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UN CORDIALE BENVENUTO NEL SALOTTO VIRTUALE DEI CULTORI DELL'ICONOFILIA, LO STUDIO ED IL COLLEZIONISMO DEI SANTINI E DELLE ANTICHE IMMAGINI DEVOZIONALI





domenica 5 settembre 2010

Iconofilia e Cultura: il Genio del vivo realismo popolare di Jacques Callot nelle Immagini devozionali

Jacques Callot
Incisione ex libris del secolo XVIII



Molti furono nei secoli gli abili Artisti-Incisori che interpretarono, dipingendo o incidendo a bulino su legno e successivamente su lastra di rame, volti e intere scene allegoriche nella celebrazione di Santi della tradizione Cristiana e preziosissime Verità tramandateci dalle Sacre Scritture.
In epoca Rinascimentale fu Albrecht Dürer (Norimberga,1471-1528) in una Cattolica Germania già turbata e divisa dalle obiezioni Luterane, a dare vita nei suoi capolavori xilografici, così come nei suoi meravigliosi dipinti, a Sacre Immagini celebrative dell’antichissima tradizione Cristiana.
E mentre nell’antico Borgo veneto di Pieve di Cadore il giovane Tiziano Vecellio (1488-1576) ancora bambino, col succo ricavato da erbe e piccoli fiori di campo creava col pennello sulle mura della paterna casa volti di incantevoli Madonne, Santi assisi in trono e vezzosi putti dall’eteree ali, nella signorile Firenze Medicea, presso la Bottega di Domenico Ghirlandaio, Michelangelo Buonarroti (Caprese Michelangelo (Arezzo),1475-Roma,1564) appena giovinetto, apprendeva i rudimenti di quell’Arte che, nel trionfo pittorico della Creazione indelebilmente impressa nella volta della Cappella Sistina nella Chiesa di Pietro in Roma, per sempre ne avrebbero perpetrato il Genio.
Dalla morte di Michelangelo dovettero trascorrere ventinove lunghi anni prima che la città di Nancy, nella regione di Lorena in Francia, potesse partecipare alla gioia della nascita dell’undicesimo figlio di Jean Callot, Primo Araldo di Lorena.
Suo nonno, Claude, aveva sposato una nipote della Pulzella di Orléans- Giovanna d’Arco- e, per il suo coraggio, era stato elevato a nobili ranghi dal Duca di Lorena Carlo III.
A soli otto anni il piccolo Jacques Callot disegnava e colorava delle armi sotto gli occhi allibiti di suo padre.
Tanta era in lui la passione per il disegno che a scuola, mentre imparava a scrivere, fece un disegno di ogni lettera dell’alfabeto.
La A era la volta triangolare caratteristica della casa paterna, la B la paletta per rilevare la direzione del vento installata sul tetto dei loro vicini, e così via dicendo per tutte le altre lettere; preludi incantevoli di questa meravigliosa facilità creativa che ha fatto di Callot un uomo incredibile per la fecondità del suo Genio.
Ad appena dodici anni questo “enfant prodige”(“bambino prodigio”) aveva già disegnato a matita tutte le figure buffe o grottesche che aveva visto girare per le strade di Nancy: soldati fanfaroni, pellegrini, Avi di Tartuffe (“Tartuffe o l’ impostore”, celebre Commedia in cinque atti di Molière, pseudonimo di Jean Baptiste Poquelin (Parigi, 1622-1673), insigne drammaturgo Francese), domatori di orsi, cantori, saltimbanchi e bohémiens (artisti squattrinati, in senso lato).
Un bel giorno viene assalito dall’improvviso desiderio di visitare l’Italia, di cui tanto aveva sentito parlare, e parte, ad appena dodici anni.
Inizia così il suo viaggio, riposandosi su giacigli di fortuna in paglia, sulle soglie delle case, non di rado sotto il cielo stellato, ma pur sempre libero, godendo con lo sguardo del più pittoresco degli spettacoli, nel girovagare tra le strade ed i vicoli della Svizzera e di Milano.
A Lucerna trova ospitalità presso una comitiva di Artisti. Il caso, talvolta, porta fortuna…
Il piccolo Callot, ospitato da degli Artisti di strada, avrebbe da grande descritto con la sua Arte gli stessi….
