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UN CORDIALE BENVENUTO NEL SALOTTO VIRTUALE DEI CULTORI DELL'ICONOFILIA, LO STUDIO ED IL COLLEZIONISMO DEI SANTINI E DELLE ANTICHE IMMAGINI DEVOZIONALI





martedì 30 marzo 2010

La Passione e La Resurrezione di N.S. Gesù Cristo a perenne Ricordo incise su pergamena nelle Fiandre del sec. XVII


" Ecce Homo ! "
Magistrale incisione a bulino su pergamena realizzata con la spettacolare tecnica detta "Goldpapiersterne". Coloritura a mano e lumeggiatura in oro coeve. Incisore: Petrus Clouwet, Anversa, sec. XVII.
(Collezione privata Lucio e Patrizia Grandi)


Il fascino dell‘ inestimabile Patrimonio Religioso, Storico-artistico e Culturale della produzione dei Santini e delle Immagini devozionali dimora nel fatto che essa rappresenta dalle origini e nei secoli un “unicum“ multiforme ed eclettico -e perciò oltremodo stimolante e prezioso- senza tuttavia soluzione di continuità sino ai giorni nostri.
E‘ infatti impensabile parlare di un' incisione fiamminga a bulino su pergamena del sec. XVII senza citare con la consapevole, dovuta deferenza documenti dell‘ Iconografia religiosa ben più antichi siglati dall‘uomo sulla stessa preziosa materia.
Nell‘ammirare in silenzioso raccoglimento un Immagine devozionale di siffatto pregio e bellezza come l‘ “Ecce Homo“ amabilmente messa a disposizione dai finissimi Collezionisti ed amici Lucio e Patrizia il pensiero vola istintivamente nelle Fiandre, ma stante quanto avanti premesso non possiamo prima esimerci dal porgere il nostro orecchio allo Spamer- nostro indiscusso “Maestro“- che premurosamente ci informa di esemplari di Santini manufatti su pergamena databili di ben tre secoli prima.
E‘grazie infatti ad un carteggio privato dipanatosi con costante assiduità lungo uno spazio temporale di circa venti anni -rappresentante il più antico capolavoro letterario di Misticismo in forma epistolare in lingua volgare Tedesca giunto sino a noi- tra la più illustre Domenicana del Convento di Maria Medingen presso Donau in Baviera - Suor Margaretha Ebner (1291-1351) ed il suo più caro e fraterno amico, il Sacerdote e Predicatore Heinrich von Nördlingen (ca.1310-1380 ca.) che apprendiamo, accanto alla produzione esclusiva riservata a Conventi e Monasteri, di come cittadine e villaggi iniziassero già allora a pullulare di anonimi Artisti – in gran misura “Miniatori”che, chiamati presso gli stessi “Scriptoria” dei Conventi a collaborare con i Monaci, o in affitto in anguste botteghe, ricevevano commissioni da parte di privati per la realizzazione di “handgemaltes Pergamentbild ”- ovvero “Immagini manufatte dipinte su pergamena”, le preziose “miniature” ricercatissime da tutti i Collezionisti.
Lo Spamer aggiunge anche con nota di vivo rammarico, che tale comprensibilmente limitata produzione manufatta di Immagini devozionali -databile dunque del sec.XIV- è purtroppo andata persa e necessariamente si dovrà far riferimento alla feconda produzione dei successivi secc. XV, XVI, XVII e XVIII, - peraltro come facilmente deducibile - seppur con tecniche diverse, creata sull‘ impronta originaria dell‘epoca anzidetta.
Antesignano di una produzione assolutamente originale e tipicamente caratteristica- sin dalla prima metà del sec.XVII fino quasi agli inizi del successivo - di Fiandre ed Olanda, consistente in applicazioni decorative “à collage“ su carta e pergamena di piccoli fiori stilizzati realizzati su tessuto dagli inconfondibili colori rosso-mattone, giallo ocra e verde oliva, meglio noti con il nome di “Goldpapiersterne“- Stelle d‘oro su carta- Petrus Clouwet (1629-1670) – Artista realizzatore dell‘ incantevole “Ecce Homo“ degli amici Lucio e Patrizia- insieme ad altri illustri incisori fiamminghi, quali Theodoor van Merlen, i Galle e Jacobus de Man, estese la fama delle stesse con grande successo fino in Svizzera, Austria e Germania Meridionale.
Allievo negli anni 1643-44 dell‘ insigne incisore anversano Theodoor van Merlen (1624-1671), e celebrato egli stesso, giovanissimo, nel 1645 come valente ed apprezzato Mastro-Incisore, si unì in matrimonio nello stesso anno con Jacoba Bouttats- figlia di Frederick Bouttats, altro importante incisore fiammingo.
E‘alla luce di un piccolo dettaglio incollato da Petrus Clouwet quasi tre secoli e mezzo fà sulla meravigliosa pergamena della loro Collezione che, gli amici Lucio e Patrizia, con grande finezza annunciano a tutti i Collezionisti e agli Amici che seguono il Blog la prossima Pasqua: il piccolo melograno stilizzato sopra la testa del Cristo, da sempre nell‘ Iconografia Religiosa simbolo di Resurrezione e di Vita.




Buona Pasqua a tutti !

Paola e Renato

lunedì 29 marzo 2010

Iconofilia e devozione: Il breve di S.Antonio di Padova

Il Breve di Sant' Antonio da Padova
Stampa monocromatica su tela - Italia, anni '30-40 sec. XX
(collezione privata Galanzi)


Il “Breve di Sant‘Antonio“ è la formula di preghiera che il Santo usava per benedire i Fedeli ed allontanare da essi, in virtù del Segno della Croce, ogni sorta di mali e tentazioni ed i Frati Minori lo propagarono nel Mondo.

