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UN CORDIALE BENVENUTO NEL SALOTTO VIRTUALE DEI CULTORI DELL'ICONOFILIA, LO STUDIO ED IL COLLEZIONISMO DEI SANTINI E DELLE ANTICHE IMMAGINI DEVOZIONALI





martedì 12 maggio 2015

Invito al Museo del Paesaggio di Verbania, tra antichi Santini, Storia, Arte e un soave profumo di rose

 
Ingresso alla sezione di Religiosità popolare
 
 Palazzo Biumi Innocenti
Salita Biumi 6, Verbania-Pallanza
 
 
L'ampia, antica scalinata che conduce i Visitatori sino all'ingresso della sezione di Religiosità popolare del Museo molto ricorda la Scala anticipatrice del Paradiso raffigurata in diversi Santini cromolitografici di fine 1800 e già, con il suo fascino antico, prima ancora che del Museo si dischiudano le porte dell'incantevole Mondo popolato dai Santini e dalle antiche, care Immagini della devozione, trasmette negli Ospiti in attesa un turbinìo di sensazioni ed emozioni uniche e quasi impossibili da esprimere e compiutamente colorare con le semplici parole.
 
 
 
 
Il Giardino delle Rose-dettaglio
 
 
 
Forse solo le Rose, le Rose bellissime e silenziose che l'antico Giardino annesso al Palazzo Biumi Innocenti, sede del Museo, hanno eletto a loro incontrastato Regno, esprimono invero, con la delicata loro bellezza ed il soavissimo profumo che le caratterizza, le indescrivibili emozioni che accompagnano chi si appresta a visitare la Collezione.
 
 
 
 
Il Giardino delle Rose
 
Sullo sfondo la casa della Beata Caterina Moriggia
 
 
 
Un'importante Collezione di antichi Santini, da lungo tempo, proprio come le Rose, con paziente dedizione ed autentico Amore, allestita e curata dalla Prof.ssa Maria Grazia Reami Ottolini, studiosa e cultrice dell'iconografia religiosa popolare e autrice di preziose pubblicazioni sul tema, che mi pregio oggi ospitare in quel virtuale salotto di Cultura che intende essere il mio Blog.
 
 
 
 
SA 59013. Gesù Sacro Cuore 
 
 Piccola icona di serie incollata su celluloide con applicazione di minuscoli fiori rivestiti di raso con steli e foglie disegnate a mano.
Fine del del XIX secolo - cm. 12,8 x 6
 
Museo del Paesaggio di Verbania-Pallanza
 
 
 
Auguro a tutti una Buona lettura e una prossima Buona Visita al Museo del Paesaggio di Verbania-Pallanza.
 
(per informazioni e prenotazione delle visite pregasi contattare: mariagraziaottolini@yahoo.it )
 
 
Paola Galanzi
 
 
 

A VOLTE
 
 

Capita che certi incontri siano diversi da altri per una qualche alchimia che si manifesta senza apparente motivo.

E anche se ragionandoci sopra un po' un qualche motivo si potrebbe trovare, non sempre pare sufficiente a spiegare quella immediata sensazione di affinità.

In occasione della conferenza dal titolo La riscoperta di un'arte: le Immaginette Sacreindetta dal Centro Studi Francesco Faà di Bruno di Torino ero in sala, seduta tra un pubblico assai attento alla narrazione di un manipolo di esperti che parlava di santini rigirandoli da differenti punti di vista; la prima relatrice era Paola Galanzi che da colta, appassionata studiosa raccontava la storia secolare dei santini; non l'avevo mai incontrata se non attraverso il suo blog, ma ebbi l'impressione che fosse un'amica da sempre.
Tra i relatori c'era anche Laura Borello che invece conoscevo da tempo per contatti di cose santinesche - come sempre dicevo io – o assai meglio di iconofilia, neologismo  molto più corretto ed elegante coniato da Paola Galanzi e che incontra la mia incondizionata approvazione.
La professoressa Borello tempo addietro era venuta a Verbania a vedere la raccolta di santini già avviata da alcuni anni dal Museo del Paesaggio e della quale avevano cominciato a parlare i giornali, notizia che a una studiosa di religiosità popolare non poteva sfuggire. Fu la prima e per lunghissimo tempo l'unica esperta alla quale potei confidare come avevo risolto le iniziali difficoltà di catalogazione di un abbondante materiale storico-artistico allora  poco o nulla studiato.
Terminata la conferenza mi presentai al gruppo dei relatori e fu un incontro tra amici che si promisero di ritrovarsi presto.
E così è stato perché nonostante le distanze geografiche le vie  telematiche permettono contatti densi e immediati.
 
Altrettanto  semplicemente è scaturita l'idea di raccontare la collezione di santini del Museo del Paesaggio di Verbania.
 