A Firenze Callot lasciò i suoi amici bohémiens. Un gentiluomo piemontese, Ufficiale del Granduca, non poco sorpreso di vedere la figura delicata e i modi signorili di questo bambino nel mezzo di questa strampalata comitiva, gli offrì il suo appoggio e l’aiutò. Neanche aveva iniziato ad intravedere le mura della Città Eterna (Roma) che dei Mercanti di Nancy, amici della sua famiglia, lo riconobbero e a forza lo ricondussero con loro in Lorena.
Jacques scappa un’altra volta e riesce a rivedere l’Italia, ma viene riportato una seconda volta sotto il tetto paterno dal fratello maggiore.
La sua ostinazione riesce infine a vincere le resistenze della famiglia e segue l’ Ambasciatore di Lorena che doveva recarsi a Roma per annunciare al Papa l’ avvento al trono di Enrico II; Jacques Callot non ha che quindici anni: tornerà ricco, pieno di gloria, creatore di un genere unico al quale ha dato il suo nome, amico dei Granduchi di Firenze e ricercato dal Re di Francia Luigi XIII.
Questo grande Pittore di costumi, morto giovane, ha lasciato una quantità innumerevole di tavole: se ne stimano non meno di 1600.
Spirito focoso, impaziente, geniale, abbandona presto il bulino per adottare il genere dell’acquaforte, tecnica più pittoresca, più sbrigativa ed immediata, meno ribelle alla rapidità delle sue intuizioni. Lavora sotto diversi Maestri ma non da ascolto a nessuno se non a se stesso.
A furia di fare diversi schizzi, di rappresentare, come il vecchio Timante, (Timante di Citno, valente Pittore ateniese vissuto intorno al 430 a.C., famoso per aver dipinto con sensibile realismo la disperazione di Agamennone per il sacrificio di sua figlia Ifigenia) tanti elementi racchiusi in esigui spazi, presto si rese conto che il suo avvenire non era nella Pittura; d’altronde allora, nonostante i nobili tentativi del Carraccio, la Pittura era in decadenza.
Entra così nell’atelier di Thomassin, vecchio Incisore Francese che si era da tempo stabilito in Roma. L’incisione era all’epoca ancora un’Arte “in nuce”; fatta eccezione per Albrecht Dürer e qualche Incisore fiammingo, tutti gli altri Incisori assumevano a Maestro e modello Thomassin.
Pur con talento assai mediocre, a Roma fa fortuna. Incide soggetti religiosi, se capita, un soggetto profano…
Callot si annoia talvolta di incidere sulle sue tavole sempre Santi in estasi; lascia allora la sua immaginazione a briglia sciolta, ritrovando i suoi bohémiens, le strade superbe dell’alta Italia, il sole, la libertà, l’imprevisto vissuto in tutte le sue forme. Dà il primo tratto alla sua corte dei Miracoli, a questa grande Opera leggera e profonda, seria e buffa, più triste che lieta, che ci ha lasciato in eredità come studio… Callot presto non incide più che all’acquaforte. In questo particolare genere d’incisione fa presto una scoperta che gli sarebbe stata assai utile: scopre che la vernice utilizzata dai liutai asciugandosi all’istante, è molto più indicata per il suo lavoro, ben più di quella “molle”, concedendo la prima all’incisore il piacere di poter lasciare incompiuta l’opera per poi riprenderla in un secondo tempo e meglio puntualizzare il tratto.
Incontra Alfonso Parigi, Pittore ordinario del Granduca, aiutandolo nei suoi lavori e successivamente si unisce ai Pittori Stella e Napolitano dipingendo a Firenze alcuni soggetti in stile fiammingo: “ La vita del soldato”, dodici piccole tele ben note grazie alle litografie postume. Ma ciò non tragga in inganno: Callot non fu mai un Pittore.
A Firenze risiede per dieci anni. Alla morte di Cosimo II, Ferdinando gli rinnova protezione accordandogli la propria. Come i migliori Geni del Granducato di Toscana porta anche lui al collo una vistosa medaglia d’oro come ciondolo di una preziosa catena.