E‘ sempre stato in grande venerazione presso i Fedeli che lo portano indosso e lo collocano in onore nelle loro case per ottenere la protezione del Santo nei pericoli spirituali e temporali.
Il Breve di Sant‘Antonio di Padova, secondo la testimonianza di Giovanni Rigaude (sec. XIII) avrebbe avuto origine dal seguente prodigio:

“In Portogallo viveva una povera donna spessissimo molestata dal demonio; il marito un giorno, preso dall’ira glielo rinfacciò ingiuriandola, e la donna uscì di casa per andare ad affogarsi in un fiume.
Era il giorno della Festa del Beato Antonio, il 13 Giugno, e passando davanti alla Chiesa, vi entrò per farvi una preghiera al Santo.
Mentre pregava, affranta per la lotta che dentro di sè combatteva, s‘ addormentò ed in sogno vide il Beato Antonio che le disse: “Alzati o donna e prendi questa polizza con la quale sarai libera dalle molestie del demonio“.Si svegliò e con grande meraviglia si trovò tra le mani una pergamena con la scritta: “Ecce Crucem Domini; fugite partes adversae ! Vicit Leo de Tribu Juda, radix David, Alleluja ! -
Ecco la Croce del Signore ! Fuggite spiriti maligni, che ha vinto il Leone di Giuda, Gesù Cristo, stirpe di Davide Alleluja!" A quella vista la donna sentì riempirsi l‘ animo di Speranza per la propria liberazione, strinse al cuore il biglietto prodigioso , e, finchè lo portò, il demonio non le portò più nessuna molestia.“
I Francescani si diedero premura di diffondere questa divozione esortando i Fedeli a portare indosso il Breve stampato sull‘ Immagine del Santo e molti prodigi si raccontano operati per ragione di questo Breve.
Eccone un altro, fra i tanti: una nave della Marina Francese l‘ “Africaine“, nell‘ inverno 1708 nel Mare del Nord fu sorpresa dalla tempesta, e la violenza dell‘ uragano era tale che il naufragio pareva certo.
Perduta ogni umana speranza di salvezza, il cappellano in nome di tutto l‘ equipaggio fece ricorso al Taumaturgo di Padova: prese un pezzetto di carta, vi scrisse le Parole del Breve e le gittò in mare gridando con fiducia: “ O grande Sant‘ Antonio esaudite le nostre Preghiere !“.
Il vento si calmò, il cielo si rasserenò e la nave giunse felicemente in porto, e i naviganti si recarono subito alla prima Chiesa a ringraziare il Santo.
(dal Libro di P.V. Facchinetti “ Antonio di Padova “)

giovedì 25 marzo 2010

Santini ed Immagini devozionali: i grandi Collezionisti d' Italia: Mario Tasca: sedici anni di autentica Passione per testimoniare la Fede Cristiana.




"Souvenir du plus beau jour de la Vie"

Preziosi Santini-Ricordo di Prima Comunione- incantevoli "collages" di madreperla su pasta d'ostia magistralmente miniaturizzati a mano su finissima trina a punzone con i nomi dei Comunicandi al verso-Francia, sec.XIX.

(dalla Collezione privata Mario Tasca)

Mario Tasca, Collezionista e detentore di una tra le più preziose, Belle e complete Collezioni di Santini ed Immagini Devozionali d' Italia, stimato e caro Amico, non è un collezionista "qualsiasi": nativo di Biella, data la sua dinamica ed impegnativa professione di Disegnatore Tessile presso un' importante Azienda - pur con ben poco tempo libero a disposizione - animato da una Passione autentica ed un grandissimo entusiasmo, da diversi anni ormai, secondo la sua natura generosa e socievole, organizza a Follina, pittoresca città del Trevigiano dove vive da ben 32 anni, delle interessantissime Mostre che richiamano Collezionisti e Visitatori da tutta Italia.

Oltre all' implicito e palese valore culturale di "Esposizione" ha un' altra e ben più preziosa valenza il suo impegno: la condivisione generosa con tutti dei suoi preziosi e bellissimi Santini, selezionati da Mario di volta in volta secondo la più fine sensibilità, per poterne mettere in risalto, agli occhi anche del neofita che visita per la prima volta le sue Mostre, sì il Messaggio Catechetico, ma anche il risvolto Umano e più intimo che le caratterizza, rendendo ognuno di essi un "Pezzo Unico"ed irripetibile,che difficilmente il Visitatore potrà scordare.
Pubblico l' articolo che segue da lui scritto, nel giorno "Speciale" del suo Compleanno, simbolicamente a nome di tutti i Collezionisti Italiani con l' Augurio sincero delle cose Migliori per la sua Vita e "AD MAIORA" per le sue Mostre ed il suo encomiabile Impegno: Buon Compleanno Mario !
Paola e Renato Galanzi

