeus da Pralormo",località quest'ultima prossima alla Capitale Sabauda.
 

Santa Teresa d'Avila- bellissimo dettaglio che evidenzia la preziosità delle stoffe e degli antichi broccati impiegati dalle Suorine Lucchesi nella realizzazione dei loro bellissimi Santini e Immagini devote manufatte tutte caratterizzate da uno stile unico ed inconfondibile
 
© Collezione privata Galanzi-all rights reserved


Studiato e destinato principalmente e fondamentalmente a fruitori analfabeti e di modesta e modestissima estrazione rurale e contadina-saliente ed interessantissimo è a questo specifico proposito il passo ove si invoca la protezione super agrossui campi coltivati- contro siccità e scarsità del raccolto, questo straordinario Amuleto- a metà strada tra fede e devozione e superstiziosa scaramanzia- per sua intima ideazione ed essenza fu ad hoc progettato contemplando in se il binomio d’interazione di due entità distinte e socialmente e culturalmente assai lontane: da un lato,il Sacerdote-esorcista benedicente che leggeva,o recitava a memoria, in Latino, le lunghissime formule rituali e le orazioni, e dall’altro il devoto contadino,analfabeta e superstizioso, che si sottoponeva al rito ricambiando,grato e soddisfatto, con due galline ruspanti,uova fresche di giornata o con frutti ed ortaggi del suo piccolo appezzamento di terra.


 
Il Talismano del Sant'Uffizio- dettagli del verso
© Collezione privata Galanzi-all rights reserved 

Ideato,come anzidetto,in piena epoca post-tridentina e controriformistica,il Talismano fu difesa ma ancor più controffensiva autorevole al Protestantesimo dilagante nonché strumento potentissimo ed efficacissimo di controllo e gestione socio-culturale delle masse in mano alla Chiesa di Roma.

Nel nostro caso specifico,entrambe parti integranti del Documento,convivono,seppur riferentesi ognuna ad epoche storiche ben distinte- la base cosiddetta,ossia la parte specificamente rituale stampata R/V su carta certamente del secolo XVI- e quello che è definito e conosciuto come il cuore,il centro cioè autentico del Talismano, incastonato sulla base testuale in un collage di piccoli fiori manufatti in raso e ben undici,differenti Reliquie ascrivibili a Martiri,Santi e Papi; campeggia al centro di esso la preziosa quanto rara Reliquia ex Sepulchrus di San Giovanni Nepomuceno,Sacerdote e Martire.


Al centro, il "cuore" del Talismano con le preziose Reliquie
 
© Collezione privata Galanzi-all rights reserved


Quasi a voler proteggere le importanti Reliquie-altra parte splendidamente manufatta di indubbia provenienza conventuale e databile invece dell’inizio del secolo XVIII- sono quattro differenti "antine” in carta vergellata,decorata manualmente R/V da ben otto differenti Sante Figure magistralmente habillées- vestite- di preziosi broccati intessuti di sottilissimi fili in autentico oro ed argento:la SS.Trinità,la Sacra Famiglia,i Santi Tre Re Magi,Santa Teresa d’Avila, San Francesco Saverio e Sant’Antonio da Padova.
 


Il Talismano del Sant'Uffizio- triplice,splendido dettaglio 

© Collezione privata Galanzi-all rights reserved


Nato, dunque, originariamente nel secolo XVI, nella semplice forma di testo stampato su carta ad uso esclusivo del Sacerdote-esorcista fu successivamente, agli inizi del secolo XVIII,integrato ed impreziosito dal cuore,lo scrigno applicato à collage centralmente al testo,contenente le preziose Reliquie destinate alla devozione popolare.

Proprio relativamente a questa aggiunta postuma, a buona ragione io ritengo che,dato l’evidente richiamo all’originario nonché originalissimo loro inconfondibile Stile nella creazione delle famose e splendide Immagini devozionali manufatte, la sua esecuzione, nei primi del 1700, sia stata personalmente curata dalle Suorine dell’area lucchese e successivamente da esse stesse destinato quale prezioso dono ad alto prelato o altro notabile laico.

Concludo in bellezza la disamina sull’antico Talismano, citando una frase profonda e molto significativa del grande Sant’Atanasio:
 
“Il proprio d’una Religione d’Amore è persuadere, non costringere”.