Durante questi dieci ani di lavoro, incide, tra gli altri soggetti degni del suo talento: il Bene e il Purgatorio, il Viaggio in Terra Santa, il Massacro degli innocenti, la Fiera dell’Impruneta, la Grande Passione, la Vita del soldato, insieme a mille altre fantasie grottesche ed incantevoli, ma sempre originali. Queste tavole sono praticamente tutte delle autentiche meraviglie dell’Arte; Callot arriva a degli effetti magici, sconosciuti prima di lui, sconosciuti dopo di lui, anche ai suoi tanti imitatori. Mai il rame oppose resistenza alla potenza della sua mano; sul rame lui creava.
Ci si può ben spingere a dire che Callot riusciva a creare un mondo dal chàos, un mondo triste, perché fu proprio così.
E non fu mai un creatore severo o ingenuo, perché sempre osservò ogni cosa attraverso il prisma della sua fantasia. Forse, come un grande Poeta, aveva intuito che tutto nella vita si tocca: il grandioso e il grottesco, il dolore e la gioia, l’oro ed il fango, e che fin nelle pagine più serie di questo grande libro che è la vita, si trova sempre la parola giusta per ridere.
Callot rientra a Nancy, si sposa con una vedova, Catherine Kuttinger, e diventa devoto; dedica ogni sera un’ora intera alla preghiera. Il suo talento ha un impatto immenso. A Parigi, presso la Corte, ci si estasia avanti alle sue prodigiose fantasie. Il Re in persona, Luigi XIII, in procinto di partire per La Rochelle, vuole che l’Incisore di Lorena faccia parte del suo seguito. Jacques Callot obbedisce, ma senza entusiasmo. Rientra successivamente a Parigi per iniziare le incisioni di questo nuovo evento di armi. Sosta in Lussemburgo, dove ritrova il suo amico Israël Silvestre e dove stringe amicizia con alcuni decoratori del Palazzo, come Rubens, Simon Vouet, Poussin, Philippe de Champagne et Lesueur. Malgrado tutte queste amicizie illustri lascia presto Parigi, attratto irresistibilmente da Nancy; la Lorena e’ una regione felice: i regni illuminati di Carlo III e di Enrico II avevano fatto prosperare il Ducato. Tuttavia Carlo IV aveva deviato dalla politica saggia ed equilibrata dei due predecessori e il grande Cardinale de Richelieu spiava in silenzio, attendendo il momento propizio per rubargli la corona. Callot continua allora la sua grande e triste epopea che ha per titolo: "Les Misères et malheurs de la guerre" (Le Miserie e i mali della guerra), la più eloquente requisitoria che mai sia stata formulata contro questo orribile flagello, dove egli dimostra un incomparabile talento.
Poco prima di morire Jacques Callot esegue il gran Capolavoro dal titolo: “La tentazione di Sant’Antonio", poema burlesco e grandioso, in cui, quasi tutte le pagine sono degne di Dante e dell’Ariosto.
Nei suoi ultimi giorni ha come un rigurgito di giovinezza, e, con tutta la passione dei suoi anni migliori, incide la tavola conosciuta sotto il nome di “La petite traille”(Il piccolo pergolato).
Callot muore il 25 Marzo 1635, all’età di quarantadue anni . Gli viene eretta una tomba monumentale, fastosa, tra le sepolture della famiglia dei Duchi di Lorena, una tomba sormontata da una piramide su cui è sospeso un ritratto dell’ Artista, dipinto su marmo nero dal suo amico Michel Lasne.
Callot incise con una agilità meravigliosa; talvolta una tavola in un giorno. Ebbe la passione di creare mendicanti, bulli, attaccabrighe, come altri hanno la passione per il gioco; fu per lui come una droga; se stava tutta la notte sveglio, era solito dire agli amici che aveva passato la notte in famiglia. Genio ardito e fantastico, Callot ebbe una maniera assai rigorosa nel disegno e una capacità incisoria netta, perfetta: seppe anche esprimere senza la minima confusione le mille azioni caotiche tipiche delle Fiere, delle riunioni, degli spettacoli.
Nato dopo Albrecht Dürer e prima di Rembrandt, Callot, malgrado il suo Genio, scompare un po’ tra questi due grandi Artisti della Pittura e dell’Incisione, per quanto mai nessuno come lui ha mietuto con falce d’oro tanto raccolto nel paese verdeggiante della fantasia.