"Storia del mio Collezionare".......
...Sedici anni fa’, un piccolo "malloppo" di Santini lasciatimi in eredità da una mia zia, suscitano in me curiosità e fascino che pian piano si trasformano in interesse e poi in passione.
Scopro un mondo nuovo: Mostre, Pubblicazioni e un’Associazione, l’A.I.C.I.S.
Donazioni” da parenti amici e conoscenti, continua ricerca in ogni Chiesa, scambi con altri Collezionisti e, per i Santini più vecchi/antichi, frequentazione di mercatini, Mostre mercato e, in questi ultimi anni, delle "aste on-line", hanno fatto crescere in numero ed importanza la mia collezione.
Nel dicembre 2004 nasce a Follina il "Mercatino di Natale" e, per l’occasione, realizzo la mia prima Esposizione: “Santini, Patrimonio di Fede, Storia e Cultura”. L’anno successivo espongo: “Santini Ricordo della Prima Comunione”, mostra che ripeto a Caorle, città di mare in provincia di Venezia, nella Pasqua del 2006.
La mostra di Santini diventa a Follina un "appuntamento abituale" e, nel dicembre 2006 l’argomento della mostra, che dopo i due giorni del mercatino di Natale viene ospitata nella splendida cornice dell’Abbazia Santa Maria, è: “Preghiere e Dediche manoscritte sulle Immaginette Sacre”.
E’ un nuovo aspetto del "Collezionare Santini" che mi appassiona e mi affascina particolarmente: trovare su alcune antiche Immaginette frasi scritte a mano, che possono essere preghiere al Santo protettore o alla Vergine, o a Gesù, oppure affettuose dediche ad una persona cara, o il ricordo di Prima Comunione dei fanciulli dell' epoca.
Le più particolari sono le raccomandazioni, gli “incitamenti” ad esser buoni, a frequentare la Chiesa e i Sacramenti, a "pregare sempre" che le “maestre di dottrina” rivolgono ai loro alunni; o i ricordi degli Esercizi Spirituali, con l’elenco delle “regole” per essere un buon Cristiano!
Negli anni successivi il ritorno a tempo pieno al mio lavoro di disegnatore tessile non mi permette più di organizzare esposizioni su nuove tematiche, così al solito appuntamento di “Colori d’Inverno”, il Mercatino di Natale a Follina, ripresento un sunto delle precedenti esposizioni, ogni anno arricchito da qualche nuovo pannello con esposti i più antichi e preziosi pezzi della mia collezione.
Una foto-storia di queste mie mostre è visibile alla voce “Collaborazioni” nel bel sito di Patrizia Fontana “Cartantica”.
Dall’iniziale collezionare “di tutto” son passato in questi ultimi anni alla ricerca di tematiche più specifiche e di esemplari più importanti, quali siderografie acquerellate a mano, paste d’Ostia, manufatti, incisioni e canivets del ‘700.
In questi ultimi mesi ho collaborato con un amico collezionista di Bologna alla realizzazione di una Collezione Virtuale della nota Serie seppia EB: raggruppando i Santini posseduti da sette Collezionisti abbiamo creato un file che comprende finora circa 650 immaginette della Serie suddetta.
In questo periodo sto allestendo un nuovo locale a Follina da adibire a studio, Archivio e magari anche per Esposizione permanente della mia collezione.
Le nostre preziose Immaginette non devono “riposare” nell’ombra di più o meno eleganti raccoglitori: il mio piacere sincero è per mia natura nella condivisione per farne conoscere e tramandare la Storia e ed il loro indubbio valore Artistico e di testimonianza Cristiana.
Al di là dell’intrinseco ed evidente valore collezionistico e financo di antiquariato del Santino antico, il suo fascino ed il suo Valore, derivano dal fatto che quel “pezzettino di carta” arriva a noi dai nostri Avi passando attraverso generazioni; è stato “pregato” e tenuto con Fede autentica tra le mani, per protezione cucito sul risvolto di una giacca, custodito tra le pagine di un Messale, esposto sulle pareti accanto al focolare domestico come richiesta di sostegno alla Madonna o al Santo protettore per l’ intera Famiglia, su di esso è stata forse vergata con incerta grafia una supplica alla Vergine o una dedica ad una persona cara, ha “vissuto” simbioticamente assieme alla persona che lo possedeva scandendone senza mai scordarne un solo secondo l’ intero arco esistenziale….
Quel “vecchio” Santino non è solo “un pezzo di carta” più o meno bello od artistico, e tantomeno può essere considerato solo un “piccolo tassello” dell’ immenso mosaico del Patrimonio di Fede, di Storia e di Cultura dell’Umanità: esso è un vivo e commuovente Testimone dell’umano passaggio, Cristianamente vissuto con sofferenza e Preghiera..... ma anche con Gioia e Speranza!
Mario Tasca

lunedì 22 marzo 2010

Iconofilia, Arte e Cultura: La Rievocazione immortale del genio di Leonardo da Vinci incisa su un Santino fiammingo del sec. XVII.

VIRGO DEI GENITRIX
Straordinaria incisione su pergamena "habillée" di preziosi broccati coevi e coloritura a mano-Cornelis de Boudt, Anversa, sec. XVII
(collezione privata Galanzi)




L’Arte da sempre fu crogiolo e sinonimo di influenza creativa e mutuale ispirazione tra gli Artisti di ogni epoca e di ogni nazione.
Il 2 di Maggio dell’anno 1519 si spegneva ad Amboise nel Castello di Clos-Lucé Residenza di Francesco I°di Valois Re di Francia, uno dei più grandi geni universali e talenti dell’Arte pittorica di ogni tempo:
Messer Lunardo da Vinci. Ispirato e sicuramente influenzato nella manifestazione del suo genio espressivo dalle opere di grandi artisti fiamminghi come Jan van Eyck (1390 ca.-1441) e Roger van der Weyden (1399 ca.-1464) giunte dai Paesi Bassi alla Corte della Signoria Medicea in Firenze, inconsapevolmente Leonardo si spense senza immaginare che nei secoli a venire le sue opere, a giusto titolo considerate i più grandi Capolavori artistici del mondo, avrebbero a loro volta acceso spunto ed ispirazione vitale per la realizzazione delle più belle opere pittoriche ed incisorie firmate dai nomi più illustri delle Dinastie di incisori fiamminghi dei secc. XVII e XVIII.
Cornelis de Boudt nasce ad Anversa nel 1660, quasi un secolo e mezzo dopo la morte di Leonardo, due decenni dopo quella di Peter Paul Rubens (1577-1640) , (Maestro, tra gli altri, di Antonie van Dyck (1599-1641) e più grande artista del Barocco Fiammingo) e nove anni prima della scomparsa ad Amsterdam di Rembrandt, Genio incontrastato della Storia dell' Arte Olandese.
Figlio del suo tempo, caratterizzato dal necessario difensivo assolutismo della Chiesa della Controriforma e dei Gesuiti -vera colonna portante della reazione controriformista - ne sposa il programma di celebrazione visiva e catechetica delle Sacre Immagini volta allo stupore e all’esortazione dei fedeli ricordando, con ammirazione devota, nelle rappresentazioni religiose delle sue magistrali incisioni su pergamena, su seta e persino velluto, il realismo naturalistico di Leonardo nel richiamo all’incantevole bellezza del paesaggio Casentinese, alle forme morbide e al sorriso delicato e misterioso della Gioconda, l’enigmatica Monna Lisa dipinta da Leonardo in Firenze tra il 1503 ed il 1506.
Allievo negli anni 1687-88 presso la Bottega del grande artista fiammingo Martin Bouchè (?-1693), è allo stesso che deve la sua fama.
La sua produzione di Santini ed Immagini devozionali, mirabilmente incise su lastra di rame su carta ed in particolare su pergamena, dalla elegante coloritura a mano e lumeggiatura in oro, fu direttamente ed in particolare connessa alla celebrazione di importanti Santuari meta di Pellegrinaggi dell’Area fiamminga e Tedesco-Austriaca, e si avvalse di una felice cooperazione con l’altrettanto illustre incisore fiammingo Cornelius Galle.