© Paola Galanzi


martedì 23 giugno 2015

I Santjes Fiamminghi firmati Bunel e la storia di un'importante Dinastia di Stampatori ed Editori del secolo XVIII


Sancta Sabina

Incisione a bulino su rame stampata su spessa pergamena.
La Santa è qui raffigurata e colorata a mano nei caratteristici, inconfondibili, brillanti colori entro una simbolica cornice ottagonale su sfondo in oro zecchino.
Straordinariamente curati i dettagli del ricco panneggio delle vesti e l'elegante, elaborata acconciatura con chignon ornato dalla bionda treccia raccolta intorno ad esso che molto richiama le sofisticate e bellissime pettinature delle nobili Matrone Romane dell'Età Classica.

Artista-Incisore e Stampatore: Michiel Bunel
Anversa, secolo XVII

© Collezione privata Michele Fortunato Damato



Michiel Bunel, capostipite di quella che oggi da noi Cultori dell'Iconofilia viene con ammirazione ricordata e citata come una tra le più illustri e potenti Dinastie di Stampatori ed Editori di Santjes- le meravigliose, antiche Immagini devozionali Fiamminghe realizzate su carta e su pergamena- iniziò, assai giovane, dalla gavetta.




Un conciatore al lavoro presso la sua Bottega

Ex libris- secolo XVIII



Il suo primo lavoro -alle dipendenze, per diversi anni, presso alcune Botteghe in Anversa, antica, principale Città delle Fiandre dove nacque nell'anno 1670- fu infatti quello del conciatore di pelli di capretto, agnello e vitello destinate- quali pregiate pergamene- all'uso librario così come per la realizzazione delle sacre immagini in xilografia ed incise a bulino su lastra in rame, deputate dalla nuova Chiesa Cattolica scaturita dalla Controriforma alla Catechesi e votate alla conversione degli stessi Protestanti.

Come per altri Incisori e Stampatori Fiamminghi a lui contemporanei la cronaca è avara, purtroppo, di notizie biografiche nel dettaglio e lacunosa di molte date.

Sappiamo che, tra il 1690 e la fine del secolo, Michiel si unì in Matrimonio con Maria Magdalena Vereycken che, nell'anno 1701, diede alla luce la figlia primogenita cui venne dato il nome di Anna Maria.
Successivamente- non si conoscono le date di nascita e di morte-nacque Gaspar Jozef.



Sanctus Petrus
Incisione a bulino su rame colorata a mano e stampata su pergamena
Artista-Incisore e Stampatore: Michiel Bunel
Anversa, secolo XVII

© Collezione privata Dr.Theo Breugelmans


Michiel Bunel, Incisore autodidatta, dotato di un talento naturale e non comune, dopo un inizio irto di non poche difficoltà e con enormi sacrifici, aprì in Anversa una Bottega calcografica propria dove egli stesso incideva a bulino i Santi su rame ma dove, prevalentemente, operò in qualità di Stampatore ed Editore.

Dotato come Incisore di non comune perizia e di rara maestria venne accolto nell'anno 1698, con gli onori tradizionalmente lì tributati ai più insigni Artisti- Pittori ed Incisori- Fiamminghi ed Olandesi, dalla celebre Gilda di San Luca, che lo insignì del prestigioso titolo di "Master"- Maestro.

Michiel Bunel- il Maestro Incisore, lo Stampatore, l'Editore nonche' Mercante di antiche Immagini devozionali- rilevò un importante quantitativo di rami - si trattò prevalentemente delle cosiddette Gebedsprentjes, i caratteristici Santini Fiamminghi "divisi a metà" con l'immagine sacra incisa nella porzione superiore e una Preghiera- Ghebedt - in quella inferiore- originariamente incisi da Hieronymus Wierix e Franz- o Frans - Huberti.




Den H.Vader Franciscus

GEBEDSPRENTJE

© Collezione privata Dr.Theo Breugelmans


Pubblicò anche un considerevole numero di Santini-Ricordo di Pellegrinaggio, celebrativi dei più importanti Santuari Mariani del tempo, tra i quali Kevelaer, Keulen e Kamerijk.