Fonte delle note biografiche dell’Artista: Articolo tratto da "Il Grande Dizionario universale del secolo XIX" di Pierre Larousse. Traduzione: Paola Galanzi


I Santini e le Immagini devozionali di Jacques Callot

Pochissime, in verità, sono attualmente le Immagini di devozione originali incise all’acquaforte dal grande Artista ancora reperibili sul Mercato Antiquario cartaceo internazionale.
Rarissime e dai costi comprensibilmente assai elevati, compaiono talvolta- quasi miracolosamente- sul banco del battitore di qualche Antica Casa d’Aste Francese, della Svizzera, del Belgio, più raramente della Germania.
Ma il Collezionista deve imparare a distinguere e a riconoscere un’incisione Callottiana autentica da un falso anche se coevo, una ristampa da lastra originale postuma alla morte dell’Artista da stampe di ristampe realizzate con foga febbricitante dalle Tipografie di mezza Europa nei secc. XVIII e XIX e volgarI riproduzioni attuali - quasi sempre per malcostume non dichiarate come tali- quest’ultime dal valore di mercato corrispondente a zero, ossia alla carta straccia.
Non è tuttavia semplice, soprattutto per i neofiti di questo nobile genere di devoto Collezionismo, districarsi nell’oscura selva dell’attuale Mercato cartaceo internazionale, alla ricerca di un Santo inciso all’acquaforte dal grande Genio di Lorena.
Come noto ai Collezionisti di vecchia data, recano la firma di Enriet Israel, che fu il suo stampatore ufficiale, la schiera completa di tutti i 493 Santi e le Sante dell’ anno secondo il Martirologio romano dedicato a Monsignore l’ Eminentissimo Cardinale Richelieu, stampate nel 1636 (cioè un anno dopo la morte dell’ Artista) come parti integranti di tre libri, editi per tre volte successive, e incisi su carta francese rigorosamente datata del 1490 (vedi Dolores Sella-SANTINI E IMMAGINI DEVOZIONALI IN EUROPA DAL SECOLO XVI AL SECOLO XX-Maria Pacini Fazzi Editore).
Dotati questi ultimi di una filigrana unica ed inimitabile, caratterizzata dall’ immagine di un piccolo uccellino racchiuso entro un cerchio- all’occhio del Collezionista esperto agevolmente visibile in controluce con l’ausilio di una buona lente - tali devote Immagini rimangono ormai una chimera per noi Collezionisti di oggi, rimanendo esclusivo appannaggio di noti Musei di Francia e d’America, così come di superbe Collezioni private di blasonatissimi gentiluomini e nobildonne d’Italia e d’Europa o di raccolte messe amorevolmente su nel corso di secoli presso antichi Monasteri per preservare dalle insidie del tempo e tramandare ai posteri il Patrimonio iconografico unico e meraviglioso della religiosità ferventissima e sincera del Popolo Cristiano.

Paola Galanzi

3 commenti:

  1. Roberto De Santis5 settembre 2010 19:53

    Ho letto tutto d'un fiato, come tutti i tuoi post carissima Paola! Un racconto intrigante e affascinante!
    Condivido con te molti pensieri...in particolare mi piace sottolineare l' "amorevolmente" dell'ultima frase...l'amore del fare disinteressato e appassionato che contraddistingue molti collezionisti e che ti fa scrivere questi interessanti post!
    Un abbraccio e grazie, Rob

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  2. ROSINA LLAGARIA VIDAL10 settembre 2010 22:59

    QUERIDA PAOLA, TODOS TUS ARTICULOS ESTUPENDOS, ME HA DADO MUCHA ALEGRIA VOLVER A VERTE
    ROSINA

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  3. Shalom..
    Una rinnovata e ritrovata forma di apostolato iconografico tutto Cristiano, che si ritrova anche nell'Arte con tanti piccoli e bellissimi capolavori, Santini sì ma giganti nell'esempio e nella FEDE..
    Grazie per aver creato uno spazio web così curato e ricco nel progetto..pace e ogni bene,
    Beniamino

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