Molti Santini ed Immagini devozionali recano a testimonianza di ciò la loro doppia firma ove in assenza di elementi precisi e circostanziati resta tuttavia il dubbio sull’ identità di “quale” Cornelius Galle si sia trattato: (C.Galle II (1615-1678) o C.Galle III (1642-?).
La cronaca è parca di altre notizie; è solo grazie alle ricerche del grande Collezionista e Studioso tedesco A. Spamer (“Das kleine Andachtsbild von XIV bis zum XX Jahrhundert”, pag.131) che veniamo a conoscenza anche del luttuoso evento della morte della moglie, da lui profondamente amata, avvenuta nel 1735, che interruppe “d’amblai ” la sua attività e fu di lì a poco a lui stesso fatale.
Come testimoniano le cronache d’epoca e come già abbiamo visto precedentemente, similmente alla Francia, anche nelle Fiandre interessante fenomeno fu la laboriosa attività di artisti ed incisori specializzati in produzioni di Santini ed Immagini devozionali “su commissione” per conto di Chiese o già allora privati Collezionisti (ricordate l’Abate Gottfried Bessel dell’Abbazia Benedettina di Göttweig ?) e ricchi committenti appartenenti al Clero e alla nobiltà locale.
Ad Anversa fin dopo il 1735 furono senzaltro richiestissime quelle del grande incisore fiammingo Cornelis de Boudt, cui oggi, a distanza di quasi tre secoli con Ammirazione e Stima una collezionista Italiana dedica questo articolo.

Paola Galanzi

mercoledì 17 marzo 2010

La raffinata e preziosa Collezione di Santini ed Immagini devozionali del "Musée de l’Image populaire-Musée de France" a Pfaffenhoffen in Alsazia.

"Souhait de Bapteme"
Straordinario "Ricordo di Battesimo"
manufatto intagliato su carta con coloritura a mano-Area di produzione: Altweyler-Alsazia, sec.XVIII.
(immagine tratta dalla Collezione del "Musée de l'Image populaire-Musée de France" di Pfaffenhoffen)



L’antico borgo celtico di Pfaffenhoffen, situato nel territorio del Basso Reno nella regione francese dell’ Alsazia, ha una storia estremamente interessante.
L’ etimologia del nome della città affonda le sue radici nell’antica lingua germanica e più precisamente nelle due parole che lo costituiscono: Pfaff- nel senso di “Abbazia, Convento” e “Hoffen”, designante una “Corte”.
La sua storia e le sue vicende sono infatti sin dal VII-IX secolo legate all’antichissima Abbazia Benedettina di Wissembourg dedicata ai Santi Pietro e Paolo e fondata verso il 630-660 da una piccola comunità di Monaci verosimilmente provenienti dalla vicina Lorena.
L’introduzione nell’Abbazia della Regola di San Benedetto è, secondo la tradizione, databile del 750 ca. ad opera di San Pirmino (ca.650-753) Evangelizzatore delle genti germaniche,Vescovo e Abate e Patrono d’Alsazia.
Importante ed operoso centro di commerci, situata a circa 50 km. dalla splendida città di Strasburgo. Pfaffenhoffen fu conosciuta sin dal sec.XVI come fiorente teatro di variopinte Fiere e Mercati che attiravano mercanti e visitatori da tutte le regioni circostanti.
Il “Musée de l’Image populaire-Musée de France”(Museo dell Immagine popolare) apre con ospitalità le sue porte anche a noi Visitatori “virtuali”, Collezionisti di Santini ed Immagini Devozionali e Studiosi dell’ antica tradizione dell’ ”Imagerie Populaire”, con una ricca e preziosa panoramica di capolavori dell’ iconografia Sacra e rari manufatti,
fondamentali testimoni, tra l’ altro, dell’ antico mestiere di artisti-pittori sin dal XIV secolo impiegati “a cottimo” e specializzati su commissione nella creazione di Immagini devozionali così come di immagini-ricordo di occasioni speciali nella vita del Cristiano, come i raffinatissimi “Souhaits de Bapteme”(“Ricordi di Battesimo”), peraltro ancora poco conosciuti nel panorama collezionistico Italiano.
(per approfondimenti in merito al riferimento temporale indicato vedi A.Spamer-“Das kleine Andachtsbild vom XIV bis zum XX Jahrhundert”).
.
Dal 24 di Aprile al 20 di Giugno c.a. il “Musée de l’Image populaire-Musée de France” di Pfaffenhoffen ospiterà un’interessantissima Mostra di Canivets dalla Collezione privata della Collezionista e Studiosa Sra.Elisabeth Klein.
Paola Galanzi
Si ringrazia il "Musée de l' Image populaire-Musée de France" di Pfaffenhoffen, nella persona della Dr. Rosemay Zurcher, per la gentile concessione e la squisita disponibilità.

venerdì 12 marzo 2010

Iconofilia e Cultura: San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia: l’Essenza palpitante e nobilissima del Cristianesimo

S.Franciscvs
Magistrale incisione a bulino su rame su pergamena.
Incisore: F.Huberti (1630-1687).Area fiamminga, sec.XVII.
(collezione privata Galanzi)



Figlio di Pietro Bernardone dei Moriconi e della nobildonna di probabili origini provenzali, Pica Bourlemont, battezzato col nome di Giovanni nella Cattedrale dedicata sin dal 1036 a San Rufino, Vescovo e martire, patrono della Città di Assisi, venne dal padre solo successivamente chiamato Francesco, per riconoscenza all’antica terra francese di Provenza, verosimile patria materna e certa origine delle grandi fortune paterne nel commercio di tessuti ricercati e preziosi.
Francesco nasce nel 1182 in Assisi.
Ancorche’ sin dall’età di quattordici anni instradato dal padre alla cura della fiorente attività commerciale di famiglia, dopo una infanzia serena e spensierata ed una giovinezza spregiudicata e ribelle, nel 1204 al ritorno gravemente ammalato in Assisi dalla Crociata contro Perugia, profondamente devastato nel corpo e nell’animo, Francesco cerca e trova la sua dimensione e la sua vera Gioia nell’esempio del Cristo crocefisso e nella Lode del Creato, miracolo meraviglioso dell’Opera sublime di Dio:


"Altissimu, onnipotente bon Signore,
Tue so' le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.

Ad Te solo, Altissimo, se konfano,
et nullu homo ène dignu te mentovare.