 

IL MUSEO DEL PAESAGGIO. PALAZZO VIANI-DUGNANI

 

Il nome del museo è una importante denominazione storica, che spesso fuorvia eventuali visitatori ignari dal vero contenuto di palazzo Viani-Dugnani e delle sue due bellissime sedi staccate. Molti ritengono si tratti di un luogo che presenti in qualche modo cose paesaggistiche, poi però, quando si trovano a percorrere le sale dell'archeologia che espongono i corredi di due necropoli gallo-romane provenienti da Ornavasso, luogo strategico nella Val d'Ossola ai piedi di alcuni importanti valichi alpini come quello del Sempione, si trovano a veder scorrere, vetrina dopo vetrina, gli oggetti più disparati di vita vissuta da una popolazione di un villaggio pedemontano tra il primo secolo avanti e il primo secolo dopo Cristo. E' una rara raccolta completa, non essendo i reperti mai stati depauperati da scavi illeciti. Scoperta nel XIX secolo da un colto privato, fu più tardi  donata interamente da un mecenate al Museo del Paesaggio.

A palazzo Viani-Dugnani è anche conservata quasi nella sua intierezza la gipsoteca dello scultore Paolo Trubetzkoy, ricca di centinaia di gessi di grande bellezza e rilevanza per la storia della scultura, ma anche per il mondo della cultura a cavallo del XIX e del XX secolo. I vip dell'epoca  facevano infatti a gara per farsi ritrarre dal principe russo e quindi – ne cito solo alcuni – vediamo Gabriele D'Annunzio, Giuseppe Giacosa, Giovanni Segantini, Lev Tolstoj in diverse pose, anche a cavallo, Auguste Rodin, Carlo Cadorna, Rembrand Bugatti, Anatole France, George Bernard Shaw, Henry de Rothschild, alcuni dei Romanov, Mary Pickford, Arturo Toscanini, ma anche il purosangue di Mr. K. Vanderbilt.
E ancora principi, nobildonne, rappresentanti della grande finanza e della cultura del tempo insieme a personaggi meno noti, ma non meno artisticamente scolpiti. Molti gessi sono in grandezza naturale, impressionanti figure che popolano le sale del pianterreno. Mi rendo conto di aver esposto solo un elenco di personalità, mentre sarebbe forse più raffinato parlare dell'arte scultorea di Troubetzkoy, ma  ho ritenuto interessante far conoscere il mondo che ruotava intorno alla personalità dello scultore. L'artista, che abitava a Intra, ebbe come primo maestro di pittura Daniele Ranzoni, altro grande artista intrese. Alcuni dei suoi quadri sono esposti nella pinacoteca insieme a quelli di molti altri interessanti pittori che non elencherò, tranne Arnaldo Ferraguti per la grande tela intitolata “Alla vanga”[1] che oggi potrebbe essere il manifesto di Expo. Un severo fattore controlla il duro lavoro di bonifica di un campo per prepararlo alla semina. Sono zappatori e sterratori giovani e anziani, donne che raccolgono ciottoli e pietre estratte dalla terra in gradi gerle, bambini di varie età che si danno da fare a seconda delle loro forze; un piccolino piange. Un vero “Quarto stato” dell'agricoltura.
Un'altra rilevante presenza artistica nel Museo è costituita dai numerosi pezzi del lascito degli eredi di Arturo Martini comprendente importanti sculture e dipinti.

[1]     Alla vanga, 1890, olio su tela, cm.280 x 650, firma e data in basso a destra.

 
CASA CERETTI E LA SEZIONE D'ARTE CONTEMPORANEA
 
Si tratta di una casa e di alcuni capannoni ora in parte restaurati e allestiti a sale espositive situati nella zona centrale di Intra lasciati qualche anno fa in eredità al Museo dalla pittrice intrese Elide Ceretti con lo scopo di realizzare un complesso dedicato all'arte contemporanea, ciò che si sta facendo nonostante gli attuali limitati mezzi economici. Qui si allestiscono mostre di pregio, come l'ultima intitolata “L'arte si mette in gioco” che proponeva un percorso inedito in Italia sull'esperienza del designer Kurt Naef, il quale negli anni Settanta, in collaborazione col museo berlinese della Bauhaus, volle esplorare il lato gioioso di una straordinaria esperienza artistica, ricreando in legno i giochi educativi e creativi che erano stati realizzati da esponenti di quella scuola di architettura, arte e design i cui insegnanti furono figure di primo piano nella cultura europea tra il 1919 e il 1933.
A Casa Ceretti si tengono anche corsi di incisione con la collaborazione di insegnanti esperti .


