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UN CORDIALE BENVENUTO NEL SALOTTO VIRTUALE DEI CULTORI DELL'ICONOFILIA, LO STUDIO ED IL COLLEZIONISMO DEI SANTINI E DELLE ANTICHE IMMAGINI DEVOZIONALI





mercoledì 9 ottobre 2013

L'educazio​ne e la cultura nei Monasteri nel 1600: un Canivet e la storia- ricostruit​a- di una Suorina di clausura

 
Gesù Salvatore dormiente sulla Croce
 
Canivet intagliato au canif su pergamena
Provenienza conventuale Francese
Seconda metà secolo XVII
 
Collezione privata Galanzi
 
 
Lo studioso e cultore di Santini, soprattutto nel caso specifico di Immagini devote manufatte provenienti da Paesi distanti, e per cultura e per tradizione, rispetto a quello proprio ed originario, incontra spesso non poche difficoltà nel riuscire a delinearne, con accettabile attendibilità, la storia e l'intenso quanto affascinante vissuto devozionale, antico di secoli.
 
Questo problema affligge in modo particolare i Canivets ed altre tipologie di Sacre Immagini di certa matrice e provenienza conventuale, notoriamente e rigorosamente anonimi, così come stabilito dalle severe regole vigenti all'interno dei Monasteri di clausura che, sin dal secolo XVI, all'indomani della Riforma Tridentina, fiorirono numerosi in Italia e un po' ovunque in Europa.
 
Gabriel Magnien, Studioso Francese e titolare di una delle più importanti e preziose Collezioni private di Canivets manufatti di origine conventuale, con l'osservazione attenta, tipica del Cultore appassionato, ne espone nel suo Libro-Catalogo "CANIVETS", pubblicato a Lione nel 1969, una selezione ricca e policromatica, tentando di desumerne dai differenti stili dell'intaglio au canif una probabile provenienza geografica per ognuno di essi: un apprezzabile ma, a mio avviso, azzardato e quanto mai vano tentativo di localizzazione originaria effettiva.
 
Poco conosciuto ai più, con l'ovvia eccezione di studiosi specifici della materia, è infatti l'ordinamento e la diversa destinazione che riservarono distinte aree conventuali all'educazione ed alla formazione delle novizie e delle giovanette ivi ospitate.
 
 
 
Cancello che delimitava la clausura nell'antico monastero di Arouca in Portogallo
(fonte: Wikypedia)
 
 
In Italia, gli Archivi di numerosi Monasteri claustrali di antica fondazione di vari Ordini religiosi della Toscana, dell'Umbria e dell'Emilia-Romagna ne attestano e tramandano attendibilmente la notizia:  i Monasteri accolsero numerose bambine e fanciulle- dai 7 ai 18 anni di età- per lo più appartenenti alle migliori Famiglie dell'Aristocrazia- destinate, per volere e disposizione paterna sin dalla giovanissima età, alla professione religiosa, onde ricevere un'adeguata formazione e cultura, star lontane dai peccati ed esser così preservate dai molti pericoli presenti nella società secolare.
 
Già all'epoca del Boccaccio, un suo concittadino, noto Mercante e figlio di illustre Giudice, tale Pagolo di Messer Pace da Certaldo (1320- +1370) pubblicò un'importante Operetta in volgare sui "Boni Costumi ".
Proprio da queste pagine, importante ed utilissima guida per i contemporanei e preziosa testimonianza per noi posteri, è possibile conoscere le rigide linee educative  adottate sin dal secolo XIV per allevare nel modo migliore le figlie femmine, linee queste seguite fondamentalmente sino al secolo XVII financo nei Monasteri di destinazione delle stesse da parte delle Famiglie.
 
Una "bona putta"- ovvero, una brava bambina-  doveva imparare a fare il pane, lavare il cappone, abburattare- toscano volgare per accatastare la legna per il camino - cuocere e fare il bucato, filare, tessere borse francesche- realizzate cioè con pregiate stoffe di provenienza Francese- ricamare, rammendare calze.
 
Ma questa era la migliore educazione per una bambina destinata ad uno sposo;
avrete infatti notato che nessun riferimento vien fatto circa l' apprendimento culturale e la formazione spirituale e religiosa.
 
I Munisteri, specifica infatti il Pagolo da Certaldo, dovevano presiedere a tale tipo di educazione femminile.
 
Dunque, almeno in principio e per circa due secoli dall'epoca cui si riferisce il Manuale suddetto, un'educazione di élite, rigorosamente destinata ad un numero limitato di fanciulle di nobile lignaggio. 
 
 
Rivolta inizialmente all'istruzione e al modellamento secondo i Principi ed i Valori Cristiani e Teologici in vista della Professione religiosa di clausura, a partire dalla seconda metà circa del secolo XVII venne estesa ai cosiddetti Educandati - strutture interne o comunque direttamente annesse agli stessi Conventi, atte ad accogliere sì ancora una volta fanciulle di Famiglie Patrizie, dietro corresponsione di una retta mensile, ma anche giovani donne del popolo che vivevano nel disagio, donne violate o comunque desiderose di ritirarsi nella pace di un Convento, che ripagavano l'ospitalità delle Suore con il loro lavoro a disposizione della Comunità.
 
 
Monache e Novizie di un Convento di clausura curano gli infermi
Dipinto medievale
(Wikypedia)
 
Alle novizie venivano impartite lezioni di Sacre Scritture, di pittura, di canto, musica, lettere e poesia.
Le si addestrava al ricamo, alla preparazione di marmellate e conserve per le quali si utilizzavano frutti e prodotti comunque coltivati negli orti del Convento.
 
Ma chi fu la Suorina, in quale Convento di clausura e in quale Paese d'Europa visse la straordinaria autrice di questo prezioso Canivet, realizzato con un intaglio millimetrico e così perfetto su un sottile foglio di pergamena ?
 
La sua grafia semplice ed incerta, indubbiamente ci segnala un'età assai giovane.
 
Per il suo aspetto dovremo immaginarla........ con un po' di fantasia.
 
Un elemento, pur nel rispetto dell'anonimato della Regola claustrale, ci parla tuttavia, a distanza di quasi quattro secoli, di questa straordinaria creatura, così devota a Dio, dotata di raro senso artistico, di tanta pazienza e non comune perizia manuale: la didascalia da lei manoscritta sul Canivet, sotto la bella miniatura di Gesu' Salvatore dormiente sulla Croce.
 
Scritta in una lingua oscura, apparentemente non comprensibile ai Francesi, non ai Fiamminghi, non ai Tedeschi, svela l'ubicazione del Convento dove visse la sua vita- la Francia- e le sue chiare origini non Francesi: non conosceva la lingua Francese scritta che sicuramente parlava appena e, per narrare nel cartiglio del suo bellissimo Canivet le Parole di
Gesù:

 

 
" Io sono e veglio pur nel riposo.
Giudicherò al mio risveglio i peccatori"
 
 
riproduce per iscritto suoni del Francese parlato aiutandosi con dieresi e lettere dell'alfabeto che - anche se non corrette ed assolutamente estranee alla lingua Francese - permettono a chi legge e parla questa lingua, così elegante e musicale, di comprendere l'importante e soave Messaggio.
 
 
 
Paola Galanzi

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