Laudato sie, mi' Signore cum tucte le Tue creature,
spetialmente messor lo frate Sole,
lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatione..."
(dal Cantico delle Creature)


Perfetto ed irripetibile connubio di fermezza e costanza, paterna eredità genetica tipica delle antiche genti d’Umbria e sensibilità soave della terra nobile e profumata di Provenza trasmessagli dalla madre, Madonna Pica, cuore tenero e generoso, la vita di Francesco si dipana in Assisi, tra numerosi e lunghi viaggi pastorali che lo condussero fino alle lontane terre di Egitto e Palestina, fino alla sera del 3 di Ottobre del 1226, data della sua morte, in un' unica ed incantevole trasfigurazione nell’Amore di Cristo per il Creato, in spirito di “humilitas” e abnegazione totale per i tutti i deboli ed i dimenticati.
La tradizione iconografica nelle Immagini devozionali dedicate al Santo Patrono d’Italia, comune a tutti i Paesi europei sin dalle xilografie, ovvero l’antichissima arte di incidere su legno caratterizzante del secolo XVI, alle incisioni su rame del secolo XVII, attraverso i “canivets”, straordinari manufatti conventuali dei secoli XVII e XVIII, e la grande produzione di Santi di pizzo o “Sansulpiciani“ del secolo XIX, concordemente tramanda l’essenza semplice ed immediata del Francescanesimo: il Santo stigmatizzato, con indosso il rude cilicio per penitenza e mortificazione, in estatico e solitario raccoglimento davanti al Cristo crocefisso, corale ai ritmi armoniosi e perfetti del Creato Divino, avvolto dalla sua umile tunica.Il teschio, simbolo emblematico dell’effimera transitorietà della condizione umana e della caducità di ogni bene terreno rientra parimenti quale elemento caratterizzante dell' iconografia del Santo.
Citare l’infinita schiera di incisori, anonimi artisti claustrali ed editori che hanno tramandato sui Santini nei secoli l’esempio sublime ed unico della vita di questo illustre assisiate e’cosa ardua ed improbabile.
I Santini d'epoca, autentiche opere d'arte in miniatura, nacquero come strumenti personali di fede, da portare con sé in viaggio per protezione (contro i malaugurati e purtroppo allora frequenti assalti di briganti), per custodia celeste dentro le culle dei bimbi, attaccati al muro nelle celle dei conventi come piccole "are" private di devozione più intima e personale, per la salvaguardia degli armenti- spesso unico e prezioso bene delle famiglie nell'antichità- affissi a tale scopo persino all'ingresso delle stalle dai poveri contadini, fratelli si tanto cari e prediletti dal Santo di Assisi.
In linea con la recente paterna esortazione del Santo Padre Papa Benedetto XVI, il recente riscoperto amore per questo specifico genere di Collezionismo, incoraggia oggi il raccoglitore e in esso il Cristiano, ad andare “controcorrente“, alla ricerca della Parola di Dio, degli antichi Valori indicatici dai dogmi della Fede Cattolica, dall’esempio mirabile e unico della Vita di Francesco di Assisi, di Chiara, come dei Santi e dei Martiri tutti, così preziosamente tramandatici attraverso la toccante delicatezza di queste antiche Immagini, e con esse, delle bellissime e commuoventi preghiere recitate per secoli interi dal Popolo credente e giunte sino a noi.
Paola Galanzi




All' "Ensemble "Orientis Partibus", nella persona di Roberto Bisogno, il mio più sentito Grazie di Cuore per aver permesso con la loro meravigliosa musica di ricreare un' atmosfera realistica e suggestiva che tanto ci parla di Francesco e del suo tempo, e che quasi "magicamente" sulle note inconfondibili e delicate del Medioevo che nascono dagli antichi strumenti dal Gruppo magistralmente suonati porta il lettore ed il Collezionista indietro di 800 anni, in quell' Assisi che fu, a ripercorrere quelle stesse antiche vie calpestate dai sandali di Francesco, ancora profumate dal profondo senso Cristiano della Sua Vita e dal suo Esempio unico nell' Amore di Cristo.

"L’ensemble di musica medioevale e rinascimentale “Orientis Partibus” nasce ad Assisi agli inizi degli anni ‘90, dal fortunato incontro fra alcuni musicisti umbri già esecutori attivi ed apprezzati nel panorama musicale classico italiano. Mosso dal comune interesse per la cultura e la musica antica, il gruppo si impegna fin dall’inizio a ricreare l’atmosfera popolare e cortese del mondo medioevale.
Il nome dell’ensemble, che letteralmente significa “dalle parti d’oriente”, è ispirata ad un omonimo conductus natalizio ed allo stesso tempo richiama i versi del Paradiso dantesco che paragonano Assisi ad un nuovo oriente da cui è sorto Francesco, astro raggiante di santità."

Il Sito di questo meraviglioso, unico "Ensemble", da cui per loro gentilissima disponibilità e concessione è tratta la succitata "Presentazione" è :
http://www.orientispartibus.it/ Il suggestivo Brano gentilmente concesso è intitolato: "Su la rivera" ed è tratto dall' Album: "Echo la primavera che 'l cor fa rallegrare" (nell' immagine la copertina del CD suddetto). Per qualunque informazione e contatto con l' Ensemble"Orientis Partibus"di Assisi: info@orientispartibus.it

martedì 9 marzo 2010

I Santini nei Breviari: documenti di Fede ma anche testimoni della Storia: analisi storico-sociale di una siderografia merlettata del sec.XIX

Mater Purissima
Splendida riproduzione siderografica da incisione a bulino su lastra d'acciaio del celebre dipinto di Pietro di Cristoforo Vannucci detto Il Perugino (1450 ca.-1523)-Francia sec.XIX
(collezione privata Galanzi)