PALAZZO BIUMI-INNOCENTI  E LA SEZIONE DI RELIGIOSITA' POPOLARE

Intorno al 1990, dopo una eccezionale donazione al Museo di oltre 5000 ex-voto dipinti da parte di Eugenio Cefis che fu presidente dell'Eni, ma prima ancora partigiano sulle nostre montagne, da cui la sua affezione ai luoghi, il Comune di Verbania mise a disposizione della raccolta un palazzo quattrocentesco molto bello, in parte rimaneggiato nel XVII secolo, situato in pieno centro vicino alla sede storica. Si tratta del palazzo gentilizio Biumi-Innocenti, che appartenne alla famiglia della venerabile Benedetta Biumi, biografa della pallanzese beata Caterina Moriggia, la romita del Sacro Monte di Varese.
 
 
 
Il Giardino Segreto
 
La parte medioevale del palazzo ricoperta tra l'altro dalla R. laevigata, Guinee, Zephirine Drohuin, Madame Isaac Pereire, Stanwell Perpetual, R. roxburghii hirtula, R. brunoni 'La Mortola'
 
 
 
L'edificio, che faceva parte della scuola nella quale insegnavo, e che con un collega avevo circondato di una preziosa collezione di rose antiche nell'ambito di un progetto scolastico d'avanguardia,[1] fu ristrutturato appositamente per l'esposizione delle tavolette votive, ma anche di altro materiale artistico già di proprietà del Museo e ne divenne la sede di religiosità popolare.
Questo materiale comprendeva anche la raccolta di santini iniziata da chi scrive nel 1978, quando i collezionisti erano assai pochi e oggi possiede 120.000 pezzi, in continuo aumento.
Non è facile descrivere in un breve racconto l'importanza culturale di una simile collezione, soprattutto dopo aver accennato alle cose d'arte presenti nel Museo del Paesaggio. Con quale coraggio si potrebbe




[1]     Creammo un roseto che narrava la storia della rosa a partire dalle specie più antiche con esempi di rosai raramente presenti nei giardini, ma fondamentali per comprendere l'evoluzione del fiore, come la R. laevigata, la R. gigantea, la R. bracteata, la R. canina, ecc. con alcuni esempi delle ibridazioni spontanee da cui le classi di rose alba, noisettes, damascene,  tea, ecc. e di ibridi creati da famosi floricoltori. Due furono gli spazi colonizzati dalle rose, uno di fianco al palazzo, l'altro nella corte sul retro. Il risultato di tanto lavoro con le classi fu l'inserimento del roseto della scuola passato al museo insieme a Palazzo Biumi, nell'elenco dei giardini di interesse botanico della Regione Piemonte. Purtroppo ora è stato devastato da interventi di capitozzatura dei grandi esemplari assurdi e incomprensibili.


paragonare un santino di una Giuditta, magari anche mal disegnato, al grande drammatico quadro seicentesco che la rappresenta con in mano la testa sanguinante di Oloferne che si può ammirare nell'altra sede?[1] E non importa se non si conosce il nome del pittore: non c'è davvero paragone, quindi non ne farò perché siamo su due piani completamente diversi e non sovrapponibili, se non da altri punti di vista. Allora anche la piccola Giuditta mal disegnata acquista una sua valenza culturale che si incastona in un discorso di studio di documenti dal quale non possiamo prescindere se vogliamo conoscere la nostra storia .
 
 
 
San Martino di Tours
 
Incisione a bulino su rame stampata su pergamena, con coloritura manuale e ricca cornice a decorazione floreale
Fiandre, secolo XVII
 
Museo del Paesaggio di Verbania-Pallanza

 
 
Fortunatamente, infatti, i santini vengono ormai considerati oggetti di importante valenza di documento storico e in molti casi anche artistico: i manufatti preziosi usciti dai conventi, le antiche incisioni di artisti del bulino, certi altri con delicatissime cornicette trinate, le cromolitografie accurate e festose di colori vivaci e di fiori simbolici o semplicemente decorativi sono oggetti molto belli.
 
E ormai tutti sanno come sia importante non disperderli più, perché consentono agli studiosi di leggere il lungo racconto catechistico-pedagogico della  religione cattolica a partire più o meno dalla Controriforma.
 
Però quei foglietti parlano anche dello svilupparsi in Europa delle botteghe artigiane gestite o supportate da artisti incisori e poi, con l'avvento dell'industria, dell'editoria sacra. 
Molti collezionisti raccolgono solo pezzi di sicuro pregio; altri escludono dalla loro collezione i santini posteriori agli anni Trenta del XX secolo; c'é chi si arresta un po' dopo, considerando ancora interessanti i santini fino agli anni Cinquanta. In effetti dagli anni Sessanta in avanti, soprattutto a causa del disinteresse




[1]     Anche i personaggi dell'Antico testamento vengono rappresentati nei santini, molti col titolo di santo, come ad esempio sant'Adamo e santa Eva: profeti, patriarchi, donne di fede ed eroine presenti nelle immaginette sacre ricostruiscono alcuni episodi che si riteneva dovessero essere conosciuti dai fedeli. In questo si voleva allegoricamente vedere in Oloferne l'orgoglio della preponderanza pagana sugli Ebrei e in Giuditta la fedeltà coraggiosa del popolo ebraico all'unico Dio. 


sempre più evidente da parte del popolo dei fedeli verso questo tipo di indottrinamento, i santini furono trascurati dalle gerachie ecclesiastiche come veicolo di catechesi; quelli ancora editi non sono più considerati pregiati  pezzi da collezione.