La maggior parte di essi furono con didascalia e preghiera in lingua Fiamminga, sebbene siano giunti sino a noi, attualmente conservati presso importanti Musei di Anversa così come di altre principali Città di Olanda e del Belgio, esemplari di Santjes con testo in lingua Tedesca e preghiera nella duplice versione in Tedesco e lingua Latina, destinati per commissione ad alti prelati della Baviera, e più in generale della Germania e dell'Austria, impegnati nel tentativo di porre argine al Protestantesimo lì dilagante.

Per quanto trapela da questo lontano Passato non fu, tuttavia, semplice l'esistenza di Michiel Bunel: nell'anno 1716 la sua amata moglie Maria Magdalena prematuramente morì, lasciando un vuoto immenso ed incolmabile nella sua vita e in quella di Anna Maria e Gaspar Jozef, entrambi poco più che adolescenti.

Profondamente amareggiato dalle tristi vicissitudini della vita e nondimeno preoccupato da vecchi debiti ancora insoluti - sappiamo che riuscì ad estinguerne uno di una certa entità nell'anno 1735- pur sempre confortato dall'affetto dei suoi amatissimi figli Anna Maria e Gaspar Jozef, Michiel morì ad Anversa quattro anni più tardi, nel 1739, prima del compimento del suo settantesimo anno.

Alla morte del padre fu Anna Maria- la sua figlia prediletta- a prendere in mano con competenza e decisione le redini dell'attività di Famiglia.



San Felice da Cantalice e l'Angelo
Museale, meravigliosa Immagine devozionale Fiamminga colorata a mano e stampata su pergamena
 Stampatore ed Editore: Anna Maria Bunel
Anversa, secolo XVIII

© Collezione privata Dr.Theo Breugelmans



Dotata di un'intelligenza brillante e di un forte temperamento, Anna Maria riuscì, anche con l'aiuto del fratello, ad estinguere i debiti ancora pendenti e a riorganizzare in maniera ottimale l'attività all'interno della Bottega calcografica di proprietà in Anversa, dando presso di essa lavoro, in qualità di Incisore, anche a colui il quale sarebbe divenuto il suo sposo ed inseparabile compagno dell'intera sua vita: Charles Neel (1700 ?- +1743).

Anna Maria, sempre nel rispetto dell'originaria impostazione conferita dal padre Michiel all'attività, riuscì abilmente, pur nel clima avvelenato di crescente, agguerrita competizione in Città tra le ormai numerosissime Botteghe produttrici di Immagini devote, ad incrementare il lavoro, diffondendo i propri Santjes- anche lei, seguendo l'esempio del padre, riciclò, stampandoli su carta e su pergamena, principalmente vecchi rami incisi dal Wierix e da Franz Huberti- reimmettendoli sul Mercato con la sua firma.



San Giovanni Evangelista

Straordinaria, rara iconografia incisa a bulino su rame e stampata su pergamena.

L'Evangelista Giovanni, benedicente, tiene sulla mano sinistra il calice dal quale emerge, prima di evaporare definitivamente, il veleno mortale incarnatosi nel drago: è la prova cui viene sottoposto da Aristodemo, gran Sacerdote del Tempio di Artemide ad Efeso di cui parlano i Vangeli di Marco- XVI, 17-18- e Matteo-  XX, 20-24.

Artista-Incisore e Stampatore: Michiel Bunel
Anversa, secolo XVII

© Collezione privata Michele Fortunato Damato




L'incremento esponenziale delle richieste, sul territorio ed oltre confine, e la conseguente, massiva produzione, valse ad Anna Maria, all'età di 27 anni, nell'anno 1728,  il riconoscimento da parte della Gilda di San Luca del titolo di "Figlia di Maestro nel commercio di Immagini devozionali".

Anna Maria muore in Anversa nel 1766.

Le succederà il fratello Gaspar Jozef- non presente nell'Archivio della Gilda di San Luca- Stampatore, Editore e nel contempo appassionato iconofilo e collezionista di Santini, alla morte del quale la Vedova subentrerà nella gestione dell'attività, ormai famosa e consolidatamente fiorente, firmando a sua volta le stampe, definitivamente, come V.Bunel - Vidua- ossia Vedova- Bunel

© Paola Galanzi