Chi,tra noi Collezionisti e cultori dei Santini e delle piccole Immagini di devozione, entusiasti custodi di questa straordinaria secolare espressione di Fede, tenendo in mano uno di essi, con sincera “pietas” cristiana e nostalgico desiderio di conoscere, non si è domandato anche una sola volta di chi materialmente rese possibile la loro realizzazione, interrogandosi con naturale curiosità fin delle umane vicissitudini che ne scandirono la Vita ?….
Il XIX secolo, era del Romanticismo e della Restaurazione, rappresentò di fatto la rinnovata primavera europea ed il rifiorire rigoglioso della produzione e diffusione dei Santi di carta.
Estinto e dimenticato l’orco terrificante delle lotte iconoclaste del secolo VIII, che con le tragiche persecuzioni ed espropriazioni aveva irrimediabilmente distrutto un preziosissimo ed inestimabile Patrimonio figurativo della Fede Cristiana nei secoli dai Monaci amorevolmente promosso e custodito, lontani ormai gli attacchi dei Protestanti autorevolmente dalla Chiesa invalidati col Concilio di Trento nell’anno 1563, sconfitti dalla Storia l’oscurantismo religioso e la censura dell’Illuminismo, la devozione attraverso le Sacre Immagini conobbe di fatto nel 1800 un’incredibile risveglio anche a livello commerciale.
Sin dal 1815, parallele alla ripresa dell’amministrazione dei Sacramenti, della celebrazione della Liturgia e dell’Eucarestia nelle poche Chiese sopravvissute alla furia barbara dei Napoleonici, attivissime e laboriose, le botteghe tipografiche francesi con rinnovato entusiamo riaprirono i battenti e oliarono i propri torchi, organizzandosi in proficui scambi e fiorenti commerci con le altre nazioni d' Europa e d'America.

A Parigi, tra le rovine ancora fumanti di Chiese distrutte e di Immagini Sacre di impareggiabile bellezza violate dalla cieca ignoranza del passato regime, al civico 7 di Rue de Sèvres, l’editore Meniolle con eleganti occhialini “pince-nez” dal bordo dorato, con piglio severo controlla le bozze delle “Images pieuses”(Santini) che gli sono state per la fine del mese commissionate dall' Italia in gran numero dall’ “Associazione di San Luca” per la Propagazione delle buone Immagini religiose.
L’ “Associazione -o Confraternita- di San Luca”, non fu una qualsiasi tra le innumerevoli Associazioni a carattere religioso allora dedite alla restaurazione delle tradizioni Cristiane in Europa e tantomeno a caso aveva dedicato il proprio nome all’Evangelista Luca, Protettore degli artisti e dei pittori.

Agli inizi del XIX secolo, due pittori tedeschi residenti per motivi di studio e formazione a Roma, sedotti dalla incomparabile bellezza dei Capolavori dell’ Iconografia religiosa realizzati in epoca medioevale e rinascimentale da grandi Artisti italiani quali Cimabue, Giotto, Duccio da Boninsegna, il Perugino etc., costituirono a Roma insieme ad altri artisti tedeschi e svizzeri l’Associazione suddetta.
Era il 10 di luglio dell’ anno 1809 ed era così nata la prima Confraternita di Pittori che nell’intento restauratore si ispirava ai dogmi religiosi e morali più tradizionali della Fede Cristiana.
Loro sede fu il Monastero dismesso di Sant’Isidoro in Roma, dove emuli del Beato Angelico (1395-1445), in regime praticamente monastico trascorrevano le loro giornate dissertando sulle Vite dei Santi e sugli episodi tratti dal Nuovo e dal Vecchio Testamento, celebrando così il ritorno nostalgico all'ideale Cristiano tipico del Medioevo.
L’Arte fu per loro essenzialmente Preghiera e Sacerdozio e, a causa dei lunghi capelli e dello stile di Vita abbracciato vennero chiamati “I Nazareni”, influenzando sensibilmente fin oltre la prima metà del sec. XIX lo stile dell’iconografia religiosa nei maggiori paesi europei.
Dopo questa necessaria ed importante parentesi sull’ "Associazione di San Luca”, sulle sue origini ed obbiettivi, torniamo a Parigi, dove garbatamente spiando all’ interno della Casa editrice di Monsieur V.Meniolle, culla del Santino esaminato, facciamo conoscenza con il vero “padre” del Santino: l’incisore L.Ceroni.
Romano di nascita, il Ceroni è tramandato dalle cronache come incisore molto attivo e di temperamento arrogante e attaccabrighe.
L’episodio che purtroppo tristemente ne tramanda fino a noi la memoria è datato del 1875 e riguarda un fondato coinvolgimento dello stesso tra i moventi principali del suicidio del grande artista ed incisore messinese Tommaso Aloysio Juvara (1809-1875) che, essendosi tenacemente opposto all’assegnazione al Ceroni di un fruttuoso lavoro che gli sarebbe valso ben 50.000 lire dell’epoca (un autentico patrimonio !), venne per vendetta da quest’ultimo gravemente calunniato e pubblicamente diffamato.
Rispettosi del “Parce sepultis” ringraziamolo comunque di questa magistrale riproduzione a bulino su lastra di acciaio del celebre dipinto del Perugino da lui firmata e con spirito Cristiano benevolmente ricordiamoci che “
Errare humanum est”……..
Dell’editore V.Meniolle, indubbiamente attivo a Parigi tra la seconda metà del sec. XIX ed il 1870- occhialini “pince-nez” scontati a parte, la cronaca è avara di notizie così come lo è il Mercato antiquario cartaceo dei Santini di sua produzione, ed anzi, se qualcuno tra voi è in grado di fornire notizie aggiuntive lo apprezzerò molto e sin d’ora lo ringrazio.

Paola Galanzi





Mater Purissima

(dal verso: preghiera in lingua Francese)

"Oh mia augusta Sovrana, la più pura tra le creature e la più umile serva del Signore !

Io mi prosterno dinanzi a Voi o Mater Purissima ! e colmo di fiducia nella Vostra benevolenza Vi supplico per ottenere l' espiazione dei miei peccati, affinchè la mia Anima sia mondata da tutte le sue macchie.

Fatemi la grazia, o Vergine Santa, di esser sempre unito al Vostro Divino Figlio e a Voi.

Vostro Figlio mio Dio e Voi Madre del Dio mio, Vostro Figlio come mio Redentore e Voi come aiuto nella mia redenzione, poichè Voi avete portato nel Vostro puro seno il Corpo adorabile che è stato immolato per me e che Voi stessa avete offerto per la nostra Salvezza.

O mia tenera Madre, fate che io ricorra incessantemente a Voi"



SCHEDA TECNICA


Raffinatissima siderografia da incisione a bulino su lastra d' acciaio su fondo con cornice finemente trinata a punzone.

(Santino destinato alla diffusione sul mercato francese)

Si noti nel motivo decorativo trinato della cornice l'originale e netto richiamo al "rosone", elemento architettonico fondamentale di Chiese e Cattedrali realizzate in Stile Romanico in Italia e in Europa sin dal secolo XI.