Il Museo invece li raccoglie proprio tutti tutti, anche quelli rotti e pasticciati (mica sono monete che devono essere fior di conio!) per conservarli alle generazioni a venire in un luogo dedicato allo studio delle cose d'arte e di cultura.
 
Se scegliesse di tenere solo i santini belli, assemblerebbe una documentazione lacunosa, a macchia di leopardo, perché qualcuno brutto veniva prodotto anche prima della metà del XX secolo e qualcuno bello viene edito anche oggi.
Se il criterio per collezionarli fosse esclusivamente estetico, gli studiosi di religiosità popolare perderebbero la traccia della reale evoluzione del santino nel tempo.
 
Un caro amico, collezionista poderoso, mi manda con altri in ordine, tutti i santini rovinati che gli capitano non volendo tenerli e ogni volta si scusa perché si vergogna dell'invio. Invece, in mezzo a santini scritti, ad altri con le orecchie, cioè con gli angolini piegati, con trine ormai compromesse, a volte anche bruciacchiati, si possono intravedere momenti di grande fede, tasselli di spiritualità non presenti in santini stiratissimi. Non si pensi però che tutta la collezione sia costituita da povere immaginette stropicciate, stracciate o malamente scribacchiate: la stragrande maggioranza è costituita da santini meravigliosamente conservati e di grande fascino, ma tutti insieme raccontano il mondo incantevole delle immagini di pietà

 
              Maria Grazia Reami Ottolini

 


4 commenti:

  1. Stefano Fasoli-Museo del Santino di Sommacampagna (Verona)12 maggio 2015 16:58

    Magnifico articolo.
    Un caro saluto alla Prof.ssa Maria Grazia Reami Ottolini con la quale ho uno scambio di santini da alcuni anni, appena avrò dei doppioni lo riprenderò volentieri.

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  2. Prof.ssa Maria Grazia Reami Ottolini12 maggio 2015 20:58

    Ringrazio davvero molto Paola per l'opportunità offertami di presentare la collezione di santini da me raccolti per Museo del Paesaggio di Verbania e conservata nella sede della sezione di Religiosità Popolare insieme agli straordinari ex-voto dipinti della collezione Cefis.

    Sarò felice di accompagnare chi volesse visitare Palazzo Biumi nei giorni di apertura, cioè nei pomeriggi da giovedì a domenica, dove attualmente è allestita una mostra dal titolo "Il contadino devoto".

    Attraverso gli ex- voto relativi alle loro disavventure si comprendono quanti e quali pericoli corressero gli agricoltori, le loro mogli, i loro bambini, nonché il bestiame e il raccolto.
    Fortunatamente spesso le cose finivano bene, negli ex-voto sempre, anche perché essi pregavano con fervore i santi patroni di questo e di quello, ciò che ho voluto evidenziare per mezzo dei santini della collezione - da san Medardo a san Luguzzone, passando da san Teodulo fino a san Bovo per nominarne solo alcuni - in dodici quadri che completano il racconto.





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  3. Federico Peiretti12 maggio 2015 21:11

    Ciao Paola!
    Complimentissimi come sempre x i tuoi articoli interessantissimi!
    Non ho ancora avuto modo di andare a visitare la Collezione del Museo del Paesaggio ma ci sarà sicuramente l'occasione!
    La sig.ra Maria Grazia l ho conosciuta telefonicamente, poi alla conferenza ho avuto modo di conoscerla personalmente Grazie mille ancora Paola , un fortissimo abbraccio a te e a Renato
    Siete persone stupende !
    Vi voglio bene

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  4. Michele Fortunato Damato - Barletta - Socio AICIS13 maggio 2015 09:39

    Un invito alla Cultura ed in particolare un invito alla Cultura iconofila intimamente insita nelle antiche immagini devozionali della Collezione del Museo del Paesaggio di Verbania-Pallanza.


    Come sempre distinta ed elegante la presentazione di Paola Galanzi che avvince il lettore e lo coinvolge profondamente introducendolo nell'atmosfera di raffinata bellezza e Cultura propria dell'Iconofilia.

    I miei sinceri apprezzamenti vanno anche alla Professoressa Reami Ottolini per il suo lodevole impegno nel vasto campo dell'Arte, segno di una tangibile sensibilità e nobiltà d'animo.

    Michele Fortunato Damato - Barletta - Socio AICIS

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