Incisore: L. Ceroni

Editore: V. Meniolle à Paris

Francia, seconda metà sec. XIX

Dimensioni : cm. 8,00 x 11,00 ca.




domenica 7 marzo 2010

Iconofilia e Cultura: Santini e Immagini devozionali del Westfries Museum di Hoorn nei Paesi Bassi.

Conceptio Beatae Mariae Virginis
splendida incisione a bulino su lastra di rame su pergamena
Incisore: Charle Neel, Anversa, sec. XVIII
(dalla Collezione del Westfries Museum di Hoorn)
Si ringrazia il Dott.Cees Bakker, Direttore del Westfries Museum di Hoorn, per la gentile concessione e la squisita disponibilità



L’antica città di Hoorn, fondata da una corporazione di mercanti nel secolo XIII e sin dal XVI secolo importante porto strategico e commerciale della Frisia occidentale, nel cosiddetto Zuidersee, l’antichissimo e caratteristico “mare interno” dell’Olanda, a breve distanza dalla capitale Amsterdam, è sede di uno straordinario Museo che ospita, tra l’altro, una meravigliosa e preziosissima Collezione di Santini ed Immagini Devozionali dal sec. XVII al secolo XIX:
Trattasi di una Collezione varia e completa di ben 166 “pezzi rari”, tra cui alcuni manufatti assolutamente unici.
Ricca di superbe incisioni fiamminghe su pergamena dei secc. XVII e XVIII, firmate dalle più famose dinastie di incisori anversani dell’epoca (dai Wyerix agli Huberti ,Van den Sandt, Goetiers, De Boudt, Van Merlen, etc.), si completa poliedricamente inquadrando e coniugando brillantemente stili e tipologie tipici di specifiche aree europee di produzione, tematiche e rarità, offrendo così al Visitatore “virtuale“ un panorama collezionistico istruttivo e colto, di indubbio valore didattico e formativo sia per chi già possiede una propria collezione sia per il Collezionista neofita che si appresta a muovere i primi passi in questo nobile ed affascinante genere di Collezionismo.
Paola Galanzi







giovedì 4 marzo 2010

ICONOFILIA: MEMENTO MORI -l'arcaico monito della fugacità della Vita scolpito a bulino su una pergamena fiamminga del sec.XVII

"Memento mori
"
Spettacolare incisione a bulino su pergamena, con coloritura a mano e fiori applicati "à collage"-Incisore: Philibert Bouttats-Anversa, sec.XVII (collezione privata Galanzi)



Il “Memento mori ”(lett.: "Ricorda che dovrai morire") compare sin dal II secolo a.C. come avvertimento severo all’uomo della transitorietà della sua stessa condizione.
Un documento assai rilevante in tal senso, pur ancora connesso al mondo pagano, è giunto sino a noi tramandato dall’ iscrizione funeraria di una tomba sulla Via Appia Antica a Roma:
Fortuna spondet multa multis, praestat nemini.
Viue in dies et horas, nam proprium est nihil.
<<<
La Dea Fortuna promette molto a molti, non mantiene a nessuno.
Vivi giorno per giorno, ora per ora, poiché nulla ci appartiene
.

E’databile del Medioevo, momento storico di trapasso caratterizzato da superstizioso terrore -“horror mortis”-nei confronti della Morte, la comparsa dei cosiddetti “Poemi sulla morte".
Naturale reazione sociale alla terribile pandemia di peste proveniente dalla Cina che nell' anno 1347, trovando nei floridi rapporti commerciali in essere un micidiale veicolo di diffusione, giunse in Italia falciando intere popolazioni e causando lutti gravissimi in ogni famiglia, l' "orrore della morte" causata dal terribile morbo si accrebbe venendo vissuto dai più quale "divino castigo" per condotte di vita dissennate e lontane dagli insegnamenti della Chiesa.
Sin dal sec. XIII i “Carmina mortis” meglio noti come “Vado mori” (lett. “Mi avvio alla morte”) celebrarono il tema dell’ineluttabilità della morte e del destino collettivo che, senza distinzione alcuna di ceto o di condizione, paritariamente tutti avrebbe accomunato.
Sulle cadenze dei “Poemi della morte” si diffonde già dalla prima metà del sec.XV in Italia e nel resto dell’Europa proveniente dalla Francia, lo stile di rappresentare graficamente, all’interno di Chiese così come di Conventi e Camposanti, la morte come scheletro danzante che imparziale tutti avviluppa nel suo macabro ballo: vecchi e giovani, ricchi e poveri, belli e brutti, Papi e Re.
Duro ammonimento della Chiesa per arginare la superbia e la corruzione dei ricchi e dei potenti e panacea nelle miserabili e durissime condizioni di vita dei più poveri, il "Memento mori" in tutte le sue varianti e sfumature indistintamente richiamava tutti i Cristiani all’osservanza della Parola di Dio, garantendo come premio finale la salvezza Eterna dell’Anima o, in caso contrario, la perpetua dannazione.
Intorno al 1460, Lorenzo il Magnifico, Signore di Firenze, illustre Mecenate e letterato, che pur personalmente ebbe non poco a dolersi di lutti familiari gravissimi e prematuri, con malinconica rassegnazione così cantava:
Quant'è bella giovinezza,
Che si fugge tuttavia!
Chi vuol essere lieto, sia:
Di doman non c'è certezza
(dai ”Canti Carnascialeschi”)
Cinque secoli dopo, nel 1953, a Napoli, il principe Antonio De Curtis, per noi tutti l’amatissimo Totò, nella sua meravigliosa Poesia “‘A livella” da voce al povero netturbino defunto Gennaro Esposito (personaggio di fantasia) che davanti all’arrogante indignazione di un blasonatissimo Marchese, con disgusto e insofferenza accanto a lui sepolto, con semplicità gli ricorda che la morte, ineffabile destino di tutti gli esseri umani, è una livella, che tutti accomuna ed eguaglia.
Paola Galanzi
IL N' Y A APOINT DE DEMAIN
CAR VRE (VOTRE) HEURE EST IN CERTAIN
<<<
NON C'E' ALCUN DOMANI
POICHE' IN CERTO E' IL VOSTRO TEMPO.













"Memento mori "parafrasata dall'artista-incisore in una sentenza volutamente e compiaciutamente sibillina (notate come in particolare siano staccate le parole IN e CERTAIN (tr.:IN e CERTO), che per gli amanti della Storia romana non può non richiamare alla mente il famoso responso: "IBIS REDIBIS NON MORIERIS IN BELLO" dato dalla Sibilla cumana ad un generale romano che la interrogava sull'esito della guerra, e che come caratteristica intrinseca di tali responsi, a seconda delle pause nella pronuncia assumeva due significati completamente opposti.
Esaminando con la dovuta attenzione la bella pergamena sono dunque quattro gli elementi salienti ed inscindibili tra loro: l’antitesi netta tra il corvo-volatile simbolico della vacuità delle umane ambizioni che gracchiando “CRAS,CRAS !” (in latino: domani, domani !”) si appella ad un giorno che mai verrà, così come gli viene confermato dal teschio che gli si oppone aleggiando con ali di pipistrello, cui netto è il richiamo alla provvisorietà fugace della Vita.
Gli altri due elementi contrari sono rappresentati dal globo sormontato dalla Croce, simbolo del progetto d’Amore di Dio nei confronti dell’uomo ed il cuore trafitto, ovvero le fatue umane preoccupazioni.











SCHEDA TECNICA



Magistrale incisione a bulino su rame su pergamena, con coloritura a mano e applicazione "à collage" di piccoli fiori stilizzati in stoffa coeva.
Incisore: Philibert Bouttats (1659-?) artista-incisore fiammingo del sec. XVII.
Dimensioni: cm. 8,00x 6,00 ca.

lunedì 1 marzo 2010

Quattro secoli di Iconofilia: lo straordinario Patrimonio grafico dell’Abbazia Benedettina di Göttweig in Austria.

Sancta Anna
Superbo canivet manufatto (in ted.: "Spitzenbild") intagliato su pergamena
Austria, sec.XVIII
(Si ringrazia il Graphische Sammlung Stift Göttweig-cui l' immagine appartiene-ed il Dipartimento di Scienze dell’Immagine (DBW) dell’Università Danubiana di Krems nelle persone del Capo-Dipartimento Prof.Grau e della sua Assistente Dott.Andrea Haberson, per la gentile concessione e la squisita disponibilità)



La Collezione Grafica Göttweig con un archivio di oltre 30.000 documenti, a prevalente carattere religioso, rappresenta la più grande Collezione privata austriaca di Immagini devozionali ed antiche incisioni.
La parte più rilevante della raccolta, databile dell’epoca Rinascimentale e del periodo Barocco, comprende opere di Maestri incisori tedeschi, olandesi, italiani, francesi ed inglesi.
L’eccellente complesso di documenti storici, nel tempo integrato ed ampliato, è stato costantemente aggiornato secondo i più moderni criteri di archiviazione.
Dal 1960, sezioni specifiche della Collezione sono state messe a disposizione di un pubblico sempre più numeroso, grazie all’organizzazione di mostre annuali, ed alle pubblicazioni e ai cataloghi principalmente nati dalle importanti attività di ricerca condotte per lungo tempo dal Prof.Dr.Gregor M.Lechner OSB.
Gli archivi sono stati sin dall’estate del 2002 per fini di studio messi a disposizione del Dipartimento di Scienze dell’Immagine (DBW) dell’Università Danubiana di Krems.
QUALCHE UTILE CENNO STORICO
La fondazione dell’Abbazia Benedettina di Göttweig con sede a Krems, nella Bassa Austria (nota come "la Montecassino austriaca”) risale all’anno 1083.
La spettacolare collezione di Immagini ed incisioni a carattere religioso e devozionale ebbe inizio nell’Abbazia a partire dal XV secolo, grazie ad acquisizioni da parte di vari membri del Convento.
Nel 1600, si distinsero le figure degli Abati George Falb (1612-1631) e David Corner (1631-1648) che tenacemente si opposero alla diffusione del Protestantesimo nella regione.
Il fondatore per antonomasia della Collezione è considerato tuttavia l’Abate Gottfried Bessel, (in ufficio presso la Comunità monastica negli anni 1714-1749), che si distinse anche come illuminato diplomatico, studioso e mecenate delle Arti.
A seguito di un terribile incendio, che nel 1718 la distrusse quasi completamente, l’Abbazia venne ricostruita per suo volere affidando i progetti dei lavori all' illustre architetto austriaco di origini italiane Johan Lucas Von Hildebrandt (Genova,1668-Vienna,1745), formatosi a Roma presso la bottega del Fontana.L’Abbazia, da questi magistralmente riedificata e arricchita con meravigliose decorazioni (tra cui spicca l’affresco che decora la volta della scalinata monumentale eseguito nel 1739 da Paul Troger, valente pittore ed incisore austriaco) è considerata uno dei più importanti capolavori dell’Architettura barocca in Austria.
Le cospicue e regolari acquisizioni dell’Abate Bessel mirate all’ampliamento della raccolta accrebbero notevolmente l’importanza della stessa che già all’epoca contava più di 20.000 pezzi.
Grazie alla corrispondenza privata di Bessel giunta sino a noi ed ad oggi gelosamente custodita presso l' Archivio dell' Abbazia, è stato possibile documentare il contatto costante che egli ebbe con privati ed istituzioni, sia in Austria che all'estero, relativo allo scambio ed all’acquisizione di Immagini devozionali che "honoris causa” gli conferiscono oggi il titolo di “saggio Mecenate barocco”.
Nel 2001, l’Abbazia Benedettina di Göttweig e’ stata dichiarata dall’UNESCO “ Patrimonio dell’Umanità”.

E' possibile visitare "virtualmente" la splendida ed assolutamente unica al mondo Collezione di Santini ed Immagini devozionali dell' Abbazia Benedettina di Göttweig, previo inserimento nell' area di ricerca del Sito contrassegnata " SUCHEN"(in alto a sx.della pagina linkata)- e successivo "clic" sul tasto "ANZEIGEN"- di termini specifici di ricerca come: "Spitzenbild" (per vedere i canivets), "Andachtsbild"(per Santini ed Immagini devozionali in generale) e "Kupferstich" per ammirare le pregevolissime incisioni su rame su carta e pergamena dei secc. XVII e XVIII.


........Vi auguro di cuore una buona ed istruttiva visita !

Paola Galanzi